premetto che constatare una sensibilità così diffusa, almeno all'interno di questo blog, riguardo al patrimonio storico di Oria mi rincuora. Tuttavia, mi permetto di invitare un po' tutti a non drammatizzare eccessivamente l'episodio della necropoli.
Sarebbe bellissimo poter tutelare e rendere fruibili tutte le evidenze archeologiche della nostra città ma, posto che ciò non è possibile per ovvi motivi, ritengo che in un'ipotetica scala gerarchica, quella necropoli non occupi un posto di primo piano, mi dispiace, anche se mi fa piacere che stesse a cuore a tanti di voi. Vi assicuro che il funzionario che ha autorizzato quei lavori, Grazia Maruggi, è stata colei che fino a pochi anni fa ha preservato Oria da ben più gravi sfaceli. Ed è la stessa persona che ha fatto istituire il centro di documentazione messapica, ossia quel piccolo museo oggi infelicemente collocato a Palazzo Martini.
La stessa che ha promosso la sistemazione degli scavi sotto piazza Cattedrale rendendoli visitabili (e di cui oggi, per disinteresse di noi oritani nessuno si ricorda più). Credo che le emergenze siano altre, perdonatemi. Penso all'urgente sistemazione della ben più importante area di Monte Papalucio, che spero conosciate, che rischia un lento e progressivo degrado. E che dire (notizia taciuta da tutti) della vendita all'asta dei terreni di proprietà Proto (compresa tra via Torneo dei Rioni e via Francavilla) in cui personalmente ho avuto la fortuna, insieme alla stessa Maruggi, 15 anni fa, di scavare un'altra necropoli ma, soprattutto un importantissimo lacus artificiale messapico (riserva d'acqua) con assi stradali, etc.? Oggi quest'area, colpevolmente non acquistata dal Comune, rischia, nonostante un vincolo (posto dalla Maruggi) una devastante lottizzazione. La necropoli di cui parlate è stata ampiamente documentata e acquisita al patrimonio di conoscenze topografico-storiche di Oria. La tutela è fatta anche di piccoli compromessi, si cede laddove il danno è minore e si è irremovibili quando si tratta di preservare documenti ben più significativi.
Diversamente la ricerca archeologica verrebbe vissuta dalle comunità esclusivamente come veicolo di divieti e freno allo sviluppo. Deve essere esattamente il contrario: una risorsa per tutti. E noi archeologi, prima o poi saremmo impiccati al pennone più alto... Con stima.
Rino D'Andria
Sarebbe bellissimo poter tutelare e rendere fruibili tutte le evidenze archeologiche della nostra città ma, posto che ciò non è possibile per ovvi motivi, ritengo che in un'ipotetica scala gerarchica, quella necropoli non occupi un posto di primo piano, mi dispiace, anche se mi fa piacere che stesse a cuore a tanti di voi. Vi assicuro che il funzionario che ha autorizzato quei lavori, Grazia Maruggi, è stata colei che fino a pochi anni fa ha preservato Oria da ben più gravi sfaceli. Ed è la stessa persona che ha fatto istituire il centro di documentazione messapica, ossia quel piccolo museo oggi infelicemente collocato a Palazzo Martini.
La stessa che ha promosso la sistemazione degli scavi sotto piazza Cattedrale rendendoli visitabili (e di cui oggi, per disinteresse di noi oritani nessuno si ricorda più). Credo che le emergenze siano altre, perdonatemi. Penso all'urgente sistemazione della ben più importante area di Monte Papalucio, che spero conosciate, che rischia un lento e progressivo degrado. E che dire (notizia taciuta da tutti) della vendita all'asta dei terreni di proprietà Proto (compresa tra via Torneo dei Rioni e via Francavilla) in cui personalmente ho avuto la fortuna, insieme alla stessa Maruggi, 15 anni fa, di scavare un'altra necropoli ma, soprattutto un importantissimo lacus artificiale messapico (riserva d'acqua) con assi stradali, etc.? Oggi quest'area, colpevolmente non acquistata dal Comune, rischia, nonostante un vincolo (posto dalla Maruggi) una devastante lottizzazione. La necropoli di cui parlate è stata ampiamente documentata e acquisita al patrimonio di conoscenze topografico-storiche di Oria. La tutela è fatta anche di piccoli compromessi, si cede laddove il danno è minore e si è irremovibili quando si tratta di preservare documenti ben più significativi.
Diversamente la ricerca archeologica verrebbe vissuta dalle comunità esclusivamente come veicolo di divieti e freno allo sviluppo. Deve essere esattamente il contrario: una risorsa per tutti. E noi archeologi, prima o poi saremmo impiccati al pennone più alto... Con stima.
Rino D'Andria



12 commenti:
Il signor Rino D'Andria è un archeologo? E' la stessa persona indicata nel seguente dettaglio?
"Dipartimento di Beni Culturali
Scuola di Specializzazione in Archeologia Classica e Medievale
via D. Birago, 64
73100 Lecce (Italia)
Direttore: Prof. Francesco D'Andria
Segreteria: Dott. Rino D'Andria
Tel.: 0832/336519;
Tel. e Fax: 0832/307053;
scuola.archeologia@unile.it"
Se la risposta è affermativa lo pregherei di spiegarci cosa voleva dire l'esimio letterato Prof. Donato Valli con la frase:
“Tra la ricchezza perduta della memoria e la desolante realtà dell’oblio, insinua la pietas dello storico che cerca di colmare quel vuoto interrogando i ‘pochi monumenti che avanzano’ e restaurando amorosamente il poco che ‘avrà potuto sfuggire all’ala devastatrice del tempo’.”
pronunciata nel corso della “Prolusione” tenuta al XXX Convegno di Studi sulla Magna Grecia, Taranto-Lecce, 4-9 ottobre 1990, pubblicata negli Atti del Convegno, Istituto per la Storia e l’Archeologia della Magna Grecia, Taranto 1991).
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Potrebbe altresì spiegarci il Dr. Rino D'Andria il significato di una bellissima lirica del poeta Vittorio Bodini, che così recita:
Sto davanti alla tua caverna.
Esci fuori e arrenditi.
Noi abbiamo la sintassi e la radio,
i giornali e il telegrafo,
e tu non vivi che del mio sonno,
non hai che la roccia a cui ti tieni abbrancato,
e per farmi dispetto
non mi rispondi nemmeno.
(V. Bodini, “Sto davanti alla tua caverna”, in “Poesie”, Milano 1972)
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Sperando in una risposta del signor Rino D'Andria anticipatamente ringrazio e saluto tutti.
Firmato:
"Il Messapo Akènaos da Orra"
In attesa di leggere una risposta da parte del signor D'Andria al signor Akènaos da Orra io vorrei fare una domanda a tutti questi MAMMASANTISSIMA dell'archeologia.
"Cosa hanno fatto finora per sensibilizzare l'opinione pubblica al fine di avere più rispetto di questi beni monumentali? Cosa intendono fare a breve? Il signor D'Andria rimprovera altri di aver taciuto circa il terreno di proprietà Proto, ma egli cosa ha fatto per sensibilizzare tutti noi? Il signor D'Andria cosa ci propone per evitare il degrado di Monte Papalucio? Se non sbaglio esistono delle associazioni su oria, Legambiente, ArcheoclubItalia, DentroLaCittà..... cosa stanno a fare?"
Ciao.
Fabio
Apprezzo lo sfoggio di conoscenza letteraria di Akènaos (pseudonimo affascinante, anche se mi piacerebbe sapere con chi sto discutendo), ma di cosa stiamo parlando? L’intento è di affermare in modo più o meno erudito questioni di principio su cui è impossibile non concordare (su un piano però puramente teorico) o piuttosto di misurarci concretamente con una realtà difficile quale è quella della complessa tutela dei nostri stratificatissimi centri storici? Allora, per non essere frainteso: l’obiettivo da perseguire deve essere innanzitutto quello della conoscenza, senza la quale non ci può essere la tutela. Per raggiungere questo imprescindibile obiettivo è necessario che si crei un clima di collaborazione e condivisione all’interno delle comunità. Questo significa, più praticamente, in primo luogo strettissima concertazione tra gli enti amministrativi e quelli preposti alla ricerca ed alla tutela (Comune, Soprintendenza, Università), condizione indispensabile perché si possa realizzare una pianificazione urbanistica che tenga in debito conto le aree di potenziale interesse archeologico. Il concetto è quello già applicato altrove con successo dell’archeologia preventiva, che significa: tu Comune non concedi la licenza per qualsiasi intervento edilizio prima che sia stato valutato il cosiddetto “rischio archeologico” e, successivamente, siano state effettuate le relative indagini e la necessaria documentazione da parte degli archeologi. Questo non vuol dire però bloccare automaticamente qualsiasi tipo di intervento edilizio in un’area in cui siano emerse delle evidenze. Vuol dire piuttosto garantire l’acquisizione, la documentazione e la diffusione dei dati, anche e soprattutto al grande pubblico, a cominciare dalla cittadinanza affinché maturi una consapevolezza diffusa. Solo in un secondo momento va valutata l’opportunità o meno di una salvaguardia fisica del sito archeologico con l’istituzione di un vincolo e il blocco dell’edificazione. Questo è però un aspetto che va valutato con molta attenzione poiché l’imposizione indiscriminata dei vincoli (come avvenuto fino a non molti anni fa) porta ad un risultato esattamente opposto: cantieri clandestini, enti locali spaventati da infiniti contenziosi che si aprono con i privati e conseguente percezione in termini negativi dell’archeologia come un fastidioso freno allo sviluppo.
Un esempio in positivo è costituito dall’area archeologica alle spalle del Comune in cui si sacrificò l’edificazione di una nuova caserma dei carabinieri proprio alla salvaguardia di un importante settore di abitato ellenistico-repubblicano con impianti produttivi, che fu sistemato anche con la piantumazione di alberi. Certo, purtroppo quell’area è ancora oggi colpevolmente priva di un apparato illustrativo poiché gravi problemi di salute constrinsero Grazia Maruggi ad un prematuro pensionamento e tuttora nessuno ha ritenuto di portare a termine la meritoria opera. Negli stessi anni (anni ’90) di virtuosa collaborazione tra Comune, Soprintendenza e Università fu possibile avviare un progetto complessivo di studio urbanistico di Oria con la messa a punto di una carta archeologica che culminò con la mostra “Pagine di scavo” che costituì il nucleo originario dell’attuale museo all’interno di Palazzo Martini. Tutto ciò fu possibile in virtù dei numerosi interventi di scavo attuati proprio grazie alla collaborazione di alcuni cittadini (pochi in verità, ma era già qualcosa, un segnale incoraggiante) che in alcuni casi provvedevano essi stessi a preavvertire la Soprintendenza prima di impiantare un cantiere edile e accettando senza problemi che fossero praticati saggi di scavo nella loro proprietà (che in qualche caso hanno portato anche a modifiche concordate del progetto di edificazione).
Tutto ciò per dire che un clima di collaborazione e un atteggiamento “elastico” da parte dei ricercatori porta a un’acquisizione di conoscenze spesso molto più prezioso della salvaguardia fisica di un singolo sito. Ciò che manca oggi ad Oria è la creazione di un museo moderno e innovativo, con pochi oggetti materiali ma tanto apparato illustrativo. Penso a ricostruzioni virtuali, diorama, e tutto quanto possa contribuire a “raccontare” Oria messapica , e non solo, coinvolgendo il pubblico a tutti i livelli. A questo naturalmente devono anche contribuire i luoghi fisici come il sito di importanza fondamentale del santuario di Monte Papalucio (bellissimo anche da un punto di vista paesaggistico), la necropoli e le fortificazioni di Piazza Cattedrale, via Erodoto ed altri che dovessero venire alla luce, anch’essi però attrezzati in maniera moderna e in chiave divulgativa e ciò comporta necessariamente una selezione. Diversamente non maturerà mai nella comunità quella consapevolezza diffusa a cui accennavo e l’archeologia sarà sempre percepita come circoscritta area di interesse di pochi.
Nella tutela quindi niente rigidi atteggiamenti ideologici, ma valutazioni di singoli casi all’interno di più vasti progetti di conoscenza e divulgazione.
Questo il mio punto di vista, parliamone, mi interessano le posizioni di tutti, anche i confronti aspri. Però cerchiamo di tenerci più sobri, più terra terra vorrei dire, meno poesia e più argomenti altrimenti rischiamo di perdere di vista quello che mi sembra essere un obiettivo comune.
Grazie per la pazienza e cari saluti.
Rino D’Andria
P.S. Sono la persona indicata dnel post precedente, per quanto possa interessare. Da non confondermi con il ben più autorevole Francesco D'Andria, che non è assolutamente mio parente, anche se ci lavoro da tanti anni.
Devo preliminarmente ringraziare il Dr.D'Andria per i suoi 2 preziosissimi interventi.
Visto lo spessore delle sue conoscenze in materia d archeologia è difficile, almeno per me, riuscire ad argomentare in modo convincente qualcosa in contrapposizione al suo pensiero.
Chiedo solamente al Dr. D'Andria di rileggere attentamente la lettera del giovane Alessio Carbone e dare delle risposte alle specifiche domande da egli poste..... in particolare per quanto riguarda la violazione di norme (Dec. Ministro Beni Culturali W.Bordon in data 16.3.98 e regolamento edilizio comunale) nel momento in cui vennero effettuati i lavori nell'area ex necropoli colle Sant'Andrea. Inoltre mi chiedo e chiedo se è giusto che il tutto venga lasciato al potere decisionale di un funzionario della Soprintendenza; se è giusto che la cittadinanza non debba essere minimamente informata; se è giusto che alla cittadinanza non deve essere data la possibilità di visionare per un periodo di tempo le tombe rinvenute.
Il Dr.D'Andria afferma che " La tutela è fatta anche di piccoli compromessi, si cede laddove il danno è minore e si è irremovibili quando si tratta di preservare documenti ben più significativi. Diversamente la ricerca archeologica verrebbe vissuta dalle comunità esclusivamente come veicolo di divieti e freno allo sviluppo."
Non riesco proprio a capire quale sviluppo ha potuto creare in Oria la realizzazione d un campo di calcetto. Senza dimenticare che in data area venne anche spostato il seminario vescovile dopo aver speso miliardi delle vecchie lire per realizzare quello presso San Cosimo alla Macchia (ora ceduto in fitto alla società tornese Madre Teresa per una manciata di centesimi).
Io sono ignorante in materia, ma non penso che poteva essere ritenuto meno significativo il sito distrutto da quello di Via Erodoto, ne pressi del Comune.
Forse andrebbe creata un'associazione a livello locale che possa farsi carico di sensibilizzare tutta l'opinione pubblica oritana su queste tematiche. Qualcuno potrebbe obiettare: "Franco, ma non esiste già? Non fai parte anche tu dell'ArcheoclubItalia?" E' vero.... e me ne pento di aver aderito, in quanto è stato un espediente creato dal Dr. Barsanofio Chiedi per perseguire suoi scopi, i suoi interessi (non necessariamente venali). Con l'avallo di qualcuno che sta in alto in detto sodalizio, intende portare avanti in modo personalistico l'attività locale, alla pari del Centro Studi Antimo Baldari (del quale, ho appreso solo oggi, il Chiedi ha il pieno e totale controllo, nel senso che decide solo ed unicamente lui).
Il giorno 11 maggio l'ArcheoclubItalia organizza la manifestazione Chiese Aperte. Ebbene, su Oria ha deciso tutto Chiedi, senza interpellare gli altri 7 soci. Lui ha deciso quale chiesa tenere aperta, lui ha deciso di chiedere i soldi al sindaco per i manifesti e gli inviti. A noi soci ha solo ratificato a mezzo email il tutto, senza alcuna riunione. Spero che gli archeologi non siano tutti come il Dr. Barsanofio Chiedi e come altri che lo sostengono al vertice dell'associazione. Sintomatica la chiusura verso l'esterno.... nessuna campagna tesseramenti (forse perché una volta raggiunto il numero di 15 bisogna eleggere un Presidente?). Ho rivolto un quesito alla Segreteria Nazionale senza ricevere risposta alcuna. Strano, se si considera che inizialmente avevo instaurato un normale dialogo con detta segreteria nazionale. Infatti, avendoli informati della distruzione della necropoli messapica, mi fecero contattare dall'Architetto Rosa Anatriello - Presidente dell'Archeoclub di Acerra - Consigliere Nazionale con delega alla Tutela Ambente e Territorio, la quale dopo aver studiato il dossier che le inviai mi fece pervenire dei SUGGERIMENTI OPERATIVI da mettere in atto in relazione alla distruzione della necropoli. L'Anatriello mi raccomandò, a giusta ragione, di raccordarmi con gli altri soci Archeoclub di Oria al fine di deliberare insieme, a maggioranza, sul da farsi. Gli altri soci, a metà febbraio, nell'unica riunione che si tenne presso il ritiro Maria Immacolata, erano stati da me informati circa il fatto che ero in attesa di ricevere dall'Anatriello le NOTE OPERATIVE. Tutti si dichiararono d'accordo che ci saremmo riuniti nuovamente per discutere non appena ricevuti i SUGGERIMENTI. Dopo cosa è successo? Buio totale..... io ho informato gli altri soci che potevamo riunirci, ma......nulla..... silenzio. Non si è mai più fatta una riunione!!
Anche questa è ARCHEOLOGIA egregio Dr. D'Andria e pensare che lo statuto dell'associazione ArcheoclubItalia è molto chiaro nella parte che riguarda la possibilità di denunciare certe cose..............
CONCLUDO QUESTO LUNGO INTERVENTO PREGANDO IL DR. D'ANDRIA A TESSERARSI ALL'ARCHEOCLUBITALIA AL FINE DI DARE UN CONTRIBUTO MIRATO A CREARE UNA VERA ASSOCIAZIONE (di uomini e di idee) E NON UN GRUPPO DI MARIONETTE IN MANO AD UN BURATTINAIO............... ( e che dire poi delle incompatibilità: può un referente della Soprintendenza mettersi in contrapposizione alla stessa Soprintendenza per denunciare certe cose?)
Chiedo scusa per lo sfogo, ma .... quannu nci voli nci voli.
Cordialità.
mi permetto dall'alto della mia ignoranza, di fare una domanda al signor D'andria: ma sta scherzando, vero?
ho letto inorridita quel suo articolo e mi dispiace tanto che si sia scritto un articolo cos' privo di buon esempio per le generazioni presenti e future, su un sito così bello come quello di Franco Arpa. (a proposito Franco, vai avanti....sei grande....non ti conosco, ma prima o poi tornerò ad Oria per conoserti. sei grande! io e i miei amici ti leggiamo semprissimo).
che dire, non ho gli strumenti giusti per parlare, parole latine o broccardi famosi da sfoggiare.
ma dico che archeologia è consacrare l'antichità! non è un divieto. chiedo ancora al Signor D'Andria: basandosi su un simile assunto, Lei legittimerebbe, in definitiva, ogni atto di distruzione del cuore dei nostri avi? più ci penso, e più penso che stanotte lei ci ripensi e ci scriva - pentito - scusatemi.
amo la mia oria e pagherei per tornarci. siccome questo si verificherà chissà quando - dato che per lavoro sono costretta a vivere al nord - mi sa tanto che dovrò procurami una buona macchina fotografica per mettere a fuoco la mia splendida oria. la città che mi ha vista crescere, e che mi manca infinitamente. non potrà certo una foto, cancellare la tristezza del mio.
dico sempre che le cose si apprezzano, solo quando non si hanno.
dico a chi legge questo sito (e mi permetto ancora di dire GRANDE FRANCO!) di combattere gente che come il signor D'andria voglia cambiare in toto la nostra Oria.
oh....fermatelo...
saluti a tutti
Marcella
ciao a tutti, mi associo completamente a marcella.
sono curioso di sapere se c'è altra gente che pensa come colui che ha scritto l'articolo.
spero di no, ho già letto troppo con quell'articolo.
che schifo
bye
MiRkO
Che dire? Mi arrendo dinanzi alla mia evidente incapacità di esprimermi in una lingua comprensibile...
Auguri a tutti e grazie comunque al gentilissimo sig. Arpa per la cortese ospitalità.
Rino D'Andria
Buona giornata a tutti i frequentatori di questo blog ed in particolare all'amico Franco.
Dott.Rino D'Andria,mi consenta di chiederle se Lei è di Oria.
No!sa perchè glielo chiedo? perchè in caso di risposta affermativa, anche lei come mè,ha avuto una piccola parte di responsabilità nell'aver permesso la cancellazione totale di quella necropoli messapica per far posto ad un campo di calcetto a 5.
Non crede che anche all'ultimo degli Oritani,sarebbe piaciuto decidere insieme alla Dott.Maruggi,se autorizzare o no quella azione?.
Secondo il mio modestissimo parere,lasciare una necropoli messapica al posto di un campo di calcetto a 5,avrebbe avuto una valenza diversa in termini di attrazione turistica,in una Città che investe o vorrebbe investire in questo illustissimo settore.
Ma ritengo anche, che esperti come Lei,possano solo giovare affinchè nel futuro non succedano più queste cose.
La ringrazio per l'interessamento che mostra per la nostra città.
Mino
Ricordo a tutti e in particolare specie al sig.arpa che esiste un vecchio proverbio oritano che recita TRE SONTU LI PUTIENTI:LU PAPA, LU RREI E CI NNO TENI NIENTI!
Quindi,papa sta per chiesa,da chiesa a diocesi-curia,proprietaria del campi di calcetto,da curia a vescovo,da vescovo a Altamura,da Altamura a Angelo Rubino (anche lui nativo di quel posto) Archeoclub nazionale,che è stato in oria la sera dell'8 febbraio presso ritiro mariaimmacolata insieme al vescovo,e tornerà domenica prossima presso la chiesa di Madnna de la scala di nuovo con il vescvo. Così per caso,mica apposta.
Mi dispiace che il signor Rino D'Andria batta in ritirata in così breve tempo....e pensare che è stato lui ad aprire le danze con quella frase "Questo il mio punto di vista, parliamone, mi interessano le posizioni di tutti, anche i confronti aspri. Però cerchiamo di tenerci più sobri, più terra terra vorrei dire, meno poesia e più argomenti altrimenti rischiamo di perdere di vista quello che mi sembra essere un obiettivo comune.
Personalmente penso che farebbe bene a rispondere ai quesiti posti da Arpa ed alle perplessità degli altri intervenuti. Fra l'altro penso che la discussione sta andando avanti in modo civile e democratico e l'oritano Dr.Rino D'Andria può continuare a dire la sua nella certezza che darà un validissimo contributo ai frequentatori di questo blog. Ah dimenticavo di dire che stamattina parlando con amici ho saputo di una interessante inziativa del Dr.D'andria.
Una inizativa che penso si riferisca alla frase scritta in questo blog:
**Penso a ricostruzioni virtuali, diorama, e tutto quanto possa contribuire a “raccontare” Oria messapica , e non solo, coinvolgendo il pubblico a tutti i livelli.**
Se non ho capito male dovrebbe essere una sorta di caffè letterario in un bar del centro storico di Oria dove sarà presentato, pare, un libro sulla civiltà messapica. Non so dirvi altro, ovvero non conosco il nome del bar, la data, il titolo e l'autore del libro e se il Dr.D'Andria interagisce con altre persone fisiche o associazioni.
Se il Dr. D'ANDRIA interverrà nuovamente forse ci userà la cortesia di informarci. Saluti.
Firmato:
"Il Messapo Akènaos da Orra"
Salve a tutti sono Alessio Carbone e ho letto con molta attenzione tutti i commenti perchè vedo che il dibattito su questo episodio non è morto!
Io credo che il problema non sia se il sito sia importante o se la Maruggi abbia fatto tanto per Oria o meno, ma il fatto che siano stati commessi diversi reati tutti insieme, dall'omissione della tutela della necropoli alla violazione del vincolo paesaggistico, alle norme del regolamento edilizio etc...
Ad una persona normale sarebbe concesso di fare lo stesso?
Possibile che nessuno paghi?
Inoltre perchè non è stato reso pubblico almeno il ritrovamento?
Io credo che bisogna attaccare il modo in cui si è svolto tutto ciò e la completa inosservanza di leggi.
Provate ad aprire una finestrella nel centro storico e vedrete cosa vi succede "giustamente"...
Il vescovo Semeraro, don Angelo Altavilla, il responsabile dell'ufficio tecnico, l'architetto Formosi, in una normale società sarebbero già stati denunciati e avrebbero pagato...
Faccio notare inoltre che tra i signori che ho citato non vi è un solo oritano.
Come vedete ci sono i nomi, i reati, le leggi, ma nessuno fa nulla.
Distinti saluti a tutti.
9 maggio 2008 17.43
Quello che ci rimane da fare caro Alessio è unirci un pò di persone e fare una denuncia alla Procura della Repubblica. D'altronde il sondaggio fatto in questo blog ha dato un risultato inequivocabile! Io ci sto.... vediamo in quanti si fanno avanti.
Fabio
9 maggio 2008 17.49
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