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giovedì 31 marzo 2022

ORIA - 31 marzo 1861 - 31 marzo 2022, 161° anniversario di un tragico evento.


Da qualche anno ho deciso di dissociarmi da tutti gli oritani che continuano a perpetuare questo strano oblio nei confronti di tre persone che furono ammazzate il giorno di Pasqua, 31 marzo 1861. Trovo strane tante cose in ordine alla morte di quelle persone. Trovo strano che a seguito di tanti miei articoli, nessun oritano contemporaneo che porta il cognome Pastorelli o Sartorio abbia avvertito la necessità di indagare presso l'Anagrafe del Comune al fine di scoprire se ha un legame di parentela con Marcello, Pietro e Pasquale. Trovo strano che nessuno studioso ha voluto approfondire e mettere in luce ciò che accadde in Oria 150 anni addietro, nonostante inviti in tal senso da parte del prof. Benvenuto (nel 1985) e prof.ssa Anna Maria Andriani (nel 2006).
Ricordo che Salvatore Filotico, discendente di Camillo Monaco ha dichiarato attraverso questo blog: "Personalmente considero i Sartorio ed il Pastorelli vittime incolpevoli ed inconsapevoli di un clima di violenza ed odi di parte che meritano rispetto e commemorazione." .

Stralcio da "Il Processo a Camillo Monaco" di A. Benvenuto (anno 1985)
[A noi che l'abbiamo letto attentamente, il Carteggio ci ha dato l'occasione di ritrovare molti elementi nuovi che ci portano ad essere abbastanza critici nei confronti del Monaco, vedendo in lui non tanto l'autore materiale della morte dei tre poveri disgraziati cittadini, quanto l'autore morale e l'organizzatore consapevole del fatto di sangue.
Era il giorno di Pasqua (31 marzo 1861), un giorno festivo, durante il quale i paesani solevano radunarsi in Piazza Manfredi per incontrarsi e discorrere tra loro.
Da circa due settimane era stato celebrato in Italia l'Anniversario dell'Unità e quel giorno festivo dovette essere ritenuto dai liberali abbastanza adatto perché in Oria se ne rievocasse la memoria.
Per questo motivo il Monaco aveva fatto arrestare numerosi cittadini, tra cui Cosimo Mola e Cosimo Calò, da lui ritenuti «sobillatori» in quanto avevano prezzolato dei ragazzi perché gridassero in Piazza «Viva Francesco II».
Nel pomeriggio, fu fatta sfilare la Banda cittadina per le vie del paese.
L'accompagnavano dei mestatori politici, amici del Monaco, che bastonavano e minacciavano coloro che non gridavano «Viva Vittorio Emanuele II».
Giunta in Piazza la banda, il Sergente della Guardia Nazionale, don Nicola Pinto, fu invitato dal Monaco a tenere un pubblico comizio.
Dovette esserci qualche manifestazione di insofferenza da parte di qualche cittadino fìloborbonico se il Monaco fece intervenire la Guardia Nazionale.
Il suo intervento fu cosi violento che in poco tempo giacquero per terra, in una pozza di sangue, finiti a colpi di baionetta, Marcello Sartorio, suonatore di piatti, Pasquale Pastorelli, ex borbonico, manovale, e Pietro Sartorio, padre di Marcello, suonatore di trombone.
Che l'intervento della Guardia Nazionale fosse inutile lo si deduce ampiamente dalle deposizioni rese durante il processo:
Francesco D'Amico, guardia nazionale, dichiarò che né il sabato né la domenica di Pasqua vi era ragione di temere una rivolta.
Vincenzo D'Amico disse che in quella maniera si erano voluti togliere di mezzo i «retrivi».
Angelo De Angelis, guardia nazionale, disse che la Guardia non era stata né minacciata né provocata.
Domenico Greco definì le Guardie Nazionali «schiuma di briganti», protetti dal Monaco. Giovanni Toscano, guardia nazionale, accusò il Monaco, dicendo che fu lui ad aizzare le guardie.
Domenico Trincherà affermò che a tirare colpi di baionetta fu l'Orsini, una guardia extralegale. Pietro Conte disse che non vi era bisogno dell'intervento della Guardia Nazionale in Piazza. Pasquale Attanasi affermò che era inutile la riunione in Piazza, stante il fatto che vi era pericolo di reazione. Isabella Antonini, madre del Pastorelli ucciso in Piazza, accusò di omicidio le extraguardie Orsini e Biasi e definì il Monaco « il Re del paese ».
Che l'intervento della Guardia Nazionale fosse, inoltre, provocatorio, lo si deduce dal fatto che la fazione borbonica era stata resa impotente a nuocere, giacché il Monaco aveva fatto arrestare oltre al Mola e al Calò, Angelo Masiello, contadino; Cosimo Mingolla, contadino; Cosimo De Fazio, contadino; Pasquale Barone, proprietario; Raffaele Manisco, contadino e Luciano Manisco, ex soldato borbonico, sbandato.
Dal Carteggio, infine, apprendiamo che nelle mani degli uccisi, presunti agitatori, non vi fu trovata un'arma; che il dottore Giuseppe Danusci, incaricato ad eseguire l'autopsia fu minacciato dai «liberali» e che il Giudice Istruttore permise la ricognizione dei cadaveri e l'autopsia dopo qualche giorno, quando la decomposizione era già in stato avanzato.
Un'ombra, dunque, cala su questa figura che l'opinione pubblica ha sempre ritenuto un eroe garibaldino e che in seguito al ritrovamento del Carteggio appare piuttosto un fazionario violento e prepotente.
Quale delle due immagini è la vera?
Agli studiosi la risposta!
Noi ne abbiamo voluto parlare non per desiderio di dissacrare e gettare nel fango la personalità di un uomo ma per amore della ricerca storica e della verità. Prof. Antonio Benvenuto]

domenica 31 marzo 2019

ORIA - 31 marzo 1861 - 31 marzo 2019: 158° anniversario di un tragico evento.


Da qualche anno ho deciso di dissociarmi da tutti gli oritani che continuano a perpetuare questo strano oblio nei confronti di tre persone che furono ammazzate il giorno di Pasqua, 31 marzo 1861. Trovo strane tante cose in ordine alla morte di quelle persone. Trovo strano che a seguito di tanti miei articoli, nessun oritano contemporaneo che porta il cognome Pastorelli o Sartorio abbia avvertito la necessità di indagare presso l'Anagrafe del Comune al fine di scoprire se ha un legame di parentela con Marcello, Pietro e Pasquale. Trovo strano che nessuno studioso ha voluto approfondire e mettere in luce ciò che accadde in Oria 150 anni addietro, nonostante inviti in tal senso da parte del prof. Benvenuto (nel 1985) e prof.ssa Anna Maria Andriani (nel 2006).
Ricordo che Salvatore Filotico, discendente di Camillo Monaco ha dichiarato attraverso questo blog: "Personalmente considero i Sartorio ed il Pastorelli vittime incolpevoli ed inconsapevoli di un clima di violenza ed odi di parte che meritano rispetto e commemorazione." .

Stralcio da "Il Processo a Camillo Monaco" di A. Benvenuto (anno 1985)
[A noi che l'abbiamo letto attentamente, il Carteggio ci ha dato l'occasione di ritrovare molti elementi nuovi che ci portano ad essere abbastanza critici nei confronti del Monaco, vedendo in lui non tanto l'autore materiale della morte dei tre poveri disgraziati cittadini, quanto l'autore morale e l'organizzatore consapevole del fatto di sangue.
Era il giorno di Pasqua (31 marzo 1861), un giorno festivo, durante il quale i paesani solevano radunarsi in Piazza Manfredi per incontrarsi e discorrere tra loro.
Da circa due settimane era stato celebrato in Italia l'Anniversario dell'Unità e quel giorno festivo dovette essere ritenuto dai liberali abbastanza adatto perché in Oria se ne rievocasse la memoria.
Per questo motivo il Monaco aveva fatto arrestare numerosi cittadini, tra cui Cosimo Mola e Cosimo Calò, da lui ritenuti «sobillatori» in quanto avevano prezzolato dei ragazzi perché gridassero in Piazza «Viva Francesco II».
Nel pomeriggio, fu fatta sfilare la Banda cittadina per le vie del paese.
L'accompagnavano dei mestatori politici, amici del Monaco, che bastonavano e minacciavano coloro che non gridavano «Viva Vittorio Emanuele II».
Giunta in Piazza la banda, il Sergente della Guardia Nazionale, don Nicola Pinto, fu invitato dal Monaco a tenere un pubblico comizio.
Dovette esserci qualche manifestazione di insofferenza da parte di qualche cittadino fìloborbonico se il Monaco fece intervenire la Guardia Nazionale.
Il suo intervento fu cosi violento che in poco tempo giacquero per terra, in una pozza di sangue, finiti a colpi di baionetta, Marcello Sartorio, suonatore di piatti, Pasquale Pastorelli, ex borbonico, manovale, e Pietro Sartorio, padre di Marcello, suonatore di trombone.
Che l'intervento della Guardia Nazionale fosse inutile lo si deduce ampiamente dalle deposizioni rese durante il processo:
Francesco D'Amico, guardia nazionale, dichiarò che né il sabato né la domenica di Pasqua vi era ragione di temere una rivolta.
Vincenzo D'Amico disse che in quella maniera si erano voluti togliere di mezzo i «retrivi».
Angelo De Angelis, guardia nazionale, disse che la Guardia non era stata né minacciata né provocata.
Domenico Greco definì le Guardie Nazionali «schiuma di briganti», protetti dal Monaco. Giovanni Toscano, guardia nazionale, accusò il Monaco, dicendo che fu lui ad aizzare le guardie.
Domenico Trincherà affermò che a tirare colpi di baionetta fu l'Orsini, una guardia extralegale. Pietro Conte disse che non vi era bisogno dell'intervento della Guardia Nazionale in Piazza. Pasquale Attanasi affermò che era inutile la riunione in Piazza, stante il fatto che vi era pericolo di reazione. Isabella Antonini, madre del Pastorelli ucciso in Piazza, accusò di omicidio le extraguardie Orsini e Biasi e definì il Monaco « il Re del paese ».
Che l'intervento della Guardia Nazionale fosse, inoltre, provocatorio, lo si deduce dal fatto che la fazione borbonica era stata resa impotente a nuocere, giacché il Monaco aveva fatto arrestare oltre al Mola e al Calò, Angelo Masiello, contadino; Cosimo Mingolla, contadino; Cosimo De Fazio, contadino; Pasquale Barone, proprietario; Raffaele Manisco, contadino e Luciano Manisco, ex soldato borbonico, sbandato.
Dal Carteggio, infine, apprendiamo che nelle mani degli uccisi, presunti agitatori, non vi fu trovata un'arma; che il dottore Giuseppe Danusci, incaricato ad eseguire l'autopsia fu minacciato dai «liberali» e che il Giudice Istruttore permise la ricognizione dei cadaveri e l'autopsia dopo qualche giorno, quando la decomposizione era già in stato avanzato.
Un'ombra, dunque, cala su questa figura che l'opinione pubblica ha sempre ritenuto un eroe garibaldino e che in seguito al ritrovamento del Carteggio appare piuttosto un fazionario violento e prepotente.
Quale delle due immagini è la vera?
Agli studiosi la risposta!
Noi ne abbiamo voluto parlare non per desiderio di dissacrare e gettare nel fango la personalità di un uomo ma per amore della ricerca storica e della verità. Prof. Antonio Benvenuto]

sabato 31 marzo 2018

ORIA - 31 MARZO 1861 - 31 MARZO 2018. 157°ANNIVERSARIO DELL'UCCISIONE DI TRE INCOLPEVOLI ORITANI.

Da qualche anno  ho deciso di dissociarmi da tutti gli oritani che continuano a perpetuare questo strano oblio nei confronti di tre persone che furono ammazzate il giorno di Pasqua, 31 marzo 1861. Trovo strane tante cose in ordine alla morte di quelle persone. Trovo strano che a seguito di tanti miei articoli, nessun oritano contemporaneo che porta il cognome Pastorelli o Sartorio abbia avvertito la necessità di indagare presso l'Anagrafe del Comune al fine di scoprire se ha un legame di parentela con Marcello, Pietro e Pasquale. Trovo strano che nessuno studioso ha voluto approfondire e mettere in luce ciò che accadde in Oria 150 anni addietro, nonostante inviti in tal senso da parte del prof. Benvenuto (nel 1985) e prof.ssa Anna Maria Andriani (nel 2006).

Ricordo che  Salvatore Filotico, discendente di Camillo Monaco ha dichiarato attraverso questo blog: "Personalmente considero i Sartorio ed il Pastorelli vittime incolpevoli ed inconsapevoli di un clima di violenza ed odi di parte che meritano rispetto e commemorazione." .


Stralcio da "Il Processo a Camillo Monaco" di A. Benvenuto (anno 1985)
[A noi che l'abbiamo letto attentamente, il Carteggio ci ha dato l'occasione di ritrovare molti elementi nuovi che ci portano ad essere abbastanza critici nei confronti del Monaco, vedendo in lui non tanto l'autore materiale della morte dei tre poveri disgraziati cittadini, quanto l'autore morale e l'organizzatore consapevole del fatto di sangue.
Era il giorno di Pasqua (31 marzo 1861), un giorno festivo, durante il quale i paesani solevano radunarsi in Piazza Manfredi per incontrarsi e discorrere tra loro.
Da circa due settimane era stato celebrato in Italia l'Anniversario dell'Unità e quel giorno festivo dovette essere ritenuto dai liberali abbastanza adatto perché in Oria se ne rievocasse la memoria.
Per questo motivo il Monaco aveva fatto arrestare numerosi cittadini, tra cui Cosimo Mola e Cosimo Calò, da lui ritenuti «sobillatori» in quanto avevano prezzolato dei ragazzi perché gridassero in Piazza «Viva Francesco II».
Nel pomeriggio, fu fatta sfilare la Banda cittadina per le vie del paese.
L'accompagnavano dei mestatori politici, amici del Monaco, che bastonavano e minacciavano coloro che non gridavano «Viva Vittorio Emanuele II».
Giunta in Piazza la banda, il Sergente della Guardia Nazionale, don Nicola Pinto, fu invitato dal Monaco a tenere un pubblico comizio.
Dovette esserci qualche manifestazione di insofferenza da parte di qualche cittadino fìloborbonico se il Monaco fece intervenire la Guardia Nazionale.
Il suo intervento fu cosi violento che in poco tempo giacquero per terra, in una pozza di sangue, finiti a colpi di baionetta, Marcello Sartorio, suonatore di piatti, Pasquale Pastorelli, ex borbonico, manovale, e Pietro Sartorio, padre di Marcello, suonatore di trombone.
Che l'intervento della Guardia Nazionale fosse inutile lo si deduce ampiamente dalle deposizioni rese durante il processo:
Francesco D'Amico, guardia nazionale, dichiarò che né il sabato né la domenica di Pasqua vi era ragione di temere una rivolta.
Vincenzo D'Amico disse che in quella maniera si erano voluti togliere di mezzo i «retrivi».
Angelo De Angelis, guardia nazionale, disse che la Guardia non era stata né minacciata né provocata.
Domenico Greco definì le Guardie Nazionali «schiuma di briganti», protetti dal Monaco. Giovanni Toscano, guardia nazionale, accusò il Monaco, dicendo che fu lui ad aizzare le guardie.
Domenico Trincherà affermò che a tirare colpi di baionetta fu l'Orsini, una guardia extralegale. Pietro Conte disse che non vi era bisogno dell'intervento della Guardia Nazionale in Piazza. Pasquale Attanasi affermò che era inutile la riunione in Piazza, stante il fatto che vi era pericolo di reazione. Isabella Antonini, madre del Pastorelli ucciso in Piazza, accusò di omicidio le extraguardie Orsini e Biasi e definì il Monaco « il Re del paese ».
Che l'intervento della Guardia Nazionale fosse, inoltre, provocatorio, lo si deduce dal fatto che la fazione borbonica era stata resa impotente a nuocere, giacché il Monaco aveva fatto arrestare oltre al Mola e al Calò, Angelo Masiello, contadino; Cosimo Mingolla, contadino; Cosimo De Fazio, contadino; Pasquale Barone, proprietario; Raffaele Manisco, contadino e Luciano Manisco, ex soldato borbonico, sbandato.
Dal Carteggio, infine, apprendiamo che nelle mani degli uccisi, presunti agitatori, non vi fu trovata un'arma; che il dottore Giuseppe Danusci, incaricato ad eseguire l'autopsia fu minacciato dai «liberali» e che il Giudice Istruttore permise la ricognizione dei cadaveri e l'autopsia dopo qualche giorno, quando la decomposizione era già in stato avanzato.
Un'ombra, dunque, cala su questa figura che l'opinione pubblica ha sempre ritenuto un eroe garibaldino e che in seguito al ritrovamento del Carteggio appare piuttosto un fazionario violento e prepotente.
Quale delle due immagini è la vera?
Agli studiosi la risposta!
Noi ne abbiamo voluto parlare non per desiderio di dissacrare e gettare nel fango la personalità di un uomo ma per amore della ricerca storica e della verità. Prof. Antonio Benvenuto]

martedì 31 marzo 2015

ORIA - 154° ANNIVERSARIO DELLA MORTE TRAGICA DI TRE ORITANI AVVENUTA IL 31 MARZO 1861, GIORNO DI PASQUA

Come molti di voi sanno, da qualche anno ogni tanto ricordo detto tragico evento, anche al fine di dissociarmi da tutti gli oritani che continuano a perpetuare questo strano oblio nei confronti di tre persone che furono ammazzate il giorno di Pasqua, 31 marzo 1861. Trovo strane tante cose in ordine alla morte di quelle persone. Trovo strano, per esempio, che a seguito di tanti miei articoli, nessun oritano contemporaneo che

martedì 7 febbraio 2012

BANDO DI CONCORSO PER I 150 ANNI D'UNITA' D'ITALIA

L'ISTITUTO PER LA STORIA DEL RISORGIMENTO ITALIANO, sezione di Brindisi, a chiusura delle celebrazioni per i 150 anni d'Unità d'Italia, ha bandito un concorso (cliccare QUI per scaricare il bando) che mira a far venir fuori tutto quanto non è stato ancora detto e valorizzare il nostro patrimonio storico e culturale più in generale, oltre ai nostri giovani studenti e studiosi.
Signor Sindaco - ORIA
Assessore alla Cultura - ORIA

Per il ciclo delle manifestazioni per la celebrazione dei 150 anni dell’Unità d’Italia, momento di ampio confronto culturale tra le Istituzioni, le Associazioni e gli Istituti culturali, la scuola e la società, l’Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano – Comitato Provinciale di Brindisi, propone il seguente Concorso, articolato in tre settori: artistico, letterario e storico

Messaggi, simboli e valori dell’Unità d’Italia:
i problemi di oggi e i “sogni” per il nostro domani.

Dall’analisi dei bisogni dei giovani e del nostro territorio scaturisce la proposta del Concorso in oggetto: si desidera ‘scrivere’

sabato 3 dicembre 2011

ORIA - CONVEGNO MAZZINIANESIMO NEL MEZZOGIORNO E IN TERRA D'OTRANTO. FOTO E VIDEO.

.......
Evento culturale, a mio parere, molto interessante. Non mi è stato possibile assistere a tutto a causa di inderogabili impegni. Mi ha molto appassionato l'intervento del prof. Carlo Alberto Augeri.







giovedì 31 marzo 2011

ORIA - 31 MARZO 1861 - 31 MARZO 2011. 150°ANNIVERSARIO DELLA MORTE -tragica- DI TRE ORITANI.

Da questo anno in poi intendo dissociarmi da tutti gli oritani che continuano a perpetuare questo strano oblio nei confronti di tre persone che furono ammazzate il giorno di Pasqua, 31 marzo 1861. Trovo strane tante cose in ordine alla morte di quelle persone. Trovo strano che a seguito di tanti miei articoli, nessun oritano contemporaneo che porta il cognome Pastorelli o Sartorio abbia avvertito la necessità di indagare presso l'Anagrafe del Comune al fine di scoprire se ha un legame di parentela con Marcello, Pietro e Pasquale. Trovo strano che nessuno studioso ha voluto approfondire e mettere in luce ciò che accadde in Oria 150 anni addietro, nonostante inviti in tal senso da parte del prof. Benvenuto (nel 1985) e prof.ssa Anna Maria Andriani (nel 2006).

Un anno fa, nel creare un blog monotematico sul 150° anniversario dell'Unità d'Italia, lanciai un messaggio in tal senso, ma .... ha fatto la classica fine del sasso in uno stagno. Non penso che nel programma per le celebrazioni del
150° anniversario dell'Unità d'Italia qualcuno ha pensato di dedicare una giornata a detta vicenda.

Ricordo che di recente Salvatore Filotico, discendente di Camillo Monaco ha dichiarato attraverso questo blog: "Personalmente considero i Sartorio ed il Pastorelli vittime incolpevoli ed inconsapevoli di un clima di violenza ed odi di parte che meritano rispetto e commemorazione." .

Nel mio programma elettorale fra le altre cose sto prevedendo anche una particolare attenzione alla toponomastica cittadina e vi anticipo che se sarò eletto sindaco quelle tre persone troveranno posto su qualche targa od altro. Così come troveranno posto tanti altri oritani dimenticati (Pasquale Galiano, Emanuele Mazza, etc.....)

Stralcio da "Il Processo a Camillo Monaco" di A. Benvenuto (anno 1985)
[A noi che l'abbiamo letto attentamente, il Carteggio ci ha dato l'occasione di ritrovare molti elementi nuovi che ci portano ad essere abbastanza critici nei confronti del Monaco, vedendo in lui non tanto l'autore materiale della morte dei tre poveri disgraziati cittadini, quanto l'autore morale e l'organizzatore consapevole del fatto di sangue.
Era il giorno di Pasqua (31 marzo 1861), un giorno festivo, durante il quale i paesani solevano radunarsi in Piazza Manfredi per incontrarsi e discorrere tra loro.
Da circa due settimane era stato celebrato in Italia l'Anniversario dell'Unità e quel giorno festivo dovette essere ritenuto dai liberali abbastanza adatto perché in Oria se ne rievocasse la memoria.
Per questo motivo il Monaco aveva fatto arrestare numerosi cittadini, tra cui Cosimo Mola e Cosimo Calò, da lui ritenuti «sobillatori» in quanto avevano prezzolato dei ragazzi perché gridassero in Piazza «Viva Francesco II».
Nel pomeriggio, fu fatta sfilare la Banda cittadina per le vie del paese.
L'accompagnavano dei mestatori politici, amici del Monaco, che bastonavano e minacciavano coloro che non gridavano «Viva Vittorio Emanuele II».
Giunta in Piazza la banda, il Sergente della Guardia Nazionale, don Nicola Pinto, fu invitato dal Monaco a tenere un pubblico comizio.
Dovette esserci qualche manifestazione di insofferenza da parte di qualche cittadino fìloborbonico se il Monaco fece intervenire la Guardia Nazionale.
Il suo intervento fu cosi violento che in poco tempo giacquero per terra, in una pozza di sangue, finiti a colpi di baionetta, Marcello Sartorio, suonatore di piatti, Pasquale Pastorelli, ex borbonico, manovale, e Pietro Sartorio, padre di Marcello, suonatore di trombone.
Che l'intervento della Guardia Nazionale fosse inutile lo si deduce ampiamente dalle deposizioni rese durante il processo:
Francesco D'Amico, guardia nazionale, dichiarò che né il sabato né la domenica di Pasqua vi era ragione di temere una rivolta.
Vincenzo D'Amico disse che in quella maniera si erano voluti togliere di mezzo i «retrivi».
Angelo De Angelis, guardia nazionale, disse che la Guardia non era stata né minacciata né provocata.
Domenico Greco definì le Guardie Nazionali «schiuma di briganti», protetti dal Monaco. Giovanni Toscano, guardia nazionale, accusò il Monaco, dicendo che fu lui ad aizzare le guardie.
Domenico Trincherà affermò che a tirare colpi di baionetta fu l'Orsini, una guardia extralegale. Pietro Conte disse che non vi era bisogno dell'intervento della Guardia Nazionale in Piazza. Pasquale Attanasi affermò che era inutile la riunione in Piazza, stante il fatto che vi era pericolo di reazione. Isabella Antonini, madre del Pastorelli ucciso in Piazza, accusò di omicidio le extraguardie Orsini e Biasi e definì il Monaco « il Re del paese ».
Che l'intervento della Guardia Nazionale fosse, inoltre, provocatorio, lo si deduce dal fatto che la fazione borbonica era stata resa impotente a nuocere, giacché il Monaco aveva fatto arrestare oltre al Mola e al Calò, Angelo Masiello, contadino; Cosimo Mingolla, contadino; Cosimo De Fazio, contadino; Pasquale Barone, proprietario; Raffaele Manisco, contadino e Luciano Manisco, ex soldato borbonico, sbandato.
Dal Carteggio, infine, apprendiamo che nelle mani degli uccisi, presunti agitatori, non vi fu trovata un'arma; che il dottore Giuseppe Danusci, incaricato ad eseguire l'autopsia fu minacciato dai «liberali» e che il Giudice Istruttore permise la ricognizione dei cadaveri e l'autopsia dopo qualche giorno, quando la decomposizione era già in stato avanzato.
Un'ombra, dunque, cala su questa figura che l'opinione pubblica ha sempre ritenuto un eroe garibaldino e che in seguito al ritrovamento del Carteggio appare piuttosto un fazionario violento e prepotente.
Quale delle due immagini è la vera?
Agli studiosi la risposta!
Noi ne abbiamo voluto parlare non per desiderio di dissacrare e gettare nel fango la personalità di un uomo ma per amore della ricerca storica e della verità.

Prof. Antonio Benvenuto]

lunedì 14 marzo 2011

ECCO IL PROGRAMMA DEGLI EVENTI PER IL 150° ANNIVERSARIO DELL'UNITA' D'ITALIA

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Cliccare più volte sull'immagine per ingrandire.

VI RICORDO CHE IL 17 MARZO SIAMO INVITATI ALLE CELEBRAZIONI PER IL 150° ANNIV. DELL'UNITA' D'ITALIA.

.....
Vi ricordo anche che il concerto ed i canti dei vari cori si terranno nella chiesa di San Domenico, ragion per cui, vista l'esiguità di spazio e di posti, vi consiglio di prendere posto con molto anticipo. A titolo di curiosità vi dico che il tutto era stato programmato all'interno del cine-teatro Gassman, ma... ahimé! ... qualcuno si è poi accorto che il 17 marzo è considerato festivo ... e ... ahimé! nei giorni festivi non può essere utilizzato per questi eventi, in quanto contrasta con gli interessi commerciali dei proprietari, i quali sperano che alla gente non gliene freghi un fico secco delle celebrazioni per l'Unità d'Italia e si riversino numerosi a comprare il biglietto per vedere il film al cinema. Libertà è anche questa! D'altronde la famosa convenzione fra Comune di Oria e proprietari del cinema questo prevede!

Altra brevissima riflessione: vi siete accorti che qualcuno vuol far passare come celebrazioni del 150° Anniversario dell'Unità d'Italia l'esibizione di una banda e di alcuni cori polifonici parrocchiali?

E non mi si venga a dire che ad Oria avviene più o meno ciò che sta avvenendo in altri paesi e città.
Il 16 marzo per esempio a Brindisi è previsto il convegno “150° dell’Unità d’Italia – Risorgimento, anti Risorgimento - Brindisi e la sua provincia – allora parte della Terra d’Otranto – hanno vissuto a fondo i moti liberali, la fase risorgimentale soprattutto attraverso personaggi come Cesare Braico mazziniano e medico garibaldino, Salvatore Morelli propugnatore dei diritti della donna, Giovanni Crudomonte, Romualdo Geofilo e Paolino Falcone, Paolano Grande, Camillo Monaco, e il fenomeno del Brigantaggio post unitario."

Avete letto bene: Camillo Monaco, proprio lui.... l'oritano Camillo Monaco. Vogliamo parlarne anche ad Oria?
Vogliamo ricordare anche i Sartorio ed i Pastorelli?
("Personalmente considero i Sartorio ed il Pastorelli vittime incolpevoli ed inconsapevoli di un clima di violenza ed odi di parte che meritano rispetto e commemorazione." - dichiarazione di Salv. Filotico, discendente di Camillo Monaco)

mercoledì 9 marzo 2011

ORIA: AL VIA LE CELEBRAZIONI UFFICIALI PER IL 150° ANNIVERSARIO DELL'UNITA' D'ITALIA.

Ciao Franco,
in allegato troverai la locandina dell'incontro per la pubblicazione degli atti sul convegno "IL MAZZINIANESIMO NEL MEZZOGIORNO E NELLA TERRA D'OTRANTO" al quale sei ufficialmente invitato da parte dell'Istituto nella persona della prof/ssa ANNAMARIA ANDRIANI.
E' un evento unico ed importante per il nostro territorio e l'Istituto ci terrebbe particolarmente a comunicarlo attraverso il tuo famoso blog.
Per celebrare i 150 anni dell'Unità del Paese sono state contattate e coinvolte tutte le associazioni oritane e gli istituti culturali, tutta la citta la cittadinanza per organizzare una serie di eventi nei giorni 16 (FESTA DEL TRICOLORE) e 17 (FESTA DELL'UNITA' D'ITALIA) di marzo in tutto il paese al fine di valorizzare questa data festosa per tutti gli italiani.
Alleghiamo inoltre un invito per i ristoranti, bar, locali notturni, per stimolarli a personalizzare gli interni, le portate e tutto il possibile con il nostro amato tricolore.
Ti ringraziamo e auspichiamo la tua presenza.
Un cordiale saluto.
Annamaria ANDRIANI e Paolo CARONE
Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano
Comitato Prov/le di Brindisi

Cliccare più volte sulle immagini per ingrandire:


venerdì 7 gennaio 2011

Partono oggi da Reggio Emilia le celebrazioni ufficiali per il 150° anniversario dell'Unità d'Italia. AD ORIA TUTTO TACE!

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Partono oggi da Reggio Emilia, la città che nel 1797 ha dato i natali al Tricolore, le celebrazioni ufficiali per il 150esimo anniversario dell'Unità d'Italia con la partecipazione del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano alla festa della bandiera.
Ad Oria tutto tace. Nessuno ci informa se nei prossimi giorni o mesi potremo avere il piacere di veder celebrare anche nella nostra città qualcosa che rievochi quel periodo di 150 anni fa, in cui ebbe modo di mettersi in luce l'oritano Camillo Monaco ritenuto un patriota del movimento risorgimentale salentino e nazionale e poi divenuto maggiore della Guardia nazionale ed amministratore comunale.
Quest'anno decorre anche il 150° anniversario della morte di Marcello Sartorio, suonatore di piatti, Pasquale Pastorelli, ex borbonico, manovale, e Pietro Sartorio, padre di Marcello, suonatore di trombone (leggere QUI).
Per saperne di più vi invito a visitare il blog monotematico sulle vicende oritane di quel periodo: http://oria1861-2011.blogspot.com/

[Era il giorno di Pasqua, un giorno festivo, durante il quale i paesani solevano radunarsi in Piazza Manfredi per incontrarsi e discorrere tra loro. Da circa due settimane era stato celebrato in Italia l'Anniversario dell'Unità e quel giorno festivo dovette essere ritenuto dai liberali abbastanza adatto perché in Oria se ne rievocasse la memoria. Per questo motivo il Monaco aveva fatto arrestare numerosi cittadini, tra cui Cosimo Mola e Cosimo Calò, da lui ritenuti «sobillatori» in quanto avevano prezzolato dei ragazzi perché gridassero in Piazza «Viva Francesco II». Nel pomeriggio, fu fatta sfilare la Banda cittadina per le vie del paese. L'accompagnavano dei mestatori politici, amici del Monaco, che bastonavano e minacciavano coloro che non gridavano «Viva Vittorio Emanuele II». Giunta in Piazza la banda, il Sergente della Guardia Nazionale, don Nicola Pinto, fu invitato dal Monaco a tenere un pubblico comizio. Dovette esserci qualche manifestazione di insofferenza da parte di qualche cittadino fìloborbonico se il Monaco fece intervenire la Guardia Nazionale. Il suo intervento fu cosi violento che in poco tempo giacquero per terra, in una pozza di sangue, finiti a colpi di baionetta, Marcello Sartorio, suonatore di piatti, Pasquale Pastorelli, ex borbonico, manovale, e Pietro Sartorio, padre di Marcello, suonatore di trombone.]
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domenica 24 ottobre 2010

Ecco la vetturetta sportiva Monaco Trossi, l'aereo senza ali, progettata dall'Ing. Augusto Monaco, nipote dell'oritano Camillo.

Mi sarebbe piaciuto conoscere questo "grande ingegnere" (Augusto Monaco), nelle cui vene scorreva anche sangue oritano. Provate a mettere in Google le parole "Monaco Trossi" e scoprirete quanti articoli sono stati finora pubblicati su siti web ..... non solo italiani. Al Museo dell'Automobile di Torino sono custodite ben 8 esemplari di detta vettura, nonché un esemplare denominato Monaco Nardi Chichibio alla quale "l'aereo senza ali Monaco Trossi" (motore radiale a 16 cilindri) si era ispirato.
Abbiamo appreso che Augusto Monaco è morto nel 1997 all'età di 95 anni. Mi chiedo e lo chiedo all'amico Salvatore Filotico, suo parente, "Augusto Monaco è mai venuto ad Oria?". Nessun politico o amministratore comunale di Oria ha mai saputo dell'esistenza di questo straordinario ingegnere sì da potergli conferire quando era in vita la cittadinanza onoraria (come minimo) ?

sabato 23 ottobre 2010

La storia di Augusto Monaco, ingegnere meccanico dotato di straordinaria intelligenza (nipote del patriota Camillo Monaco). A cura di Salv. Filotico

Augusto Camillo Pietro Monaco nacque a Buenos Aires il 15/3/1903 da Ottavio Monaco e Maria Crespellani. Ottavio Monaco era il penultimo dei nove figli (nato ad Oria il 4-10-1871) del patriota Camillo Monaco, uno dei protagonisti dell’unità d’Italia) e di Nicolina Leanza (figlia del famoso Luigi Leanza, ufficiale Napoleonico e protagonista dei moti del 1848 a Napoli) .
Ottavio Monaco si era trasferito in Argentina assieme ai fratelli Alfieri e Garibaldi. Garibaldi era medico e fu l’inventore delle pinze per l’estrazione delle tonsille ed autore di pubblicazioni scientifiche. A lui, sino agli anni cinquanta fu dedicata una piazza di Buenos Aires (non sappiamo se esiste ancora). Alfieri ed Ottavio misero su una piccola fabbrica ed una azienda agricola che, a causa di investimenti sbagliati da parte di Alfieri e della crisi che investì il sud America negli anni 20 andò male. Laureatosi in ingegneria a Buenos Aires Augusto tornò in Italia verso la fine degli anni 20 e si stabilì a Torino, dove iniziò a mettere a punto i suoi progetti di meccanica e chimica industriale (nei quali settori si era specializzato). Amava scherzare sulla sua passione per la meccanica in quanto sosteneva che in una famiglia di medici ed avvocati lui era l’unico “vile meccanico” per questo preso, quasi, in giro dai parenti. A Torino conobbe la moglie Janine de Danilou (detta Kika) di origini polacche ma naturalizzata francese: donna straordinariamente bella e piena di carisma che parlava correntemente cinque lingue e faceva l’interprete. Augusto sosteneva di aver dovuto, per conquistarla sostenere un duello con un nobiluomo torinese. Si sposarono a Torino nel 1947.
Di carattere libero ed indipendente, un pò anarchico Augusto volle sempre lavorare per conto proprio e non accettò di mettere il suo immenso talento e la sua creatività al servizio di un padrone. E’ famoso, in famiglia, l’episodio del secondo anteguerra quando presentò alla Fiat il prototipo della Trossi-Monaco, il senatore Agnelli gli propose di entrare a lavorare in Fiat; Augusto gli rispose chiedendogli se avrebbe dovuto timbrare il cartellino e quando il senatore gli rispose che anche lui stesso era tenuto a farlo ribattè “senatore restiamo amici ma preferisco lavorare per conto mio“. Il senatore dopo un pò gli mise lo stesso a disposizione un capannone ed i macchinari per mettere a punto il suo progetto ma un pò per i costi enormi, un pò perché si era alla vigilia dell’entrata in guerra alla fine non se ne fece nulla.
Nel dopoguerra Augusto lavorò a tanti progetti e realizzò molti brevetti tra cui, in società con altri quello dei diamanti sintetici (poi venduti dai soci ad una impresa svizzera).
Verso la fine degli anni 60 Augusto e Kika si traferirono a Livorno (nel trasloco come egli stesso racconta nella lettera inviatami, andarono persi disegni e progetti e documenti della sua attività lavorativa).
A Livorno si mise a lavorare come rappresentante di prodotti oleodinamici (mettendo a frutto la sua esperienza e passione per la chimica industriale). Smise di lavorare poco prima della morte dell’amata moglie.
A Livorno morì il 4/11/1997 a quasi 95 anni. Le sue spoglie riposano nel cimitero dell’Ardenza. A Livorno vive ancora una cugina, Clementina Bibbi, nipote della sorella più piccola di Ottavio Monaco, Italia, che aveva sposato un diplomatico: Max Gallian da cui non ebbe figli e che aveva adottato una bambina giapponese, Amira (per la quale lo zio Garibaldi compose una musica che custodisco tra le carte di casa). Amira era la nonna di Clementina Bibbi.
Augusto non ebbe figli e neppure sua sorella Elsa ne ebbe dal matrimonio con Pietro Lanzoni.
Ho avuto la fortuna di conoscere bene Augusto Monaco (mia nonna Beatrice Contento era figlia di Clelia sorella maggiore di Ottavio Monaco) e di incontrarlo più volte sin dal mio viaggio di nozze nel 1975 e sino a pochi mesi prima della morte. Era un uomo di una intelligenza straordinaria, sempre aggiornato su tutto e sempre attento a ciò che accadeva nel mondo, soprattutto ai mutamenti tecnologici. Ricordo quando a 92 anni voleva comprarsi uno scooter perché gli piacevano per la maneggevolezza nel traffico e per la linea moderna. Oppure quando mi telefonò, preoccupato, perché a 92 anni doveva rinnovare la patente ed avrebbe dovuto, per la prima volta portare gli occhiali.
Era dotato di un senso dell’ironia e di una creatività straordinaria amava la buona tavola (anche se mangiava poco) e stare in compagnia dei giovani con i quali s’intratteneva in lunghe ed appassionate chiacchierate.
Oria 22 ottobre 2010
Salvatore Filotico


mercoledì 18 agosto 2010

ORIA - Volete scommettere che gira e rigira Porta Brindisi sarà ricostruita per davvero?

Vi state chiedendo cosa me lo fa pensare?
Me lo fa pensare quanto appresso:

-L'enorme macchina messa in moto dal Comitato Cittadino RPB (sigla che sta per RICOSTRUIAMO PORTA BRINDISI) per pubblicizzare la manifestazione pubblica che si terrà la sera del 24 corrente mese nell'atrio del Vescovado di Oria;

-La presenza di Enti di un certo calibro che sponsorizzano e/o patrocinano l'evento (Presidente Regione Puglia, Provincia di Brindisi, Ministero per i Beni Culturali - sedi di Taranto e di Lecce -, Comune di Oria);

-Il cospicuo importo di denaro già impegnato o speso per la realizzazione di inviti personali, stendardi e striscioni, manifesti, manifestini, affissi un pò dappertutto in maniera che definirei un pò invasiva;

-La mancanza di chiarezza del messaggio che si sta dando attraverso il contenuto di detto materiale pubblicitario (vedere immagine qui pubblicata).

Conosco personalmente solo un paio di componenti del Comitato e non ho motivo di dubitare della serietà ed onestà (anche intellettuale) dei medesimi e del resto del Comitato, che con tutta libertà possono ambire a veder realizzato questo ed altri progetti.

Io ci sarò la sera del 24 agosto nel cortile del Vescovado per rendermi conto di persona di ciò che "bolle in pentola" e suggerirei la stessa cosa anche a voi miei lettori che ci tenete alle sorti della nostra Oria. Voglio sentire e vedere di persona per non correre il rischio di dover subire una decisione presa da pochi per una materia che ritengo di grande importanza. Conoscendo il modus operandi dei nostri amministratori comunali, che da anni disattendono lo Statuto Comunale non convocando la Consulta delle Associazioni per questioni di rilevante importanza, non mi meraviglierei se fosse già stato deciso di realizzare comunque la TERZA PORTA anche senza consultare la cittadinanza attraverso un referendum (fra l'altro previsto dal nostro Statuto .... anche se il relativo Regolamento non è mai stato portato ed approvato in Consiglio Comunale).

Consentitemi la libertà di dichiararmi, anche in qualità di socio dell'ArcheoclubItalia Italia, sin d'ora contrario alla eventuale ricostruzione di detta porta, se si considera che in Oria esistono altre priorità nel campo dei Beni Culturali e molti di essi rischiano addirittura di scomparire del tutto se non si interviene quanto prima energicamente: un esempio fra tutti è Monte Papalucio.
Per leggere articoli precedenti, correlati, in questo blog, cliccare QUI.

sabato 3 luglio 2010

Ricostruzione Porta Brindisi (o Lama), ovvero ORIA e le sue TRAME MISTERIOSE!

Nei giorni scorsi ho pubblicato un articolo relativo alla costituzione di un comitato cittadino pro ricostruzione "Porta Lama". Non immaginavo che ciò dovesse scatenare un enorme interesse fra gli oritani. Ho ricevuto moltissime richieste di chiarimenti alle quali non ho saputo dare risposte certe. L'unica risposta che sono riuscito a dare è che ho appreso da una signora la notizia che ho pubblicato, la quale mi ha anche aggiunto che vi sarà una serata del "programma Estate Oritana" dedicata a questa iniziativa.
In effetti nel cartellone delle manifestazioni estive si legge testualmente: [24 agosto - Ricostruiamo "Porta Brindisi" - Atrio vescovile - ore 20,30]. Ieri sera sono stato avvicinato da un amico il quale mi ha suggerito di contattare una certa persona per saperne di più nella eventualità volessi approfondire la questione. Successivamente una "amica chianca" mi ha riferito di aver appreso, casualmente, che attorno a questo neonato comitato di cittadini si sta sviluppando un interesse da parte di politici ed amministratori comunali (interesse forse particolarmente interessato dovuto alla ormai aperta campagna elettorale per le prossime amministrative). Fra l'altro la maggior parte dei componenti il comitato si meraviglia del fatto che la notizia sia trapelata all'esterno contro la loro volontà. Infatti pare che una sera "i magnifici sette" hanno ricevuto a sorpresa la visita del vice-sindaco, Giovanni Guida, il quale nel mostrarsi interessato alla lodevole iniziativa ha fatto pressioni affinché venisse inserito nel cartellone dell'Estate Oritana l'evento del 24 agosto .... evento ...... che .... a dire della mia "amica chianca", potrebbe anche saltare, in considerazione di tanti dubbi che stanno sorgendo all'interno dello stesso comitato. Non solo dubbi ma anche una certa sfiducia e diffidenza l'un con l'altro, per la mancanza di riservatezza nell'aver spifferato all'esterno qualcosa che ancora era allo stato embrionale. E' fuor di dubbio, a mio parere, che è anomalo che non si scriva sul manifesto dell'Estate Oritana il nome dell'associazione (oppure gruppo .... o persona fisica) che organizza un evento.
Da cittadino oritano manifesto pubblicamente tutto il mio dissenso allorquando apprendo di certe operazioni "a umma a umma" (o come dice qualcuno "manni manni"), che interessano aspetti importanti della comunità, come quello della ricostruzione di un tal monumento storico (andato distrutto nel 1865 su decisioni di due terzi dell Consiglio Comunale di allora, forse per far piacere ad un signorotto dell'epoca, a cui la Porta dava fastidio al costruendo suo palazzo). Chiedo pubblicamente che si faccia subito chiarezza (prima ancora del 24 agosto) su questo neonato Comitato ed in particolare: che si sappiano i nomi dei componenti, le finalità ed ogni altro utile dettaglio. Fra l'altro pare che sarebbero già state previste tre location (in Piazza Lama) dove dovrebbe sorgere la nuova Porta Brindisi. Evidenzio nell'occasione che in casi come questo andrebbe convocata la Consulta delle Associazioni di cui all'art. 63 dello Statuto Comunale.
Concludo col dire che sono disponibile a pubblicare eventuali segnalazioni o suggerimenti, ovviamente ..... firmati.

mercoledì 30 giugno 2010

ORIA - Costituito un comitato cittadino per ricostruire Porta Lama.

Sette cittadini oritani hanno dato vita ad un comitato che si prefigge di organizzare una petizione popolare al fine di rivolgere istanza all'amministrazione comunale affinchè venga ricostruita Porta Lama (ovvero Porta Brindisi).
Per un approfondimento della questione ho pensato di fare un copia-incolla dal libro sulla toponomastica di Pasquale Spina "ORIA - Strade vecchie, nomi nuovi; strade nuove, nomi vecchi.
[ …. distruzione, questa interamente voluta dagli uomini che governavano Oria, di quello che sarebbe stato il monumento simbolo di questo luogo, ossia la Porta che si apriva nella muraglia e che permetteva l'ingresso all'interno della città medievale racchiusa nelle mura. Già nel 1829 c'era stato un tentativo di abbatterla: ma per fortuna, grazie alla decisa protesta di donna Concetta Massa, il sindaco Vincenzo Errico, dovette desistere. La signora Massa, cita in giudizio il sindaco avverso l’abbattimento della Porta Comunale detta della Lama, compreso nel progetto del selciato della strada di tal nome, non perchè mossa da amore verso il monumento, ma perché la demolizione della porta pregiudica i di lei dritti di proprietà sull'aia superiore che è una loggia scoverta appartenente alle dì lei case attaccate e perché l'abbattimento porta il pericolo di crollare le stesse case a motivo che l'arco antico serve di appoggio, di suppunto [sic] e di resistenza per impedire il crollo. Grazie alla decisa presa di posizione della signora Massa, indipendentemente dai motivi più o meno nobili che l'avevano generata, la Porta detta Lama o Porta Brindisi riuscì a rinviare la sua fine di altri quarantasei anni: la Porta viene, infatti, demolita nel 1865. In realtà, si riprende a parlare dell'abbattimento della porta nel 1861, quando il Consiglio Comunale, tra le opere pubbliche da realizzare con un imprestito di cinquemila ducati, inserisce anche la demolizione dell'arco della Lama. Ancora una volta non se ne fa niente e non se ne conoscono i motivi, ma, nel 1865, il Consiglio Comunale tiene una seduta monotematica sul tema abbattimento dell'arco porta Lama. Prende la parola l'assessore Monaco che così relaziona: fò osservare al Consiglio che l'abbattimento dell'arco sulla porta Lama va nella categoria dell'ornato [sic] ed utilità pubblica. Ognuno comprende che quella porta od arco offre una visuale troppo meschina ed impropria ed un entrata di squallore. Dopo questa sconcertante premessa l'assessore Monaco illustra al Consiglio gli aspetti finanziari, ancora più sconcertanti, dell'operazione: L'Amministrazione è certo non porterà esito alcuno per tale abbattimento, del perché il muratore sig. Corrado Epifania a presentato una dimanda per abbatterlo a di lui spese senza farci rimanere alcun addentellato. Solo il sindaco Francesco Montanari si dimostra contrario alla proposta del Monaco ma unicamente perché è in rapporti di parentela colla sig. ra Astuto Adelaide, perloche alla porta Lama trovasi annesso e connesso il Palazzo del Sig. Santoro Michele già defunto marito della sig. ra Astuto e di conseguenza eleva protesta per qualunque danno, azione e ragione. La proposta viene accettata con otto voti favorevoli e quattro contrari.]
Mi viene un dubbio: il citato assessore Monaco era forse Camillo Monaco, passato alla storia come un eroe?

martedì 9 marzo 2010

Oria ed il Risorgimento. Storie di "Attendibili" e di "Briganti"

Se avete voglia di leggere questo mio SPECIALE 150° ANNIVERSARIO DELL'UNITA' D'ITALIA cliccate sull'immagine per scaricarlo in formato pdf.
Oppure visitate il blog tematico-commemorativo da me creato.

lunedì 1 marzo 2010

Lo Stato Italiano si appresta a celebrare il 150° anniversario dell'Unità d'Italia e........

A molti lettori di questo blog interessano le cose del passato di Oria (storia locale, toponomastica, uomini illustri, proverbi, tradizioni etc.). La conferma l'ho avuta stasera incontrando in momenti diversi e separatamente due persone le quali mi hanno chiesto se avevo concluso la mia ricerca circa l'esatta ubicazione della casa in cui nacque Francesco Milizia. Inoltre una delle due mi ha riferito che anche un suo conoscente era interessato alla vicenda.
Orbene ciò mi ha dato lo stimolo per continuare nell'azione intrapresa, dal basso della mia ignoranza ... ovviamente e con tutti i miei limiti e difetti.
Come avrete avuto modo di osservare negli ultimi mesi, sono molto interessato a mettere in luce il periodo del Risorgimento Italiano in Oria, nella consapevolezza che allora nella nostra città sono accaduti fatti (e misfatti) di una certa rilevanza ad opera di personaggi che sono poi passati alla storia. Ho più volte accennato alla figura del Vescovo di Oria (di origini francavillesi) Luigi Margarita, sospettato di "simonia", il quale fu processato insieme al suo segretario Pietro Ferretti, per ostentato spirito reazionario e filoborbonico all'indomani dell'Unità d'Italia.
Avendo letto in qualche posto che nel gennaio 1990 si tenne in Oria il convegno: "Mons. Luigi Margarita e la Diocesi di Oria prima e dopo l'unificazione nazionale", a cura dell'Istituto per la Storia del Risorgimento, ho pensato giorni addietro di ampliare le mie conoscenze su detto vescovo attraverso la lettura degli atti di quel convegno. Ho dovuto però rinunciare in quanto mi è stato risposto da persona "informata e degna di fede" che allora non fu pubblicato alcun documento circa gli interventi, in particolare, di padre Battista Pezzarossa, del prof. Alvaro Ancora e della d.ssa Annamaria Andriani.
In verità sono rimasto un pò deluso di ciò, anche se capita di sovente che atti di un convegno non vengono pubblicati. Fra l'altro è ciò che si è verificato anche con il Convegno di Studi sull'Età Sveva organizzato il 29-30 novembre 2008 dalla locale sezione della Società di Storia Patria.
Con i limiti della mia ignoranza non riesco a capire i motivi di tale rilevante lacuna.
Sempre nei giorni scorsi mi è capitato un altro episodio in relazione a questa mia attività di "ricerche storiche". Avendo appreso che alcuni studiosi locali stanno preparando "qualcosa" (forse un convegno?) in occasione del 150° anniversario dell'Unità d'Italia ho manifestato il mio interesse a tale loro attività. Alla domanda: "Perché saresti interessato?" ho risposto che potrei pubblicare qualcosa in questo mio spazio virtuale. Sapete cosa mi ha detto l'interlocutore? "Mica certe cose si possono pubblicare su un blog". Non ho ritenuto opportuno polemizzare ed ho salutato cortesemente l'acculturato concittadino.
Non volendo tediarvi oltre, dopo questa lunga premessa vi dico che lo scrivente, piaccia o non piaccia a qualcuno, continuerà a scrivere e/o copiare-incollare (nei limiti del lecito) notizie su persone e fatti del passato oritano.
Un personaggio meritevole di attenzione a mio parere è Camillo Monaco (Oria 1819-1896). Basti pensare che appena tre anni dopo la sua morte il potere costituito decise di dedicargli una via. Inoltre, come ben sappiamo, una delle due scuole elementari porta il suo nome. Chissà quanti oritani hanno mai letto qualcosa di questo personaggio illustre di Oria (così è classificato sul sito internet del Comune).
Così scrive di lui il Dr. Pasquale Spina nel suo libro sulla toponomastica oritana: "Apparteneva ad una delle famiglie più antiche e ricche di Oria. A leggere i due lavori più probanti scritti su C. Monaco, la "biografia" del figlio Attilio e il "processo" di A. Benvenuto, sembra, quasi, di trovarsi di fronte a due personaggi completamente diversi: da un lato il martire dei borboni, il patriota ispirato da ideali di libertà, il propugnatore di idee nuove; dall'altro un personaggio prepotente e vendicativo che per perseguitare le sue vittime non esitava a usare la violenza".
Mi permetto di esternare una mia considerazione sull'accenno dello Spina ai "i due lavori più probanti scritti su C. Monaco". Non possiamo sottacere che la biografia è stata scritta dal figlio e quindi, a mio parere, innegabilmente "di parte", mentre il prof. Benvenuto ha tracciato un profilo del Monaco e rivisitato gli avvenimenti di quel tempo con maggiore analisi, dopo aver letto, oltre alla predetta biografia, anche un carteggio in copia rinvenuto presso la famiglia Filotico.
Bene, per il momento mi fermo qui invitandovi a leggere prossimi articoli sull'argomento "Oria, il Risorgimento Italiano e l'Unità d'Italia" sul blog che ho appena creato: http://oria1861-2011.blogspot.com.