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sabato 22 febbraio 2014

MARIA PISIEDDU, VOCCA TI FURNU, NEL 1862, INVOLONTARIAMENTE CONTRIBUI' ALLA CATTURA DEL BRIGANTE GIUSEPPE VALENTE, DETTO NENNA NENNA.

Immagine tratta da sito Archivio di Stato Torino

.....Nel 1862, a capo di una formazione di circa trenta elementi, Valente taglieggiava il territorio compreso lungo l’asse Ostuni –S. Vito – Mesagne – S. Pietro Vernotico, con spostamenti verso Oria e Ceglie. Gli vennero attribuiti “ottantatre reati tra omicidi, rapine, grassazioni, estorsioni, sequestri di persona, incendi, furti di bestiame, resistenza e tentati omicidi a componenti la forza pubblica”.
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Il I° dicembre 1862 Valente partecipò allo scontro alla masseria Monaci nei pressi di Noci, che con la disfatta del sergente Romano segnò la fine “politica “ del brigantaggio e del suo principale protagonista. Valente, scampato al massacro, con i suoi uomini dispersi o uccisi, tornò dalle nostre parti, aggirandosi isolato nella campagna brindisina.
 Di lui se ne persero le tracce fino al 21 dicembre.
 Il 21 dicembre a Lecce, nei pressi di Porta Napoli, fu riconosciuto da un vetturale suo compaesano: forse per combattere la solitudine della latitanza, aveva cercato un momento di svago, appartandosi con una generosa fanciulla del posto, la ventiquattrenne Maria Pisello, il cui soprannome, “Maria pesieddu, ucca tè furnu”, sospeso tra la metafora e lo spot programmatico pubblicitario, aveva evidentemente varcato i confini della città. Così uno dei più feroci banditi di casa nostra, colto con le braghe in mano ( o addirittura senza, le carte d’archivio non precisano), fu arrestato, consegnato alla giustizia e condannato ai lavori forzati a vita, a causa dell’unica sua vera passione: le donne.
 Non meravigliamoci: il brigantaggio fu sconfitto anche grazie ad un vetturale impaziente d’incontrarsi con Maria Pesieddu. Dove non riuscirono i vari Lamarmora e Cialdini, provvidero le tante ucca tè furnu! 
Fonte notizia completa: QUI

mercoledì 6 gennaio 2010

Nella giornata del 5 gennaio in Gioia del Colle è stata ricordata la figura del brigante Romano.

(Foto tratta da: www.ilportaledelsud.org)

Pasquale Domenico Romano, ex sergente borbonico, gagliardo giovane di Gioia del Colle, è da taluni ritenuto un eroe per aver centocinquant’anni fa, combattuto e dato la vita per scacciare i Piemontesi dal Meridione d'Italia e riportare i Borboni sul trono. In una parola, Romano era un Brigante e alcune cronache di allora ci riportano che in questa zona del Salento (Oria compresa) con le sue bande seminò il terrore e si rese responsabile di numerosissimi reati fra omicidi, rapine, grassazioni, estorsioni, sequestri di persona, incendi, furti di bestiame, resistenza e tentati omicidi alla forza pubblica. Le bande al suo comando prediligevano attaccare la Guardia Nazionale ed esponenti liberali. Il 23 ottobre 1862 una sua banda al comando dei suoi luogotenenti Laveneziana e Valente (cognome anche oritano) attaccò la Guardia Nazionale di Cellino San Marco e di San Pietro Vernotico: "tre militi vennero uccisi perché portanti -il pizzo all'italiana-; nove sfregiati, secondo il costume brigantesco, con l'asportazione di un lembo dell'orecchio, per essere così pecore segnate". In novembre la banda Romano attaccò Erchie, ed invase Grottaglie e Carovigno. Per approfondire cliccare: A, B e C.