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mercoledì 16 ottobre 2013

COSE ORITANE DEL PASSATO: CANZONE DEL CARRETTIERE (TRAINIERI)

CANZONI TI LU TRAINIERI

Lu soli mi sta coci la mitodda
sentu ca mi sta veni la papagna
iu mangiu sulu pani e cipodda,
mbevu l’acqua di lu puzzu di campagna.

Iu cantu sempri quannu sta caminu,
la uardia mi sta faci lu cagnulu,
ci portu caricatu lu trainu
lu tira cu piaceri custu mulu.

Allu skuriatu tegnu na puntedda
quannu la battu forti skattarescia
faci li cuerpi comu la skuppetta,
e com’àciedd’all’aria si sta prescia.

Mugghierima s’è fatta cussi vecchia
ca tienti chiù no teni ntra la vocca
mo s’è nzurduta puru ti na recchia
e ‘ntr’allu liettu chiù no mi sta tocca.

Bisogna cu la cangiu, puredda
ca quannu cchiù la rota no camina,
inutili cu puerti la strascedda
no servi mancu cchiù la martillina.

venerdì 2 novembre 2012

OGNI ANNO IL DUE NOVEMBRE C'E' L'USANZA DI FAR VISITA AL CIMITERO.


“ A LIVELLA ” - (di Antonio De Curtis- in arte TOTO’)
Mia traduzione ed arrangiamento in vernacolo oritano.
Ogni annu, lu dui ti novembri, nc’è l’usanza
ti fa visita alli muerti allu cimiteru.
Ognunu l’ha ffari sta crianza;
ognunu l’ha tiniri stu pinzieru.

Ogn’anno, puntualmente, in questo giorno,
di questa triste e mesta ricorrenza,
anch’io ci vado, e con dei fiori adorno
il loculo marmoreo di zia Vincenza.

Uannu m’è cappata n’avvintura………
dopo di aver compiuto il triste omaggio,
Matonna, ci nci penzu, cce paura!
Ma poi mi feci n’anima e curaggio.

giovedì 5 luglio 2012

ORIA - "MUZZICARI LI FAI" - ANCHE QUESTA E' CULTURA, OVVERO USANZE E TRADIZIONI CHE RESISTONO NEL TEMPO.

Sono ancora tanti gli oritani (e salentini in genere) che in casa, oppure sul marciapiedi davanti al proprio uscio, o in campagna all'ombra di un albero, amano dedicarsi in questo periodo dell'anno a questa antica pratica. Mi riferisco a quel che in dialetto locale è definito col "MUZZICARI LI FAI", ovvero, "sgusciare le fave secche".

In questo post rispolvero anche una poesia in vernacolo di Tina Massa, pertinente all'argomento.

LA PETRA TI MUZZICARI

La petra pi mmuzzica' li fai
si trasformava e ddivintava via
quann'una la scapava 'ntra quidd'atri
e sintinziava “Quesht'è lla petra mia”.

No vvi pinzati ch'era zzinzamientu:
s'era ttruari maneggevuli e sicura,
né granni e né piccinna, a piacimentu,
e llu musu adattu alla muzzicatura.

La taratura gghiushta si capìa,
pi lla crishtiana ca l'era zziccari,
ti comu li scìa a mmanu....
'nna speci ti scarpa ca s'er'a mmisurari!

E subbutu la petra la scunnivi
pircè nisciunu ormai l'era tuccari,
era la tua e lier'a ffa sunari
quannu puru a contròra, 'ncerti voti,

zziccaunu lu concertu mammi e fili,
la zzia cu lla cummari e llu nipoti,
mmienz'alla shtrata... nna catena suttili...
E la musica aumentava a mmanu a mmanu....

La petra ddivintava nnu violinu,
e ccuminzava lu corteggiamentu:
sobbr'alla galeotta chianca bianca,
petra e fai... musu cu mmusu....

suggellaunu l'nnamoramentu!
La petra,mo la uardu, e nni capimu:
quannu non c'è nnisciunu, mi la pighiu
e fazzu finta ca mozzucu li fai.....

quantu bbelli cosi nni ticiumu,
comu nna mamma cu llu figghiu...
ca Oria mia no mmi la scordu mai.
Tina Massa

giovedì 21 giugno 2012

PER FIDANZARSI UNA VOLTA ERA COSI'........

(Foto tratta dal web)
Ci è tòrtura all'acqua li tócca (Se è tortora all'acqua ritorna).
Così diceva il giovane quando attendeva la ragazza vicino alla fontana. Come le tortorelle vanno sempre dove c'è l'acqua, così la ragazza che amava il suo ammiratore, per incontrarlo, usciva da casa e andava a prendere l'acqua alla fontana pubblica. Il corteggiamento, infatti, avveniva presso le fontane dove le ragazze, alquanto imbellettate, andavano a prendere l'acqua per gli usi domestici. Facevano più viaggi per farsi ammirare dai giovani che a gruppi sostavano nei pressi della fontana. Quando un giovane riteneva che la ragazza avesse intuito le sue intenzione l'andava a "fermare", per farle la dichiarazione d'amore, iniziando quasi sempre con la frase fatta: "Signorina permetti una parola?" Tuttavia il primo approccio era sempre... un disastro! Appena il giovane si avvicinava e timidamente incominciava a balbettare, la ragazza, con fare altezzoso, lo interrompeva dicendo: "Vabbànni .... stu carniàli ... ci nò mo ti tiru la mìnzàna a ncàpu (Vattene…. questo carnevale…. se no adesso ti tiro la brocca in testa), oppure: "Alleviti ti nànti ca nnò si péti pi la scarpa mìa" (Togliti davanti che non sei piede per la scarpa mia), per fargli comprendere che non era suo paragone. A questo punto il giovane avvilito non trovava altre parole, quindi tornava vicino ai suoi amici come un cane bastonato. Quando, invece, la ragazza ci stava un po' diceva: "Ti ni puè scìri ca mò nnò portu càpu (Te ne puoi andare che adesso non ho in mente di fidanzarmi), oppure: "Lassimi scìri ca so vagnòna" (Lasciami andare che sono piccola), per voler dire che non aveva l'età per fidanzarsi. Frasi queste che lasciavano sperare ed il giovane continuava il corteggiamento, magari per mesi, fino a quando la ragazza, assicuratasi delle buone intenzioni del giovane, gli diceva: "Sì". Spesso, però, a condizione che, al più presto, le doveva portare a casa i propri genitori per il fidanzamento ufficiale. In quell'occasione, con l'accordo dei rispettivi genitori, si scambiavano “lu litràttu” (la foto), che il giovane metteva nel portafogli, comprato apposta, portandola sempre con sé per mostrarla ad amici e parenti. (Autore: Damiano Pipino-Accademico Tiberino, nativo di Oria, emigrato)

venerdì 6 aprile 2012

Oria: Pasqua, tradizioni.

TRADIZIONI ORITANE
Un tempo ad Oria per la Pasqua la fidanzata regalava al proprio ragazzo un dolce dalla forma di agnellino. La testa veniva restituita dal ragazzo alla fidanzata ed in tal modo si rinnovavano la "dichiarazione d'amore". A Oria questi agnellini (dell'amore) si chiamano "picurieddi" e sono famosi in tutto il Salento perché si differenziano da quelli preparati altrove perché la testa non è fatta di zucchero ma di pasta di mandorle come il resto del corpo. Una pasticceria locale è particolarmente specializzata nella lavorazione di questi dolci, si tratta del Bar Pasticceria Carone nella centralissima Via Roma. In queste "usanze" venivano solitamente coinvolte le famiglie di entrambi i giovani. Spesso la mamma del ragazzo preparava per la futura nuora dell'ottima "copeta" (dolce di mandorle e zucchero) a forma di cuore. Da qui il detto rimasto famoso: PASCA E' RRIATA E PICURIEDDU NO MI NNA TATU, CU LA PONTA TI LU PETI TI LA MANGI LA CUPETA!
Foto e Testi © OriaOggi. E' vietata ogni riproduzione, anche parziale, senza preventiva autorizzazione.

venerdì 11 marzo 2011

Ricordi di Oria e del pellegrinaggio al santuario di San Cosimo alla Macchia. (a cura d un cegliese residente a Torino)

....
Nell'immagine una foto d'epoca (oggetto di un quadro esposto nel Comune di Oria) del pellegrinaggio di una volta al santuario di San Cosimo alla macchia.
[Oria la considero parte della mia storia... per noi che venivamo da Ceglie per andare a san Cosimo e Damiano era obbligatorio la sosta ad Oria... quella che ricordo di più fù un pellegrinaggio degli anni 60/70... partimmo da Ceglie cù lù... traìn'.... a quei tempi c'era ancora qualcuno che l'aveva e che ci lavorava.... da Ceglie ad Oria fù tutta una festa... canti e musica e vino a fiumi....!!! subito dopo l'uscita da Oria tutto d'un tratto calò un silenzio incredibile in tutta l'allegra compagnia... sparirono le ricunette ed i tamburelli e spuntarono fuori i rosari, le immagine sacre ed i crocifissi...!! da quel punto iniziava il vero pellegrinaggio... ricordo persino una donna di mestiere, che d'un tratto iniziò a piangere e pregare, scese dall'ù traìn' e incominciò a seguirci a piedi... quando mancavano pochi metri al santuario proseguì inginocchio strappandosi i capelli invocando la grazia....!!! ma tutto era contornato dalle voci maligne... che si chiedevano che tipo di grazia essa invocava... (una di queste diceva "tanta ****' di chiù") e fù allora che scoppiò l'ilarità in tutto il gruppo... fù così che si passò dai pianti invocatori alle sonorosissime risate....

Son passati quasi 50 anni da allora.... ma ricordo tutto come se fosse ieri, ma con l'aggiunta del senno del poi... tante cose allora per la mia tenera età mi sfuggivano....]
Ciao Oria, un saluto da Torino....

mercoledì 9 marzo 2011

Ritorna ad Oria QUAREMMA con l'inizio della Quaresima.

La Quaremma o Caremma (dal francese Careme, in altre parole Quaresima) è un fantoccio di paglia con le sembianze di una brutta vecchia vestita a lutto. Nella tradizione popolare, la Quaremma rappresenta la moglie del Carnevale e compare in alcune vie oritane appesa ad un filo ancorato alle pareti di due opposte case, a debita altezza dalla sede stradale quando le festività carnevalesche sono finite e quindi il marito può dirsi morto. Le Quaremme fanno così capolino quando inizia la Quaresima, quel lungo periodo di astinenza e penitenza che precede le festività della Santa Pasqua. La Quaremma regge tra le mani il fuso (strumento di legno per filare) ed alla cintola la conocchia (quantità di lana, canapa, lino) e con sette ciambelle infilate in un braccio. Il fuso simboleggiava l'obbligo della donna a lavorare per pagare i debiti contratti dal troppo prodigo marito. Al posto dei piedi porta un frutto con sette penne, simbolo delle sette settimane di penitenza e digiuno che precedono la Pasqua (QUARESIMA), quando sarà rimossa dai fili e bruciata. Il fuoco purifica e rigenera realizzando così un nuovo ciclo destinato a ripetersi negli anni.

domenica 31 ottobre 2010

Rispetto le idee altrui .... ma io sono contrario a festeggiare Halloween.

Perché contrario a festeggiare Halloween? Perché lo ritengo semplicemente un fenomeno commerciale ed un secondo carnevale; perché non fa parte della nostra cultura, è una festa americana (anche se alcuni sono del parere che ha origini europee).
Sono del parere che l'autorità di P.S. dovrebbe vietare di andare in giro completamente mascherati come il giovane oggetto del mio scatto fotografico qui pubblicato (ore 17:00 in Corso Umberto ad Oria) . Perché vietare? Per questioni di sicurezza pubblica..... qualche balordo potrebbe approfittarne per commettere reati.

venerdì 25 dicembre 2009

Tradizioni popolari - beni culturali - modi di dire e detti oritani.

Ti Santu Stefunu no mangiari fai ca ci nò ti essunu li fronchiuri!
(Nel giorno di Santo Stefano non mangiare fave altrimenti ti escono i foruncoli!)

mercoledì 23 dicembre 2009

Tradizioni popolari (veri Beni Culturali). Il menù del giorno di Natale e della vigilia.

Cuddu ca si mangiava ti Natali e ti la Vigilia.
(Fonte: LA VISAZZA, numero unico dell'associazione Presepe Vivente, dic.1992, a cura di Diego Moretto e Carmine Chiedi).

Lu giurnu ti la Visciglia:

Gnocchi cu lu baccalai
Baccalai cu lu sucu e baccalai rrustutu
Rapicauli a ssuffrittu - Caulifiuri fritti
Fungi amarieddi rrustuti e lampasciuni fritti
Cicora - finucchiu - lupini - mandarini - nuci - mennuli brustuliti - pettuli e e purcidduzzi cu lu cuettu ti li fichi.
Marvasia e primatiu.

Lu giurnu ti Natali:

Stacchioddi e pizzarieddi cu la carni ti lu puercu
Cicureddi a minestra e purpetti
Agnellu a llu furnu - capuzza - mmarrettu e sangunazzu
Cicora - finucchiu - lupini - mandarini - nuci - mennuli brustuliti - cartiddati cu lu meli - rosogliu e cafei.

Marvasia e primatiu.

giovedì 10 dicembre 2009

Cose del passato oritano: "la ngegna" (la noria)

Caro Franco,
visto che riporti cose del passato oritano e considerato che ciò viene gradito dai lettori del blog, ti invio un mio scritto autobiografico nel quale è evidenziato un marchingegno che nel passato veniva utilizzato dai contadini per estrarre l'acqua dai pozzi di falda freatica. Mi riferisco alla NORIA, in dialetto NGEGNA, che veniva azionata solitamente da un asino che legato ad un lungo palo di legno, camminava lentamente in senso antiorario, con moto cadenzato e monotono, attorno al pozzo.
I miei genitori erano dei poveracci che non possedevano nulla. Lavoravano la terra in affitto o a mezzadria in contrada Squartati-Camarda. Per tirare l'acqua dal pozzo ci si serviva della NGEGNA che veniva azionata dal CIUCCIO (che non possedevamo). Avevamo una vigna a mezzadria, di proprietà di un macellaio di carne equina di Latiano, un certo Ngiccu Lu Pupu e quando all'inizio di giugno ci trasferivamo in campagna questo tizio ci dava in prestito un asino, possibilmente il più fesso e più magro. Noi lo tenevamo per tutta l'estate per farlo lavorare alla NGEGNA, in cambio lo dovevamo fare ingrassare ben bene così quando lo restituivamo all'inizio di novembre, Ngiccu Lu Pupu l'Uccieri ti Latianu lo "scannava" e lo vendeva per braciole. Il più delle volte questi cacchio di ciucci non erano abituati a girare alla NGEGNA oppure si fermavano (il più delle volte per la stanchezza e fame cronica). Io, da CACANITO che ero, avevo il compito di BADARE affinché il CIUCCIO non si addormentasse allu PALU. E quindi mi sedevo sul PILONE e ogni volta che il CIUCCIO passava io gridavo AH! AH! e quello accelerava. Ricordo che avevamo un cane di razza bastarda che a furia di sentire me urlare aveva imparato anche lui e, fermo vicino a me, quando passava l'asino iniziava ad abbaiare. Ero riuscito ad addestrare il cane (che si chiamava Titino) a rimanere lì e fare da guardia anche quando mi allontanavo. Io ne approfittavo per andare a caccia di lucertole oppure acchiappare farfalle. Un bel giorno il cane non tornò più dopo una scorribanda notturna con altri cani e cagne. Io rimasi senza amico cane e quello che era più grave ero obbligato a non muovermi dal punto di guardia per tutto il tempo che quella bestia di ciuccio girava alla ngegna. Mi confidai con una persona adulta, un vicino latianese, il quale era un grande pigghianculo. Lo sai che fece? Mi diede un consiglio. Disse:
"Ue vagnò lu sani cce ha dda fari? Pigghia nu tiaulicchiu, lu scuerci nu picca ti nanti e lu vungi anculu allu ciucciu."
Io ragazzino di 9-10 anni non vuoi che metto in atto il consiglio? Non ti dico le conseguenze.... LU CIUCCIU STA FUCI ANCORA!!! E per un pò pure io andavo di corsa per non buscare pere-picozze dal mio papà. Alla Ngegna vi furono dei danni... si ruppero delle CALETTE ed altre cose.
Un abbraccio a te e a tutti i tuoi lettori, oritani e non.
Un amico.
Nell'immagine seguente potete osservare una "ngegna" in miniatura realizzata da Tonino Italiano, oritano.... da anni emigrato al nord. Detto bene culturale si trova attualmente all'interno della Curia Vescovile e viene ogni anno utilizzato per allestire il presepe.

venerdì 24 luglio 2009

A proposito della Fiera della Maddalena (a cura di Pierdamiano Mazza)

Gent.mo Franco, vedendo il tuo post sulla Fiera della Maddalena, mi permetto di scriverti due righe.

 
Quella che si è svolta il 21 c.m., con poche baracche e con pochi acquirenti, è stata il vanto di Oria per moltissimi secoli. Infatti, molte false tradizioni circolano su questa fiera (come quella che citavi circa i latianesi), inficiandone il reale altissimo valore storico. La fiera oritana della Maddalena fu concessa dal re Roberto d'Angiò nel 1300 e si svolse in Oria nello stesso anno. Surreale, ma quel piccolo groviglio di baracche di stamane era la 710^ edizione della Fiera della Maddalena!!! La fiera oritana aveva un cerimoniale preciso, ed è stata considerata tra le massime festività della Terra d'Otranto. Competenza organizzativa (e quindi relativo incasso di prebende) spettava al Capitolo della Cattedrale oritana; infatti la fiera era aperta dal Procuratore Generale del Capitolo che attraversava la città imbandierata a festa, in groppa ad un cavallo bianco, offerto dalle autorità civili oritane. Per di più era giornata festiva, come per molte città che ospitavano fiere. Inoltre, considerando la chiusa economia curtense della Puglia trecentesca, questa fiera faceva di Oria uno dei centri più stimati della zona. E mentre paesi vicini si vantano di avere fiere che definiscono "storiche" con pochi decenni di edizioni alle spalle, noi oritani - con una delle più antiche, se non la più antica fiera mai interrotta della storia del meridione d'Italia - l'abbiamo fatta ridurre a pochi metri di mercato. Ma forse la colpa è solo della noncuranza e dei morsi voraci del tempo.
Pierdamiano M. Mazza

giovedì 21 maggio 2009

Oggi ricorrenza dell'Ascensione di NSGC. Ultima Perdonanza.

Ieri mercoledì 20 maggio c'è stata la tradizionale Processione con le reliquie dei SS. Medici da Oria al Santuario di San Cosimo alla Macchia. Fino a qualche anno fa anche il Vescovo partecipava andando a piedi.
Pubblico anche un video amatoriale che ho realizzato per farvi assaporare , oltre che alcune foto della processione, anche dei momenti gioiosi, di ritorno dal Santuario, vissuti a bordo del bus insieme ad alcuni componenti della banda cittadina.
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giovedì 14 maggio 2009

Festa Santi Medici - 14 maggio: asta e processione.

Alcune immagini per i lettori lontani........ da Oria... ai quali va un mio caloroso saluto.


LINK VIDEOCLIP==>QUI
Nelle prossime ore pubblicherò anche quello relativo ai momenti dell'asta dei portatori di Santi che precede la processione)

venerdì 10 aprile 2009

Oria - Pasqua 2009 - I Misteri (venerdì santo) - Video


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ORIA- Giovedì Santo: I Sepolcri

Nella foto: interno chiesa San Francesco di Paola in Oria. Per approfondimenti cliccare QUI.

Oria come Taranto. LA NAZZICATA DEI MISTERI

"........Atà essiri nna cosa nova penzo, como eti nova l'itea del sinnucu ti Orria co faci camminare le tomobbili a 10 all'ora tipo la nazzicata de li Misteri di Taranto."

A Franco Alpa
L' amicu mia ti l'azzioni cattolica
di 72024 Orria ti Brindisi

Caro Franco,
ti scrivo per farti sapere che in famiglia abbiamo qualche cazzanculo, come speriamo puro di te. Da cuasi un anno che non ci vetiamo. Ti scrivo queste tre richi per addomandarti che cazzatora sta succedendo a Orria urtimamente, che dove la quale una persona di acquà mi ha contato che è saputu che stanno succetenno cose turchi e che tu ti hai messo a scoverchiare altari, altarini e ucchi. Alla veramenti non sono capito assai se li ucchi li ai scoverchiati tu o quarche atru. Fatto che sia sembra che stai cazzando li pieti a quarcuno cu sta cosa ca scrivi INTRANIENTI, che dove la quale non sono capito che caputimenchia eti.
Canatuma Roccu è cercato di spiecarmi che eti una talevisione ttaccata allu tolefono. Mah… quando vengo a casa tua mi fai vetere accossì me la compro puro io.
Caro Franco, ho rimasto molto mortificato che non ho potuto venire a Orria per vetere il Torneo dei quattro lioni listate scorza. Da quando mi ho 'nzurato e abbito a Cellie Mesapico, il paese di moglierima, sono perduto il piacere di vetere tante belli cosi ca si fanno a Orria nostra, spicialmenti in mesi di agosto: la festa ti Santu Larienzu, dove la quale nna vota spaccaumu li muluni sarginischi ca nnucia ti Brindisi cumparima Damianu iammabella; la festa ti la Matonna ti iaddana dove la quale nna vota si facia la curcagna.
E in ha ggiunta sono saputo che adesso un tuo amico giornalista organizza colla comune una festa che si chiama Contropaglia, dove la quale mi sarebbe piaciuto tanto veterla pecché non sono capito che cazzatora si festeggia visto che la paglia si fa a giugno quanno si mete il crano. Come tu sai ogn’anno teniamo l’usanza a passare la simana Santa a Orria, ma cuest’anno forze non eti possibile pecché Rosetta la nostra mula da un giorno all'altro si deve sgravare e non la possiamo sforzare cu nno ssia si sbortisce. Tra l'altro stiamo tutti preoccupati pecché quanno è piovuto si ha bagnata e se mmalata ti ciamuerru.
A proposito ti li festi ti Orria sono saputo ch’enceti un orriatano ca si chiama Franco Boccuccia ca è organizzato teatro in indialetto, dove la quale mi sarebbe piaciuto vederle. E cossì pinzando mi ho ricordato caro Franco quannu io e te e tanti atri beddi amici rricitaumu all'azzioni cattolica ti la chiesa matri. La recita cchiu bella era la Passioni. Ti ricuerdi? Quant'anni hannu passato. Matò!! Ci penzu tremulu cu lli contu. Turnaumu della fatia e sci sbariaumu la sera sera a fari la parti a ci ti Cristu, a ci del apòstulu, a ci del fariseo e a ci di Sottaponzio Pilato.
Il riggista era la buonanima di Donnalfonsu ca si ncapunia cu nni faci rricitari comu l'artisti veri del teatro, ma che nne voleva di noi! Noi èromo quello che èromo e iddu s'era ccuntintari.
Mi ricordo ca nn'annu ccappò nnu Cristu un poco caputuestu, che anforza er'a ffari come li diceva la capu sua. Alla scena di quando arria il sordato romano ca llu rresta, stu Cristu, tuttu mafiusu faci anfacci a cuddu: "Uelà, chi sei tu?" - "Io sono il Centoleoni. E tu sei Gesù Nazzareno?" - rispose l'altro - "Ssèh!" e si menti li mani alla cinta come pi diri: “avviciniti, ci tieni curaggiu, meh!". "Noni noni, -critava Donnalfonsu,- non si fa daccossì questa scena!" Macché, non c'era versu, cussi l'era a ffari. Allora Donnalfonsu li llevò la parti. Ngià!
E alla scena di l'ùrtima cena, ah! Quando piglia, mestru Zangoni, ca facia la parti di Ggiuta, rria alli provi all’addasciùnu, ca pi la pressa non cera manco passato di casa pi mangiari. Appena smirciò sulla bbanca la pagnotta dell'ultima cena, a una vutata di uecchi si la sculuppiò sana sana. Allu megghiu di la scena, che Cristu disse datimi il pane, foi la risa! Nisciuno di noi fiatava, ca nisciuno sapeva nienzi cce fine era fatto la pagnotta. Allora Cristu nn'atra vota faci: "Uè, apostuli, datimi il pane" - "Maestro, arreto lo dici?" Disse l'apostulu Giuanni cu pigghia tiempu.
"Arreto, Arreto!" E siccome la pagnotta no nci assìa, Cristu feci un trebbocchetto e disse: "A chi si mangia un pizzetto di quel pane nchiana un gradino della scala del Paratiso.” Subbutu Ggiuta disse: "Allora Maestro iu stou alla cima cima della scala che me lò mangiato tutto io"— "Ca poca tu hai stato, lazzaroni! Atru ca Paratisu! Tu ha sciri to' voti all’Infierno, primo che sei Ggiuta traditori, secondu ca t'ha fricatu la pagnotta” Bè Donnalfonsu lassiunu i lacrimi alli uecchi, ci sapi, o pi la risa o pi la dispirazzioni e cudd'atru.... Premiu Cicaledda, ah Frà, cce ti lu ricuerdi? Facia la parti del Mmalilatroni e si scurdava ogni vota i palori del cupioni! Alla scena della Croggifissioni tuccava a iddu ccu parla e inveci si stava zittu. Donnalfonsu lu spingia: "Non taceri Premiu; quanno nno ti sovviene la battuta parla lo stesso, di una cosa, la prima ca ti veni ancapu!” Allora quello, ppinnutu alla croci, tuttu sanguinatu, si ggira al Bonlatroni e li dici ""Emmènchia cumpà, cce cazzanculu ti Pasca sta passamu uannu!""
Ccussini nni divirtiumu nui quann'èrumu vierdi, cu nienzi, cu lu piaceri ti schirzari e di stari a ccumpagnia. Atru ca mmoni Ah Frà! ? Bbè statti buenu, saluti mia e di moglierima, in data di osci alli teci ti aprili dolci dòrmiri.
Tuo defecatissimo amico Ntunucciu Ntramalonga
Posto Stribolo: Mi avrebbe alla veramenti piaciuto vétiri li Misteri stasera a Orria, ma canatuma Roccu mi è detto pò darsi ca si potano veteri sobbra INTRANIENTI, che como l'hanno passato a Orria Li Misteri si ponnu vètiri a lachiazza ca fanno li strimigni. Sssé! Daccossì mi è detto, propia daccossì “a Orria li misteri a lachiazza fanno li strimigni”. Io alla tavero Frà, non sono capito unamatamenchia, ma pé non fare ficura ho stato zitto, cuanno ci vetiamo me lo conti. Atà essiri nna cosa nova penzo, como eti nova l'itea del sinnucu ti Orria co faci camminare le tomobbili a 10 all'ora tipo la nazzicata de li Misteri di Tarantu.
Chi desidera inserire commenti a questo articolo può inviarmi una mail con identità certa riscontrabile con un numero telefonico. Grazie.
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domenica 5 aprile 2009

Giornata delle Palme ad Oria.............

.........tra Fede e Tradizione; tra Sacro e Profano.
Le immagini si riferiscono alla tradizionale benedizione delle palme presso la Parrocchia San Francesco di Paola, stamattina alle ore 07:00. Presenti anche fedeli di altre parrocchie che molto sommessamente criticavano la decisione adottata da altri parroci di non benedire quest'anno le palme nei pressi della propria chiesa, in considerazione del fatto che alle ore 09:30 in Piazza Manfredi vi era quella comunitaria con partecipazione del Vescovo.
Nella foto Giovanni Tagliente (che qualcuno ha già soprannominato Delle Palme)
...... tanti figli (ben 11) .... tante palme.Chi desidera inserire commenti a questo articolo può inviarmi una mail con identità certa riscontrabile con un numero telefonico. Grazie.
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