VITTIME DI GUERRA, DI LAVORO E D’OBLIO. PER IL SECONDO ANNO CONSECUTIVO L’AMMINISTRAZIONE COMUNALE DIMENTICA I MARTIRI DELLA RESISTENZA E DEL PRIMO MAGGIO. NEANCHE UN MANIFESTO.
IN COMPENSO GIOVEDI’ PROSSIMO SI DISCUTERA’ DI CACCA DEI PICCIONI.
ORIA - Nulla. Zero. Buio. Per il secondo anno consecutivo nella città di Oria spariscono avvolti sotto una spessa coltre di silenzio e di oblio, due delle festività nazionali più sentite e importanti d'Italia: la Liberazione e il primo maggio. A differenza della stragrande maggioranza delle altre amministrazioni comunali sparse per lo Stivale, quella oritana ha preferito cancellare dal calendario e dalla memoria collettiva i martiri partigiani e i morti sul lavoro: una piaga quest'ultima per la quale la piccola cittadina brindisina è più volte negli ultimi anni balzata agli oneri della cronaca. Per loro: non una cerimonia, non un accenno, nemmeno un manifesto. A denunciarlo, all'indomani del 25 Aprile, era stata la sezione cittadina del Partito democratico. In un volantino diffuso e distribuito per le vie del paese, i militanti del Pd hanno denunciato il silenzio, per il secondo anno consecutivo, dell'amministrazione guidata dal sindaco Cosimo Ferretti attorno al martirio dei giovani della Resistenza. Il breve comunicato esordiva riportando il testo di una lettera scritta da un partigiano 22enne, poche ore prima di essere fucilato senza processo da un plotone nazifascista. Poche ma toccanti e profonde righe indirizzate a mamma e papà, che gli autori del volantino hanno dedicato al sindaco Ferretti, per ricordargli, scrivono, che quel ragazzo in fondo è morto anche per lui. All'intervento del Pd ha poi fatto seguito un acceso dibattito in città, sviluppatosi in particolar modo sulla rete, e sui numerosi siti internet sorti in questi mesi per mano di oritani. In uno di essi, diretto dall'ormai celebre Franco Arpa, quest'ultimo si domandava se l'amministrazione comunale si sarebbe comportata allo stesso modo anche in occasione del primo maggio: nascondendo nel silenzio più totale, per il secondo anno consecutivo, la festa dei lavoratori celebrata in ogni angolo del mondo. E infatti. Non una celebrazione, non un cenno, non un manifesto. Il perché non è dato sapere. Per qualcuno è stata semplice dimenticanza, o poca cura per certe mielose ricorrenze che poco hanno a che fare con i problemi concreti dei cittadini. Ma anche no. In questi primi due anni infatti l'amministrazione comunale oritana si è molto distinta per un massiccio attivismo nella lotta ideologica e senza quartiere contro il nemico sovietico e bolscevico sempre pronto a sferrare il prossimo attacco. Celebre, e questo è sacrosanto, il convegno per commemorare i morti delle foibe di Trieste. Così come la decisione di intitolare una strada al "giorno della libertà". Non ovviamente libertà dal nazifascismo che sul suolo italico non ha mai annientato città intere trucidando donne e bambini a decine di migliaia. Ma libertà dai comunisti che, come noto, hanno marciato con le loro truppe fin dentro Roma ( in realtà non è vero, ma visto che i vertici romani del Pdl hanno già preannunciato che metteranno mano ai libri di storia, meglio portarsi avanti col lavoro). Ciò detto, e a voler giustificare il silenzio attorno al 25 Aprile con motivi ideologici, poco si comprende quello calato sul primo maggio. Soprattutto quest'anno. La festività dedicata ai lavoratori ha infatti avuto giovedì scorso, come tema portante, la piaga delle morti bianche. In Italia, ogni santo giorno, cinque padri di famiglia, o semplicemente figli di qualcuno, non tornano più a casa, perché schiacciati da una gru, o precipitati da un impalcatura, o arsi vivi in un'acciaieria. 1300 caduti ogni anno. Come mosche. Come soldati in guerra. E anche Oria, purtroppo, a questo conflitto quotidiano ha troppo spesso donato il suo tributo di sangue. Il giorno più nero delle sue morti bianche Oria l'ha vissuto nell'agosto 1993, quando la vita di tre donne, Maria Marsella (25 anni) Antonia Carbone (29 anni) e Maria Dell'Aquila (51 anni), si spezzò in un drammatico incidente stradale. Erano stipate come sardine in un vecchio furgoncino che le portava a piegare la schiena sui campi dei caporali. Altre tragedie simili, seguirono negli anni. L'ultima vittima oritana in ordine di tempo, è stata il 53enne Armando Penta, precipitato lo scorso dicembre da una torre di polimerizzazione durante alcuni lavori nei pressi di Potenza. Di poco più giovane Sergio Arpa, 44 anni, caduto il 30 agosto di 2 anni fa dall'impalcatura di un capannone nella stessa Oria. Aveva invece appena 19 anni Andrea D'Alessano, colpito da un martello in testa, mentre lavorava al servizio di una ditta esterna, nell'impianto siderurgico Ilva di Taranto. Per lui, per tutti loro, l'amministrazione comunale di Oria non ha trovato il tempo nemmeno per stilare un manifesto. Forse troppo occupata in questi giorni febbrili a organizzare con successo l'attesissimo convegno sulla "caccia dei piccioni". Vera piaga, incommensurabile emergenza per l'intera comunità locale, a cui sarà dedicato il prossimo 8 maggio ampio spazio, con dibattiti e manifesti. E di fronte al quale la morte di una padre o di un figlio di Oria sul campo di lavoro, appare ben poca cosa. Indegna perfino di uno straccio di manifesto.
Fonte: Senzacolonne del 4.5.08 – autore:Emilio Mola
IN COMPENSO GIOVEDI’ PROSSIMO SI DISCUTERA’ DI CACCA DEI PICCIONI.
ORIA - Nulla. Zero. Buio. Per il secondo anno consecutivo nella città di Oria spariscono avvolti sotto una spessa coltre di silenzio e di oblio, due delle festività nazionali più sentite e importanti d'Italia: la Liberazione e il primo maggio. A differenza della stragrande maggioranza delle altre amministrazioni comunali sparse per lo Stivale, quella oritana ha preferito cancellare dal calendario e dalla memoria collettiva i martiri partigiani e i morti sul lavoro: una piaga quest'ultima per la quale la piccola cittadina brindisina è più volte negli ultimi anni balzata agli oneri della cronaca. Per loro: non una cerimonia, non un accenno, nemmeno un manifesto. A denunciarlo, all'indomani del 25 Aprile, era stata la sezione cittadina del Partito democratico. In un volantino diffuso e distribuito per le vie del paese, i militanti del Pd hanno denunciato il silenzio, per il secondo anno consecutivo, dell'amministrazione guidata dal sindaco Cosimo Ferretti attorno al martirio dei giovani della Resistenza. Il breve comunicato esordiva riportando il testo di una lettera scritta da un partigiano 22enne, poche ore prima di essere fucilato senza processo da un plotone nazifascista. Poche ma toccanti e profonde righe indirizzate a mamma e papà, che gli autori del volantino hanno dedicato al sindaco Ferretti, per ricordargli, scrivono, che quel ragazzo in fondo è morto anche per lui. All'intervento del Pd ha poi fatto seguito un acceso dibattito in città, sviluppatosi in particolar modo sulla rete, e sui numerosi siti internet sorti in questi mesi per mano di oritani. In uno di essi, diretto dall'ormai celebre Franco Arpa, quest'ultimo si domandava se l'amministrazione comunale si sarebbe comportata allo stesso modo anche in occasione del primo maggio: nascondendo nel silenzio più totale, per il secondo anno consecutivo, la festa dei lavoratori celebrata in ogni angolo del mondo. E infatti. Non una celebrazione, non un cenno, non un manifesto. Il perché non è dato sapere. Per qualcuno è stata semplice dimenticanza, o poca cura per certe mielose ricorrenze che poco hanno a che fare con i problemi concreti dei cittadini. Ma anche no. In questi primi due anni infatti l'amministrazione comunale oritana si è molto distinta per un massiccio attivismo nella lotta ideologica e senza quartiere contro il nemico sovietico e bolscevico sempre pronto a sferrare il prossimo attacco. Celebre, e questo è sacrosanto, il convegno per commemorare i morti delle foibe di Trieste. Così come la decisione di intitolare una strada al "giorno della libertà". Non ovviamente libertà dal nazifascismo che sul suolo italico non ha mai annientato città intere trucidando donne e bambini a decine di migliaia. Ma libertà dai comunisti che, come noto, hanno marciato con le loro truppe fin dentro Roma ( in realtà non è vero, ma visto che i vertici romani del Pdl hanno già preannunciato che metteranno mano ai libri di storia, meglio portarsi avanti col lavoro). Ciò detto, e a voler giustificare il silenzio attorno al 25 Aprile con motivi ideologici, poco si comprende quello calato sul primo maggio. Soprattutto quest'anno. La festività dedicata ai lavoratori ha infatti avuto giovedì scorso, come tema portante, la piaga delle morti bianche. In Italia, ogni santo giorno, cinque padri di famiglia, o semplicemente figli di qualcuno, non tornano più a casa, perché schiacciati da una gru, o precipitati da un impalcatura, o arsi vivi in un'acciaieria. 1300 caduti ogni anno. Come mosche. Come soldati in guerra. E anche Oria, purtroppo, a questo conflitto quotidiano ha troppo spesso donato il suo tributo di sangue. Il giorno più nero delle sue morti bianche Oria l'ha vissuto nell'agosto 1993, quando la vita di tre donne, Maria Marsella (25 anni) Antonia Carbone (29 anni) e Maria Dell'Aquila (51 anni), si spezzò in un drammatico incidente stradale. Erano stipate come sardine in un vecchio furgoncino che le portava a piegare la schiena sui campi dei caporali. Altre tragedie simili, seguirono negli anni. L'ultima vittima oritana in ordine di tempo, è stata il 53enne Armando Penta, precipitato lo scorso dicembre da una torre di polimerizzazione durante alcuni lavori nei pressi di Potenza. Di poco più giovane Sergio Arpa, 44 anni, caduto il 30 agosto di 2 anni fa dall'impalcatura di un capannone nella stessa Oria. Aveva invece appena 19 anni Andrea D'Alessano, colpito da un martello in testa, mentre lavorava al servizio di una ditta esterna, nell'impianto siderurgico Ilva di Taranto. Per lui, per tutti loro, l'amministrazione comunale di Oria non ha trovato il tempo nemmeno per stilare un manifesto. Forse troppo occupata in questi giorni febbrili a organizzare con successo l'attesissimo convegno sulla "caccia dei piccioni". Vera piaga, incommensurabile emergenza per l'intera comunità locale, a cui sarà dedicato il prossimo 8 maggio ampio spazio, con dibattiti e manifesti. E di fronte al quale la morte di una padre o di un figlio di Oria sul campo di lavoro, appare ben poca cosa. Indegna perfino di uno straccio di manifesto.
Fonte: Senzacolonne del 4.5.08 – autore:Emilio Mola
2 commenti:
C' è un solo sommento possibile :
" CHI NON HA MEMORIA DEL PROPRIO PASSATO , NON PUO' COSTRUIRE IL PROPRIO FUTURO " ( Primo Levi ).
Eppure resto convinto del fatto che ad oria , come nella Puglia ed in genere in tutto il sud abbiamo tanti buoni , ottimi cervelli ; ed allora? Io addosso la responsabilità alla scuola in primis : QUALCUNO MI SA DIRE QUANTI INSEGNANTI DALLA SCUOLA PRIMARIA ALLE SUPERIORI , HANNO AVUTO IL CORAGGIO DI PARLARE DI RESISTENZA E DI MARTIRI DEL LAVORO?
In quante famiglie si è parlato di tutto questo?
Allora iniziamo dal basso ad educare alla memoria ( che non c'entra assolutamente nulla con l'imparare a memoria ( sia chiaro !!!!!).
Inoltre tutto questo ha anche a che fare con il martirio del ragazzo di Verona : quando si giustifica questa gente , come fa il sindaco leghista di Verona , sostenendo che non c'entrano nulla con la politica, è fatale che accadano queste cose.
Qunado , a distanza di quaranta anni quasi non si riesce a saper nulla delle stragi fasciste e questa gente è protetta ancora , cosa si pretende?
IL negazionismo passa soprattutto poer queste cose !!!!!!
Qualcuno sa che a Salò esiste e fa affari d'ro un bar il " bar nero , che ha una sala in cui sono esposti cimeli della RSI ?
Qualcuno sa che gli stessi naziskin veronesi si muovono libertamente per il Veneto e la Lombardia per assalire i ragazzi dei centri sociali?
Qualcuno ha mai detto nulla?
Eppure questa sterssa gentahlia è fuggita , davanti ai miei occhi , giuro , quando in una manifestazione sono comparse le vecchie , gloriose bandiere dell'ANPI scortate da un centinaio di vecchi e giovani partigiani.
RIAPéPRIAMOCI DELLA MEMRIA E CREIAMO SPAZI PER LA MEMRIA !!!!!!
Salvatore Filotico
Benvenuto in mezzo a noi signor Filotico..... e grazie per il Suo intervento (molto coinvolgente ed appassionato) condivisibile in toto. Ha ragione nel dire che DOBBIAMO RIAPPROPRIARCI DELLA NOSTRA MEMORIA E CREARE SPAZI PER LA MEMORIA!
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