mercoledì 16 ottobre 2013
COSE ORITANE DEL PASSATO: CANZONE DEL CARRETTIERE (TRAINIERI)
Lu soli mi sta coci la mitodda
sentu ca mi sta veni la papagna
iu mangiu sulu pani e cipodda,
mbevu l’acqua di lu puzzu di campagna.
Iu cantu sempri quannu sta caminu,
la uardia mi sta faci lu cagnulu,
ci portu caricatu lu trainu
lu tira cu piaceri custu mulu.
Allu skuriatu tegnu na puntedda
quannu la battu forti skattarescia
faci li cuerpi comu la skuppetta,
e com’àciedd’all’aria si sta prescia.
Mugghierima s’è fatta cussi vecchia
ca tienti chiù no teni ntra la vocca
mo s’è nzurduta puru ti na recchia
e ‘ntr’allu liettu chiù no mi sta tocca.
Bisogna cu la cangiu, puredda
ca quannu cchiù la rota no camina,
inutili cu puerti la strascedda
no servi mancu cchiù la martillina.
giovedì 21 giugno 2012
PER FIDANZARSI UNA VOLTA ERA COSI'........
Così diceva il giovane quando attendeva la ragazza vicino alla fontana. Come le tortorelle vanno sempre dove c'è l'acqua, così la ragazza che amava il suo ammiratore, per incontrarlo, usciva da casa e andava a prendere l'acqua alla fontana pubblica. Il corteggiamento, infatti, avveniva presso le fontane dove le ragazze, alquanto imbellettate, andavano a prendere l'acqua per gli usi domestici. Facevano più viaggi per farsi ammirare dai giovani che a gruppi sostavano nei pressi della fontana. Quando un giovane riteneva che la ragazza avesse intuito le sue intenzione l'andava a "fermare", per farle la dichiarazione d'amore, iniziando quasi sempre con la frase fatta: "Signorina permetti una parola?" Tuttavia il primo approccio era sempre... un disastro! Appena il giovane si avvicinava e timidamente incominciava a balbettare, la ragazza, con fare altezzoso, lo interrompeva dicendo: "Vabbànni .... stu carniàli ... ci nò mo ti tiru la mìnzàna a ncàpu (Vattene…. questo carnevale…. se no adesso ti tiro la brocca in testa), oppure: "Alleviti ti nànti ca nnò si péti pi la scarpa mìa" (Togliti davanti che non sei piede per la scarpa mia), per fargli comprendere che non era suo paragone. A questo punto il giovane avvilito non trovava altre parole, quindi tornava vicino ai suoi amici come un cane bastonato. Quando, invece, la ragazza ci stava un po' diceva: "Ti ni puè scìri ca mò nnò portu càpu (Te ne puoi andare che adesso non ho in mente di fidanzarmi), oppure: "Lassimi scìri ca so vagnòna" (Lasciami andare che sono piccola), per voler dire che non aveva l'età per fidanzarsi. Frasi queste che lasciavano sperare ed il giovane continuava il corteggiamento, magari per mesi, fino a quando la ragazza, assicuratasi delle buone intenzioni del giovane, gli diceva: "Sì". Spesso, però, a condizione che, al più presto, le doveva portare a casa i propri genitori per il fidanzamento ufficiale. In quell'occasione, con l'accordo dei rispettivi genitori, si scambiavano “lu litràttu” (la foto), che il giovane metteva nel portafogli, comprato apposta, portandola sempre con sé per mostrarla ad amici e parenti. (Autore: Damiano Pipino-Accademico Tiberino, nativo di Oria, emigrato)
lunedì 29 dicembre 2008
TESSERAMENTO ASSOCIAZIONE PRO LOCO ORIA .....ultime ore
ARTICOLI CORRELATI IN QUESTO BLOG: ==>QUI

CHI VOLESSE EVENTUALMENTE TROVARSI NELLE CONDIZIONI DI VOTARE L'ANNO PROSSIMO E QUINDI DARE UN CONTRIBUTO AFFINCHE' VENGA DEBELLATO UN CERTO MODO DI FARE DI TALUNI SOGGETTI, NON DIMENTICHI CHE DEVE TESSERARSI IN QUESTO ANNO.
PER DOVERE DI INFORMAZIONE NEI VOSTRI CONFRONTI VI ACCENNO SOLAMENTE CHE NEL 2005 IO SONO STATO ELETTO REVISORE DEI CONTI, CARICA DALLA QUALE MI SONO AUTOSOSPESO A TEMPO INDETERMINATO NELL'OTTOBRE 2005 IN QUANTO NON CONDIVIDEVO E NON CONDIVIDO CERTO MODUS OPERANDI.
QUALCHE ESEMPIO? LE INCOMPATIBILITA': (un revisore dei conti che svolgeva funzioni di Coordinatore Generale del Torneo e quindi compiti di gestione tali che gli poteva creare conflitti d'interesse. Il controllore non può essere anche il controllato.); (altro esempio di incompatibilità: il Presidente del Collegio dei Revisori dei Conti, Dr.Epicoco, non può interessarsi, per ovvi motivi, del settore amministrazione. Ve lo immaginate al Comune un Direttore di Ragioneria che dovesse fare anche il Presidente dei Revisori? Potete riscontrare ciò che dico consultando il sito web della ProLoco); (ed ancora: un componente il CdA, il Dr. Michele D'Addario, oggi si ritrova a ricoprire anche l'incarico di Assessore Comunale); (altro componente del CdA, Prof. Pino Malva, è nello stesso tempo Consigliere Comunale). Inoltre non si è mai voluto procedere alla surroga (così come prevede lo Statuto tipo della Regione Puglia) di quei soggetti componenti il CdA, assenti cronici.
venerdì 1 agosto 2008
mercoledì 23 luglio 2008
ANONIMATO SCUDO DALLA TIRANNIA DELLA MAGGIORANZA???
Invito tutti gli oritani a mantenere la calma e grande senso civico, di democrazia e di legalità. Ho il presentimento che possa ritornare la moda delle "pasquinate anonime oritane" di qualche anno fa. Sappiamo che c'è sempre stata gente che desidera dire la sua, ma che, per vari motivi, preferisce mascherarsi. Il dubbio che possa aumentare il fenomeno dell'anonimato mi è venuto stamattina, riflettendo sugli effetti che può scatenare la delibera della giunta di Oria (circa il monitoraggio di blog). Infatti mi è capitato di leggere su internet certe cosette scritte da altri, che possono essere già ritenute legate da nesso casuale alla decisione del Sindaco Ferretti.Osservate il seguente copia/incolla da altri siti:
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Poi c'è anche questo blog oritano che non so di chi sia http://oriaamicidellalanterna.blogspot.com/ sul quale ci sono delle vignette simpaticissime tipo questa:
(dopo quest'annuncio presumo che il gestore di quel blog anonimo si è cagato sotto per il fatto che lo studio legale Annicchiarico potesse scoprirlo e ha cancellato un paio di vignette di satira sulla delibera relativa ai blog. Volete scommettere che dopo questo mio articolo sparisce tutto il blog? Affrettatevi a visitarlo prima che sia troppo tardi!!! NdR.)_________________________
Rendetevi conto che qua stiamo parlando della possibilità che gente possa esser condannata per le affermazioni che ha fatto su internet. Possa finire in carcere (dove non ci vanno i veri delinquenti) (San Barsanofio salvami tu! NdR.) e debba sborsare fior di euro di risarcimenti per le affermazioni fatte.
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A partire da giovedì 24 luglio, verranno aggiornate le regole di questa sezione.
Il nuovo regolamento, in fase di studio, prevederà l'identificazione di tutti gli utenti che vorranno scrivere nelle discussioni dell'area Oria - Politica
Ogni utente dovrà inserire nella propria firma il suo nome e cognome.
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Viviamo in epoca di libertà, così appare, definita da norme che la regolano. Eppure è ugualmente diffuso il comportamento “fuori norma”. Ma c’è qualcosa che eccede, che non può stare dentro le regole; qualcosa che si esprime attraverso “pratiche” sociali irregolari e che rimandano ai fondamenti bio-sociali dell’uomo. Tra queste, da tempo immemore, si segnalano le pratiche anonime, sotto forma di libelli, lettere ma anche, invenzione non recente se si pensa alle “pasquinate” romane, scritte sui muri dello spazio urbano. La diffusione in tutte le epoche di anonimi messaggi viene ascritta al “corvo”, epiteto che già biblicamente viene attribuito al seminatore di discordie, animale immondo, consigliere fraudolento. Il calunniatore, l’autore di diffamazioni anonime mette in pericolo la libertà del cittadino e l’onorabilità della persona? Produce un messa al bando anche di interi settori della società organizzata? Si pensi ai politici, ai partiti, alle aziende, alla magistratura, agli ordini professionali, agli sportivi ecc. Proviamo a capirci qualcosa confrontando la forma “firmata” della comunicazione e la forma “anonima”. Socialmente queste due “forme” partecipano alla individuazione-descrizione di quella cosa su cui è basato il patto sociale di fiducia reciproca tra individui, ma anche tra questi e istituzioni, ma vi concorrono in modo diverso: questa cosa è la verità, naturalmente presunta tale. Va precisato che qui non si prende in esame la forma anonima che riguarda fatti interpersonali e che resta “confinata” perché è lo stesso estensore anonimo non sceglie la sfera pubblica della sua versione della verità/contraffazione che decide di far circolare. E’ acquisizione recente, con l’affermarsi della forma democratica, che nell’ambito dello stato di diritto la diffusione delle opinioni utilizzi strumenti “pubblici” – la politica e le istituzioni, i media, la parola, la pubblicistica varia. Ma in tanti preferiscono la forma anonima con obiettivi anche molto diversificati. Per tutte e due le forme che stiamo analizzando, possiamo rintracciare un fondamento etico-morale che in qualche misura li guida. Chi scrive sui giornali, chi partecipa alla vita pubblica, attraverso anche forme organizzate, sono in genere cittadini convinti che una osservazione, una diversa interpretazione di fatti di interesse sociale può risultare utile alla stessa collettività. Costoro iscrivono il loro “dire” in uno spirito costruttivo lontano da risentimenti personali. Possiamo dire che chi preferisce l’anonimato, ma rende pubblica la “sua” versione, è sempre e soltanto motivato da risentimenti personali? Nella maggior parte dei casi è così, ma vi sono stati casi in cui l’anonimato è stato a servizio dello spirito civico. I tanti fatti di cronaca di autoritarismo politico-statuale e il malaffare pubblico, non solo nostrano, hanno avuto evidenza sociale, prima, e penale, dopo, grazie a segnalazioni anonime. Solo per citare una forma diffusa nei regimi totalitari ricordo la forma del samidzat diffusa nella ex Unione sovietica, vera e propria forma di circolazione sotterranea di letteratura anonima. Nella nostra epoca si è formalizzato il rapporto tra pubblico e privato di ognuno. Nella nostra società italiana, a differenza di società più apertamente laiche, resta una indistinzione tra le due sfere, retaggio in qualche misura della forma “confessionale” e della pratica diffusa della doppia morale: vizi privati e pubbliche virtù. Ma un’altra specificità, molto meridionale, è l’aver sentito le istituzioni statuali come prevaricazione non dell’individuo ma di certo spirito di clan, legato a retaggi antimoderni e di familismo amorale. Jurgen Habermas ha definito “l’agire comunicativo” come forma decisiva e fondante lo statuto della forma democratica, agire che avviene nella condivisione di norme procedurali cui si contrappone, come forma di resistenza non “razionale”, l’agire strumentale che tende a porre l’interlocutore, di qualsiasi natura esso sia, in una forma di asservimento e di soggezione. Vi è da sottolineare un aspetto della contemporaneità legato ai cambiamenti degli ultimi decenni dovuti alla diffusione dei mezzi di informatizzazione sociale, ed in particolare di Internet. C’è una discussione anche forte sul principio della libertà di parola e di anonimato che percorre la rete, come fattore proprio della forma democratica e di uso diffuso di questo mezzo. Le motivazioni alla base di ciò sono diverse e addirittura, come recita una sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti del 1995, deve essere garantita la tradizione di dissenso e di libera espressione in quanto :”l’anonimato è uno scudo dalla tirannia della maggioranza”. Sappiamo anche che per fini nascosti le lettere anonime vogliono delegittimare e intimidire spesso chi cerca di affermare, anche attraverso il proprio “ufficio” norme e costumi validi socialmente. E’ solo una coincidenza che quando in tanti erano analfabeti il numero delle lettere “sine auctore” fossero sicuramente meno. La calunnia però era diffusa ugualmente e, come recita il “barbiere di Siviglia”, come un venticello, “sibillando va scorrendo…nelle orecchie della gente….alla fin trabocca e scoppia”. Erano tempi migliori? Ogni epoca ha il suo dire e, con esso, le forme che si merita.
sabato 31 maggio 2008
SOLIDARIETA', SOLIDARIETA', SOLIDARIETA', SOLIDARIETA', SOLIDARIETA', SOLIDARIETA', SOLIDARIETA', SOLIDARIETA', SOLIDARIETA', SOLIDARIETA'
Per la gioia di alcuni www.oritano.blogspot.com pone fine a tempo indeterminato alle sue "trasmissioni" oggi sabato 31 maggio 2008. Così come pone fine alla mail oritano@email.it
Saluti a tutti, scusate se non risponderò (se mai qualcuno vorrà scrivermi) ma non ho più voglia di portare avanti questo blog, ho espresso delle opinioni e sono stato tacciato immotivatamente di infamia, la cosa non mi sta bene.
I commenti liberi sono sempre in funzione. Vi prego soltanto di non lasciare messaggi volgari e/o tali da ferire la sensibilità di chiunque.
Prima o poi era ora staccare.
Non sono a conoscenza di cosa sia successo, evidentemente ha ricevuto qualche mail in privato con il quale è stato chiamato INFAME.
Caro Oritano, anche se non conosco la tua vera identità, ti dico che se INFAMIA è l'aggettivo che ti può essere affibiato per tutto ciò che hai fatto in questi 10 mesi per Oria e per gli oritani nel mondo..... ti dico che voglio essere chiamato INFAME pure io, anzi lo voglio urlare al mondo intero: SONO UN INFAME.
Non ti chiedo di tornare sui tuoi passi, sono decisioni personali. E' inutile che ti dica che puoi contare su di me e su questo spazio per tutto ciò che ritieni utile per il bene di Oria e degli oritani, disinteressati ed INFAMI come te e come ME. Viva Oria.
venerdì 30 maggio 2008
domenica 25 maggio 2008
martedì 20 maggio 2008
ENNESIMO CONSIGLIO COMUNALE A VUOTO
Oria 20 maggio 2008
lunedì 19 maggio 2008
CALA CALA LA CAPPA MAGNA......
Oggi voglio raccontarvi un "culacchio" di altri tempi. Da piccolo sentivo raccontare che un tempo nel centro storico gli abitanti vicino alle proprie case avevano le gabbie con dentro polli e galline per il fabbisogno della famiglia. In occasione di un'importante ricorrenza religiosa una sera passò per le vie cittadine la processione composta da tutti i sacerdoti del paese, vescovo in testa, tutti vestiti in "alta uniforme", il cosiddetto CAPITOLO insomma. Come ben sappiamo a quei tempi i canti erano in latino e ad un certo punto qualche orecchio fino di attento osservatore, sentì intonare qualcosa di strano: "CALA CALA LA CAPPA MAGNAAAAAAAA, CA CI NO TI PARI LU CINFI CIANFIIIIIIIIIII !!!!" ed un altro sacerdote che rispose: "HA FATTU BBUENU C'HA PARLATU LU LATINUUUUUU, CUSSI' NO TI CAPESCI LU CUNTADINUUUUUUUU !!!!! Il giorno successivo ecco svelato il mistero: ad una famiglia mancava un pollo, nu iadduzzu insomma.venerdì 16 maggio 2008
SITO ARCHEOLOGICO DI VIA ERODOTO IN CONTINUO DEGRADO
Questa foto evidenzia in parte lo stato di abbandono del sito archeologico di Via Erodoto, nei pressi del palazzo di città. Il degrado aumenta sempre più..... il cancello è ormai aperto.... può entrare chiunque ed asportare materiale (cosa che pare è già avvenuta). Io penso che tutti noi abbiamo il dovere civico di fare qualcosa per fermare questo sfacelo, questa incuria.CAFFE' LETTERARIO CON L'ARCHEOLOGO RINO D'ANDRIA NEL BAR KENYA DI ORIA
CAFFE' LETTERARIO:
Il Dr. Rino D'Andria, archeologo oritano in servizio presso l'Università di Lecce presenterà:
il libro "IL CERCHIO DI FUOCO"
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Altri dettagli potrebbe fornirli direttamente il Dr. D'Andria, lettore di questo blog nonché autore di interessanti commenti relativi all'archeologia in Oria.
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Oria - Brindisi - Puglia - Italy | Francesco (detto Franco) ARPA Copyright © - 2008 | Tutti i diritti riservati.
N.B.: Questo post è stato inserito la mattina del 15.5.08
Fonte notizia: ==>[W]
mercoledì 14 maggio 2008
PUBBLICITA' ED OCCUPAZIONE SUOLO PUBBLICO
CHE DIRE DI QUESTA STRUTTURA IN PIAZZA LORCH? E' STATA INSTALLATA OLTRE 20 GIORNI FA ED E' ANCORA LI'. MOLTI CITTADINI SONO DEL PARERE CHE NON E' NORMALE CIO'. FRA L'ALTRO SONO STATI PRATICATI DEI FORI NEL PAVIMENTO. STESSA COSA AVVENNE ALL'INIZIO DEL MESE DI DICEMBRE 2007, IN PIAZZA LAMA IN OCCASIONE DELLA PETTOLATA, CON UNA STRUTTURA SIMILE SE NON IDENTICA.sabato 10 maggio 2008
LA PAROLA ALL'ESPERTO LEGALE..........(necropoli messapica e dintorni)
In merito al problema relativo alla realizzazione dell’impianto sportivo sull’area della necropoli messapica ad Oria, i cui lavori sono presumibilmente iniziati nel giugno 2002, portano a ritenere che essi sono stati eseguiti ai sensi della Legge 443 del 21.12.2001, nota come SUPERDIA. Tale legge per determinati tipi d’intervento, espressamente menzionati [vedi nota 1], consente di poter dare inizio ai lavori facendo ricorso alla D.I.A.: procedura che non richiede atto di concessione edilizia debitamente rilasciato dall’Amministrazione Comunale. Nondimeno per le aree soggette a vincolo, ai sensi della legge n. 1497 del 1939 e ss.mm. e ii., risulta comunque necessaria una preventiva autorizzazione, rilasciata dagli organi delegati dal Ministero competente (in genere le Soprintendenze) [vedi nota 2], a corredo della D.I.A. Ciò detto sulla base della documentazione ricevuta si possono tracciare due possibili scenari. Caso A) Se nella D.I.A. sono state fatte dichiarazioni mendaci (come sembra essere da alcune notizie riportate sul blog Notediarpa) o non sono state allegate ad essa le autorizzazioni previste dall’art. 8 della L. 443/01, le opere realizzate sono da ritenersi abusive, per cui si può ricorrere alla magistratura ordinaria perché vengano accertate le responsabilità civili e penali. Caso B) Nel caso le dichiarazioni sono conformi allo stato dei luoghi e le Soprintendenze ai Beni Archeologici ed ai Beni Ambientali hanno rilasciato le opportune autorizzazioni, si può effettuare un esposto al Ministero dei Beni Culturali perché si accerti se l’operato delle Soprintendenze in oggetto sia stato conforme alla legislazione vigente ed alle direttive ministeriali, nonché al principio di tutela e salvaguardia dei beni archeologici ed ambientali. ====
Nota 1:
Legge n. 443 del 21.12.2001
Art. 1, comma 6 - In alternativa a concessioni e autorizzazioni edilizie, a scelta dell'interessato, possono essere realizzati, in base a semplice denuncia di inizio attività, ai sensi dell'articolo 4 del decreto-legge 5 ottobre 1993, n. 398, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 dicembre 1993, n. 493, come sostituito dall'articolo 2, comma 60, della legge 23 dicembre 1996, n. 662, e successive modificazioni:
a) gli interventi edilizi minori, di cui all'articolo 4, comma 7, del citato decreto-legge 5 ottobre 1993, n. 398;
…
Decreto legge n. 398 del 5.10.1993
Art. 4, comma 7 - I seguenti interventi sono subordinati alla denuncia di inizio attività ai sensi e per gli effetti dell’articolo 2 della legge 24 dicembre 1993, n. 537:
(comma integrato dall'art. 1, commi 6 e seguenti, della legge n. 443 del 2001)
a) opere di manutenzione straordinaria, restauro e risanamento conservativo;
b) opere di eliminazione delle barriere architettoniche in edifici esistenti consistenti in rampe o ascensori esterni, ovvero in manufatti che alterino la sagoma dell’edificio;
c) recinzioni, muri di cinta e cancellate;
d) aree destinate ad attività sportive senza creazione di volumetria;
e) opere interne di singole unità immobiliari che non comportino modifiche della sagoma e dei prospetti e non rechino pregiudizio alla statica dell’immobile e, limitatamente agli immobili compresi nelle zone omogenee A di cui all'articolo 2 del decreto del Ministro dei lavori pubblici 2 aprile 1968, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 97 del 16 aprile 1968, non modifichino la destinazione d'uso;
f) revisione o installazione di impianti tecnologici al servizio di edifici o di attrezzature esistenti e realizzazione di volumi tecnici che si rendano indispensabili, sulla base di nuove disposizioni;
g) varianti a concessioni edilizie già rilasciate che non incidano sui parametri urbanistici e sulle volumetrie, che non cambino la destinazione d’uso e la categoria edilizia e non alterino la sagoma e non violino le eventuali prescrizioni contenute nella concessione edilizia;
h) parcheggi di pertinenza nel sottosuolo del lotto su cui insiste il fabbricato.
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Nota 2:
Legge n. 443 del 21.12.2001,
Art. 1, comma 8 - La realizzazione degli interventi di cui al comma 6 che riguardino immobili sottoposti a tutela storico-artistica o paesaggistico-ambientale è subordinata al preventivo rilascio del parere o dell'autorizzazione richiesti dalle disposizioni di legge vigenti. Si applicano in particolare le disposizioni del testo unico delle disposizioni legislative in materia di beni culturali e ambientali, di cui al decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490.
…
Art. 1, comma 10 - Qualora l'immobile oggetto dell'intervento sia sottoposto ad un vincolo la cui tutela non compete all'amministrazione comunale, ove il parere favorevole del soggetto preposto alla tutela non sia allegato alla denuncia, il competente ufficio comunale convoca una conferenza di servizi ai sensi degli articoli 14, 14-bis, 14-ter, 14-quater della legge 7 agosto 1990, n. 241, e successive modificazioni. Il termine di venti giorni per la presentazione della denuncia di inizio dell'attività decorre dall'esito della conferenza. In caso di esito non favorevole, la denuncia è priva di effetti.
martedì 6 maggio 2008
SI APRE LA GUERRA CONTRO LE CAGATE.........
«I colombi ad Oria sono tanti, sono troppi ed anche se fanno ormai parte del sistema ambientale del borgo antico, è necessario ridimensionarne il numero prima che sia troppo tardi. Nidificano dappertutto, sui tetti, sulle terrazze, sulle parti più alte dei monumenti antichi, che manifestano segni evidenti di deterioramento». Lo denuncia in una nota l’assessore all’Ambiente del comune di Oria, Giuseppe Destradis, che parla di una “vera piaga ambientale”. “I colombi, oltre a sporcare – afferma l’assessore comunale - rappresentano una fonte sicura di infezioni come la scienza medica da molto tempo ci informa”. «I colombi – spiega ancora Destradis – sono portatori di malattie altamente infettive come la salmonellosi, sono portatori di zecche e possono provocare fastidiose allergie che danneggiano la salute delle persone e in particolare persone anziane e bambini». L’amministrazione comunale di Oria fa sapere di voler “tutelare la salute della gente ed affrontare alla radice questa incombenza che assilla moltissime famiglie”, così come è già avvenuto in molte altre città a vocazione turistica come Firenze, Pisa, Cremona, Padova, Venezia, Roma, Spoleto che, in collaborazione con le Asl, hanno debellato questo fenomeno. Sull'argomento, tra l’altro, è in programma, per l’8 maggio prossimo - nel palazzo Martini di Oria - un convegno al quale prenderanno parte amministratori ed esperti della materia.
Fonte: Gazzetta del Mezzogiorno 6.5.08.
In detto comunicato si legge: "Sono stati invitati tutti i Sindaci ed i Parlamentari della provincia di Brindisi, nonché il Presidente della Provincia Dott. Michele Errico."
Penso che è poco dire che c'é veramente da rimanere perplessi e stupefatti di ciò. Una persona che ho incontrato ieri mi ha detto: "Scusa...ma non sarebbe stato meglio spendere questi soldi per comprare del mangime specifico per colombi anziché spenderli per i manifesti e per organizzare questo convegno??".
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PREMIO "IL POZZO E L'ARANCIO"
IL PREMIO LETTERARIO… UN PO’ DI STORIA .
Il Premio Letterario Internazionale “Il Pozzo e l’Arancio” nasce nella primavera del 2005 tra le mura della Chiesa di San Francesco d’Assisi in Oria, come omaggio alla grande tradizione letteraria italiana. Il Premio trae il nome proprio dal pozzo e dall’arancio presenti nel “Giardino di San Francesco” attiguo alla chiesa, che la leggenda vuole siano stati lasciati dal Serafico di passaggio nella vetusta e magnifica Oria al suo ritorno dalle Crociate nel 1219. Un’idea che non vede affatto tra i suoi obiettivi l’essere un momento di superbo sfoggio culturale bensì un semplice invito ad avvicinarsi alla nobile “Ars Poetica” che nella nostra Patria ha sempre avuto almi cultori. Missione compiuta, si potrebbe dire, vista la massiccia partecipazione di autori concorrenti al Premio provenienti da tutta Europa e visto che, oltre alla Parrocchia “San Francesco d’Assisi” e alla neonata Associazione “Il Pozzo e l’Arancio”, collaborano numerose istituzioni e realtà culturali. È quindi doveroso un imperativo: prendere carta, penna e… tirare fuori le migliori opere! REGOLAMENTO 1. Il partecipante potrà presentarsi al concorso presentando una poesia in lingua italiana (se in dialetto o in lingua straniera con allegata traduzione italiana) inedita e non vincitrice di altri premi, a tema libero, con lunghezza massima di due pagine (formato A4), in duplice copia, senza alcun segno di identificazione. Si dovrà allegare una scheda con i dati personali dell’autore: nome, cognome, indirizzo, età, recapito telefonico, breve curriculum e firma per esteso. Il materiale dovrà essere spedito entro il 30 giugno 2008 (farà fede il timbro postale) presso l’Ufficio di Segreteria del Premio, all’indirizzo sotto indicato. 2. E’ richiesto, per spese di Segreteria, un contributo di € 5,00 (cinque euro) da allegare in contanti alle opere. 3. Una Commissione Giudicatrice, il cui giudizio sarà insindacabile, decreterà le opere vincitrici, i cui autori saranno premiati durante la Cerimonia di Premiazione. I componenti della Commissione Giudicatrice saranno presentati solo il giorno della premiazione. 4. In base al numero e alla qualità delle opere pervenute al concorso, la Commissione Giudicatrice ha la facoltà di assegnare ulteriori premi agli autori particolarmente meritevoli così elencati: premi speciali, segnalazioni e menzioni. 5. I risultati saranno pubblicati a mezzo stampa. I vincitori riceveranno tempestiva comunicazione della classifica e saranno premiati con trofei e attestati. Dovranno inoltre assicurare la loro presenza alla Cerimonia di Premiazione telefonicamente o a mezzo posta. Alla cerimonia presenzieranno autorità civili e religiose e personalità del campo dell’arte, della cultura e dello spettacolo. 6. Le opere premiate (o parte di esse) saranno declamate durante la Cerimonia di Premiazione dal Corpo Artistico del Premio. 7. I vincitori dovranno ritirare il premio personalmente e solo in casi di assoluta indisponibilità è ammesso il ricorso ad una delega. In nessun caso è ammesso il ricorso alla spedizione postale. È concesso solo l’invio di un attestato in carta semplice per i premiati. 8. Le opere pervenute anche se pubblicate o inserite in apposite antologie (il cui diritto viene riservato agli organizzatori) rimarranno di proprietà dell’autore. Nulla è dovuto agli autori in caso di pubblicizzazione dei propri componimenti. Le opere partecipanti non saranno in nessun caso restituite ma conservate nell’Archivio del Premio Letterario. 9. Si assicura il trattamento dei dati personali pervenuti nel rispetto della legge 196/03. 10. La partecipazione al Premio comporta la piena conoscenza e l’incondizionata accettazione delle norme del presente Regolamento, per cui il mancato rispetto - anche di una soltanto di esse - comporta l’esclusione dal Premio. VINCITORI EDIZIONE 2007 I PREMIO: Angelo Galiano - Oria (Brindisi) II PREMIO: Antonio Scarpone - Galdo degli Alburni (Salerno) III PREMIO: Francesco Palermo - Torchiarolo (Brindisi) PREMIO SPECIALE GIOVANI: Luigi Trisolino - Francavilla Fontana (Brindisi) PREMIO DELLA CRITICA: Giuseppina Mazzocato - Treviso; Enrico Romano - Lecce MENZIONI: Chiara Coppola - Torre S. Susanna (Brindisi); Antonio Memmola - Uboldo (Varese) CORPO DIRETTIVO DEL PREMIO Presidente: don Angelo GENTILE Direttore Tecnico: don Domenico SPINA Direttore Artistico: Luca CARBONE Direttore Generale: Pierdamiano M. MAZZA Premio Letterario Internazionale “Il Pozzo e l’Arancio” c/o Parrocchia “San Francesco d’Assisi” via Sen. Tommaso Martini – 72024 Oria (Br)
telefono: 0831-845363; posta elettronica: Ilpozzoelarancio@libero.it
Comunicato stampa a cura del CORPO DIRETTIVO DEL PREMIO.
lunedì 5 maggio 2008
VITTIME DI GUERRA, DI LAVORO E DI OBLIO....
IN COMPENSO GIOVEDI’ PROSSIMO SI DISCUTERA’ DI CACCA DEI PICCIONI.
ORIA - Nulla. Zero. Buio. Per il secondo anno consecutivo nella città di Oria spariscono avvolti sotto una spessa coltre di silenzio e di oblio, due delle festività nazionali più sentite e importanti d'Italia: la Liberazione e il primo maggio. A differenza della stragrande maggioranza delle altre amministrazioni comunali sparse per lo Stivale, quella oritana ha preferito cancellare dal calendario e dalla memoria collettiva i martiri partigiani e i morti sul lavoro: una piaga quest'ultima per la quale la piccola cittadina brindisina è più volte negli ultimi anni balzata agli oneri della cronaca. Per loro: non una cerimonia, non un accenno, nemmeno un manifesto. A denunciarlo, all'indomani del 25 Aprile, era stata la sezione cittadina del Partito democratico. In un volantino diffuso e distribuito per le vie del paese, i militanti del Pd hanno denunciato il silenzio, per il secondo anno consecutivo, dell'amministrazione guidata dal sindaco Cosimo Ferretti attorno al martirio dei giovani della Resistenza. Il breve comunicato esordiva riportando il testo di una lettera scritta da un partigiano 22enne, poche ore prima di essere fucilato senza processo da un plotone nazifascista. Poche ma toccanti e profonde righe indirizzate a mamma e papà, che gli autori del volantino hanno dedicato al sindaco Ferretti, per ricordargli, scrivono, che quel ragazzo in fondo è morto anche per lui. All'intervento del Pd ha poi fatto seguito un acceso dibattito in città, sviluppatosi in particolar modo sulla rete, e sui numerosi siti internet sorti in questi mesi per mano di oritani. In uno di essi, diretto dall'ormai celebre Franco Arpa, quest'ultimo si domandava se l'amministrazione comunale si sarebbe comportata allo stesso modo anche in occasione del primo maggio: nascondendo nel silenzio più totale, per il secondo anno consecutivo, la festa dei lavoratori celebrata in ogni angolo del mondo. E infatti. Non una celebrazione, non un cenno, non un manifesto. Il perché non è dato sapere. Per qualcuno è stata semplice dimenticanza, o poca cura per certe mielose ricorrenze che poco hanno a che fare con i problemi concreti dei cittadini. Ma anche no. In questi primi due anni infatti l'amministrazione comunale oritana si è molto distinta per un massiccio attivismo nella lotta ideologica e senza quartiere contro il nemico sovietico e bolscevico sempre pronto a sferrare il prossimo attacco. Celebre, e questo è sacrosanto, il convegno per commemorare i morti delle foibe di Trieste. Così come la decisione di intitolare una strada al "giorno della libertà". Non ovviamente libertà dal nazifascismo che sul suolo italico non ha mai annientato città intere trucidando donne e bambini a decine di migliaia. Ma libertà dai comunisti che, come noto, hanno marciato con le loro truppe fin dentro Roma ( in realtà non è vero, ma visto che i vertici romani del Pdl hanno già preannunciato che metteranno mano ai libri di storia, meglio portarsi avanti col lavoro). Ciò detto, e a voler giustificare il silenzio attorno al 25 Aprile con motivi ideologici, poco si comprende quello calato sul primo maggio. Soprattutto quest'anno. La festività dedicata ai lavoratori ha infatti avuto giovedì scorso, come tema portante, la piaga delle morti bianche. In Italia, ogni santo giorno, cinque padri di famiglia, o semplicemente figli di qualcuno, non tornano più a casa, perché schiacciati da una gru, o precipitati da un impalcatura, o arsi vivi in un'acciaieria. 1300 caduti ogni anno. Come mosche. Come soldati in guerra. E anche Oria, purtroppo, a questo conflitto quotidiano ha troppo spesso donato il suo tributo di sangue. Il giorno più nero delle sue morti bianche Oria l'ha vissuto nell'agosto 1993, quando la vita di tre donne, Maria Marsella (25 anni) Antonia Carbone (29 anni) e Maria Dell'Aquila (51 anni), si spezzò in un drammatico incidente stradale. Erano stipate come sardine in un vecchio furgoncino che le portava a piegare la schiena sui campi dei caporali. Altre tragedie simili, seguirono negli anni. L'ultima vittima oritana in ordine di tempo, è stata il 53enne Armando Penta, precipitato lo scorso dicembre da una torre di polimerizzazione durante alcuni lavori nei pressi di Potenza. Di poco più giovane Sergio Arpa, 44 anni, caduto il 30 agosto di 2 anni fa dall'impalcatura di un capannone nella stessa Oria. Aveva invece appena 19 anni Andrea D'Alessano, colpito da un martello in testa, mentre lavorava al servizio di una ditta esterna, nell'impianto siderurgico Ilva di Taranto. Per lui, per tutti loro, l'amministrazione comunale di Oria non ha trovato il tempo nemmeno per stilare un manifesto. Forse troppo occupata in questi giorni febbrili a organizzare con successo l'attesissimo convegno sulla "caccia dei piccioni". Vera piaga, incommensurabile emergenza per l'intera comunità locale, a cui sarà dedicato il prossimo 8 maggio ampio spazio, con dibattiti e manifesti. E di fronte al quale la morte di una padre o di un figlio di Oria sul campo di lavoro, appare ben poca cosa. Indegna perfino di uno straccio di manifesto.
Fonte: Senzacolonne del 4.5.08 – autore:Emilio Mola








