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mercoledì 13 giugno 2018

ORIA - 14 GIUGNO: PRESENTAZIONE LIBRO "GENERAZIONI IN PALIO" (ORE 19,30 PALAZZO MARTINI)



L'evento per eccellenza durante le estati ORITANE da l 1967 ad oggi è il Corte/Torneo dei Rioni, pensato per omaggiare Federico II.
  Il libro voluto dalla Pro Loco di Oria, scritto dalla prof.ssa Anna Maria Andriani, vede la sua genesi circa 3 anni fa.
Siamo tutti invitati.

mercoledì 18 maggio 2016

ORIA - IL COMUNE OTTERRA' IL RICHIESTO FINANZIAMENTO DI 900mila EURO PER RESTAURARE L'ANTICO FONDO LIBRARIO.


La Regione Puglia ha ritenuto meritevole di finanziamento la richiesta avanzata dal sindaco di Oria al fine di restaurare l'antico fondo librario presente nella biblioteca comunale (di cui al precedente mio post).

Il finanziamento di 900mila euro, come comunicato dall'assessore regionale FABIANO AMATI, sarà possibile grazie a fondi statali di cui al Patto per il Sud  che sarà siglato nei prossimi giorni fra il Capo del Governo ed il Presidente della Regione Puglia.

E' bene quel che finisce bene..... è proprio il caso di dirlo! (riferimento ad altro mio POST)

Comunque ritengo che forse mai prima d'ora si era pensato di restaurare detto importantissimo patrimonio librario, ragion per cui da cittadino oritano rivolgo un elogio a Mimino Ferretti per aver avuto questa idea; di averci creduto fortemente fin dal momento in cui l'anno scorso è stato pubblicato un bando e di aver personalmente attivato il relativo iter, contattando anche degli esperti dell'Università del Salento.

mercoledì 24 aprile 2013

ORIA - IN LIBRERIA IL LIBRO DI FRANCESCO OGGIANO "Beppe Grillo parlante Luci e ombre sotto le 5 stelle"


Dal fondatore Beppe Grillo all’inseparabile Gianroberto Casaleggio, dalla Rete alle piazze, dalle amministrazioni locali al Parlamento, dalla democrazia interna al governo online: tutto sul partito–non partito che sta cambiando il Paese. Febbraio 2013: il Movimento 5 Stelle, in poco più di tre anni dalla sua nascita, diventa il partito più votato alla Camera e il secondo al Senato (senza tenere conto dei voti all’estero).

Un autentico tsunami che ha travolto anche le più ottimistiche previsioni. Ma come nasce il fenomeno Grillo? Come è riuscito in così poco tempo a conquistare tanti italiani? Attraverso le testimonianze dei protagonisti e la consultazione di documenti mai pubblicati, Beppe Grillo parlante racconta retroscena finora rimasti in ombra: dalle prime avventure imprenditoriali di Gianroberto Casaleggio attraverso i racconti dei suoi dipendenti al rapporto di Grillo con la stampa, a partire dalla tormentata liaison con il Fatto Quotidiano. 
Dai primi dissensi intestini fino alle espulsioni, da quelle più gridate a quelle meno conosciute ma altrettanto significative. Tutti i paradossi della formazione politica che ha dato la scossa all’Italia: da una parte i meriti indiscutibili di un gruppo agguerrito di «puri» che si propongono di ripristinare la buona politica; dall’altra le inevitabili storture tipiche della vecchia partitocrazia. 

E poi i particolari inediti: il vero motivo per cui le firme del Referendum del V2-Day vennero bocciate; il contenuto della chat tra attivisti delusi che fece imbestialire Grillo e Casaleggio; le modalità con cui venne bloccata la nomina di Valentino Tavolazzi a direttore generale di Parma; il colloquio telefonico tra Giovanni Favia e il «guru» avvenuto mezz’ora prima che venisse trasmesso il celebre fuorionda; la corsa per il treno con destinazione Roma. 
Un libro che, dopo il trionfo elettorale, racconta luci e ombre del partito-non partito. In appendice, l’alfabeto del Movimento 5 Stelle: dalla A alla Z, tutte le parole del movimento. 

o Francesco Oggiano, 28 anni, originario di Oria, è un giornalista professionista.
 Ha collaborato con varie testate, tra cui Il Sole 24Ore, Tgcom, Corriere della Sera Magazine, Repubblica.it e Affaritaliani.it. Vive a Milano, dove si occupa di attualità per il sito di Vanity Fair.
 In vendita anche ad Oria.

domenica 3 marzo 2013

ORIA - "LA BIBBIA SCANDALOSA", OVVERO LA PRIMA FATICA LETTERARIA DELL'AVV. ALESSANDRO RENNA.

Alessandro Renna è nato a Morciano di Leuca, in provincia di Lecce, ove ha vissuto fino a quando, quasi trentenne, si è trasferito a Oria, ove esercita la professione di avvocato penalista e dedica il suo tempo libero alla lettura e alla scrittura.
Questa è la sua prima pubblicazione alla quale seguirà una seconda, di carattere giuridico.
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"Un bel giorno il Signore Dio, non avendo niente di meglio da fare (come il sottoscritto quando ha deciso di scrivere questo libro), ha pensato bene di creare il mondo. Ci ha messo sette giorni e certo che poteva metterci un po' meno ed evitarci certe cose inutili e fastidiose come le mosche, le zanzare e Marco Pannella. Pazienza!
Come siano andate le cose lo sappiamo tutti.........." 

sabato 23 giugno 2012

ORIA - 28 GIUGNO - PRESENTAZIONE VOLUME "FAVE E FAVELLE" (evento a cura della Sez. di Oria della Società di Storia Patria)

SOCIETÀ DI STORIA PATRIA PER LA PUGLIA SEZIONE DI ORIA
Giovedì 28 giugno 2012, alle ore 19.00, presso la Sala Conferenze del Ritiro Maria Immacolata (g.c.), Chiesa di San Domenico - Piazza Lorch, sarà presentato il volume di Domenico NARDONE - Nunzia Maria DITONNO - Santina LAMUSTA:
FAVE E FAVELLE - LE PIANTE DELLA PUGLIA PENINSULARE NELLE VOCI DIALETTALI IN USO E DI TRADIZIONE AFORISMI - MODI DI DIRE - FARMACI - COSMETICI

Introdurrà e coordinerà: il prof. Antonio CORRADO-Presidente della Sezione
Relazioneranno:
il prof. Luigi NEGLIA-Consigliere centrale della Società-Bari,
il prof. Silvano MARCHIORI-Ordinario di Botanica Sistematica ed Ecologia Vegetale-Direttore dell'Orto Botanico- presso l'Università del Salente
Interverranno gli Autori.

lunedì 3 ottobre 2011

RITA LABBRO FRANCIA E RAFFAELE MISSERE CI INVITANO ALLA PRESENTAZIONE DEL LIBRO "SENZA TITOLO. RIFLESSIONI E APPUNTI DI UN AVVOCATO"

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Ricevo e pubblico da Maura De Gaetano, corrispondente de La Gazzetta del Mezzogiorno:

[Domenica 9 ottobre 2011, ore 18.00, presso il Teatro comunale di Torre S. Susanna (BR).
Il lavoro dell'avvocato Raffaele Missere, che riassume in queste pagine le esperienze e le riflessioni rivolte al mondo dell'infanzia violata fatte nel corso della sua vita professionale, si inserisce in un più ampio progetto di solidarietà al mondo femminile. C'è infatti un sottile filo che collega, come perle opache di una oscena collana, le bambine vittime di abusi e le donne impossibilitate al lavoro: sono entrambi aspetti diversi della stessa ghettizzazione femminile. L'obiettivo dell'iniziativa, simbolicamente inaugurata in occasione della presentazione del libro, è duplice e mira tanto a sensibilizzare la società civile sul problema, quanto a fornire un atto pratico che segni un punto di svolta. Si vuole insomma concretamente agire affinché l'"essere donna" non venga più visto come una pecca, una tara o, peggio, una condanna, ma come una possibilità in più di realizzazione individuale, partendo da un'infanzia serena e giungendo ad una sana crescita professionale. La serata sarà occasione per inaugurare e rendere nota l'iniziativa di fondazione della nuova cooperativa sociale, tutta al femminile, "Maria Lucia", associazione finalizzata all'inserimento delle donne in ambito occupazionale. La convinzione alla base di questo progetto è che il lavoro nobiliti l'essere umano, ma ancora più lo esalti nel caso si tratti di una donna, specie se essa si muove nel nostro territorio, tuttora arretrato dal punto di vista dell'occupazione femminile.
I fondi raccolti dalla distribuzione del libro "SENZA TITOLO. RIFLESSIONI E APPUNTI DI UN AVVOCATO" saranno interamente devoluti alla cooperativa per finanziare la realizzazione di una casa famiglia, struttura che meglio di ogni altra coniuga l'aiuto ai bambini che vivono un'infanzia difficile con quello alle donne desiderose di impegnarsi e lavorare.
Maura De Gaetano]

mercoledì 18 febbraio 2009

Libro "Dal castello al palazzo baronale. Residenze nobiliari del Salento dal XVI al XVIII secolo" edito da Congedo Editore

Informo gli appassionati di Beni Culturali, Archeologici, Architettonici, etc... che sul giornale Nuovo Quotidiano di Puglia del 16 febbraio 2009 è apparsa la notizia della pubblicazione del libro edito da Congedo Editore dal titolo "Dal castello al palazzo baronale. Residenze nobiliari del Salento dal XVI al XVIII secolo". Stando al contenuto dell'articolo di stampa fra i "beni culturali ed architettonici" presi in esame vi dovrebbe essere anche il Parco Montalbano di Oria, al quale il medesimo quotidiano ha dato ampio risalto pubblicando una foto insieme a quella della "Balconata del castello" di Francavilla Fontana, con la didascalia -PREZIOSE RESIDENZE-. Da cittadino oritano sento il dovere di ringraziare pubblicamente sia gli autori del libro che il giornalista Nicola De Paulis, che ha firmato l'articolo su NQP, per l'attenzione rivolta al nostro "gioiello Parco Montalbano".

sabato 24 maggio 2008

LA COLOMBA TRADITA

Pubblico qui di seguito la prolusione del Prof. Giuseppe D'Amico al libro LA COLOMBA TRADITA del Dr. Enzo Canale. Articolo correlato in questo blog==>[W].
Il libro è in vendita nelle edicole di Oria.

LA COLOMBA TRADITA

Prima che il Dott. Canale si impegnasse a questa ricerca storica sui simboli presenti nello Stemma civico di Oria, non mi ero mai interessato alla comprensione del loro significato; mi ero solo soffermato alla lettura dei tre distici elegiaci che il Poeta oritano della metà del XVIII secolo, Quinto Mario Corrado Junior, aveva composto a loro spiegazione. Bene ha fatto, perciò, il dott. Canale nel dedicare le sue forze mentali e le sue ore libere da impegni lavorativi, innanzitutto a domandarsi per quale motivo la nostra città si fosse adornata, fin dal Medio Evo, di un tale Stemma e, in secondo luogo, per qual motivo vi compaiano una massiccia Torre situata tra altre due Torri più piccole, due Leoni rampanti posti ai lati esterni e con corona sul capo, un Serpente fuoruscente da una finestra della Torre centrale ed un Volatile che si libra su di esso, ad ali spiegate. Bene ha fatto, dicevo, il dott. Canale perché ha saputo, non solo darci delle risposte storiche esaurienti e pertinenti, ma ci ha dimostrato con questo suo lavoro che anche uno Stemma cittadino o araldico, letto bene, può diventare "fonte di conoscenze storiche." A lettura avvenuta, pertanto, auguro che accada anche a Voi quanto è accaduto a me: provare, cioè, la gioia di aver arricchito la vostra mente di un'altra importante pagina di storia patria e di aver riscaldato il vostro cuore di un più profondo sentimento patrio verso questa gloriosa e antica città. Premesso ciò, ritengo che sia abbastanza idoneo per la comprensione del discorso storico e interpretativo fatto dal dott. Canale che si parta, come lui ha fatto, dal testo di Domenico Albanese "Istoria cronologica dell'Antichità di Oria" dove afferma "che l'Imperatore svevo Federico II aveva voluto apporre accanto ai simboli preesistenti della "Cicogna" e del "Serpente una Rocca, quasi a voler sottolineare la costruzione del Castello che andava erigendo sulla più alta collina oritana." Le precise parole dell'Albanese sono queste: "Dal tempo di Federico II lo Stemma oritano ora si presenta così: "Una Rocca con Campo azzurro con due Leoni coronati nei lati che stanno in piedi e con la bocca aperta con le zampe appoggiandosi alle Torri della Rocca; da una finestra della Torre di mezzo esce il Serpente di color negro che si involge nella Torre, sopra la quale è la Cicogna in atto di divorarlo..." Una uguale descrizione ci viene fornita da Mario Matarrelli Pagano, altro importante storico oritano della seconda metà del '500, nella sua "Raccolta di notizie patrie dell'antica città di Oria nella Messapia" ma con una sostanziale differenza: Al posto della Cicogna il Matarrelli-Pagano ci vede una "COLOMBA." "In un campo azzurro -scrive questi- sopra tre colline verdi sta posta una fortezza seu Castello con tre torri et la di mezzo è la più eminente e dal mezzo di essa torre da una finestra esce un serpe nero che rivolta parte di essa torre et levando la testa in aria vi tiene per testa una colomba bianca, con le ali spase et dall'uno canto e l'altro stanno due leoni fulvi rampanti per dritto alzati sopra l’un e l'altro lato de le dette due estreme torri poste sopra due estreme colline et detti leoni con una zampa elevata tengono la bocca aperta et la lingua da fora et ognuno di detti leoni la corona in testa.." Ad entrambe queste descrizioni si è ispirato il poeta Quinto Mario Corrado Junior della metà del '700, versificando le immagini presenti nello Stemma in ritmi elegiaci e con parole sobrie e appropriate: Serpens et Castrum pia Avis binique Leones Sunt Urbis huius stemmata digna nimis! Est prudens Serpens, Patriaeque Cìconia nutrix Ac Urbis custos fortis et ipse Leo. Uria, quam Cretes struerunt aequore pulsi His gaudens signis moenia tuta fovet." (Traduzione: Un serpente, una Rocca e due Leoni ai lati formano lo Stemma assai glorioso di questa Città! Il Serpente vuol dire "prudenza", la Cicogna vuol dire "nutrimento" della Patria e lo stesso Leone vuol dire "guardia e fortezza della città. Oria, che i Cretesi edificarono, sbattuti dalla tempesta sul mare, compiacendosi di queste insegne, rende le sue mura sicure). Il Corrado, seguendo l'Albanese, parla, dunque, di una Cicogna e non di una Colomba, aggiungendo, tuttavia, nell'ultimo distico la notizia presa dal grande storico greco, Erodoto di Alicarnasso, secondo il quale "la città di Oria fu fondata dai Cretesi, naufraghi sulle coste ioniche. "Sic stantibus rebus", delle due l'una: O dobbiamo rifiutare il testo erodoteo secondo il quale Oria è una città minoico- micenea e questo non è possibile perché ampiamente documentata dai testi storici antichi e dai reperti archeologici oppure dobbiamo rifiutare di considerare "Cicogna" "la pia avis" dello stemma oritano. Non c'è scampo! Delle due l'una.' E l'Autore rifiuta a chiare lettere che la "pia avis" sia la Cicogna.. .motivando ciò, non solo con la considerazione di base che nella ICONOGRAFIA minoico-micenea è sempre presente tra i volatili la "Colomba" e non la "Cicogna" ma anche con una pertinente e interessante serie di osservazioni storiche. Da qui il titolo che l'Autore ha voluto dare alla sua opera: La Colomba tradita! Da qui le risposte chiare e precise, positivamente confortate dalla tradizione letteraria, dall'archeologia e, perfino, dalla mitologia (dal momento che questa ha avuto sempre un gran peso nella formazione culturale del popolo, nella educazione morale dei cittadini e nel loro credo religioso.) Forte di queste premesse, l'Autore sembra un fiume in piena perché si getta con impeto e con decisione all’interpretazione dei simboli dello Stemma oritano, tutti collegati tra loro e, lo rimarco ancora, tutti pertinenti circa la fondazione della città da parte dei Minoco-Micenei! E l'Autore inizia l'analisi, col dire che "le tre Torri tondeggianti che vogliono significare una Città turrita, una Città dove c'è una Rocca o una Acropoli, sono indicate nei "Signa" o nei "Labari" di epoca romana e medievale, mentre in epoca preclassica e, dunque, minoìco-micenea, erano indicate da una "Colonna" sia nel significato simbolico di "Divinità" sia in quello più ovvio di "Palazzo reale", sede del Basileus, dell'Anax, del Sovrano, che in epoca omerica era, pur sempre, un discendente di Giove. E appunto una "Colonna mozza" marmorea fu trovata incastonata nel muragliene tufaceo, spesso oltre venti metri, durante i lavori di abbattimento del PORTARIO, attraverso la quale si entrava nell'Acropoli oritana, vista dall'Errico, altro storico oritano degli inizi del XX secolo, durante i lavori di abbattimento, accostabile alle tante Cittadelle micenee, come quelle di Tirinto, di Argo e di Micene. "Quale compito aveva quella "COLONNA" là inserita nel muraglione del Portano -si è chiesto subito il dott. Canale?" 1) La risposta è venuta fuori, osservando la presenza delle Colonne e dei Cippi nella ICONOGRAFIA RELIGIOSA minoico-micenea e in particolar modo nei SANTUARI, pure questi di epoca minoico-micenea, rinvenuti in questa nostra terra: LA JAPIGIA, ponte naturale con l'Oriente, data la vicinanza delle coste, come in quello di Punta Ristola (presso Santa Maria di Leuca) o in quello di Scala di furnu (presso Porto Cesareo), venerati da quegli antichi popoli Micenei come "anatemi" o come "simulacri aniconici" dedicati a "Batàs" una divinità messapica identificata, poi, con ZEUS KATABATE (Zeus fulminatore!)" E proprio a Zeus Katabate fu dedicato, come racconta Ateneo, un nuovo culto per placare lo sdegno divino e la diffusione della pestilenza in Taranto in quanto i suoi soldati, saccheggiando Karbinia, avevano atterrato e bruciato anche i templi degli Dei. 2) Per quanto riguarda la "pia avis" o "pio volatile" presente nello Stemma cittadino, il nostro Autore, allontanandosi dall'Albanese e dal Corrado, si dice sicuro che si tratti di una "Colomba" e non di una Cicogna e lo sostiene, ripeto, con una ricchezza di osservazioni iconografiche e di analisi critica davvero inesauribili. Il Canale, infatti, nell'affermare ciò, tiene presente la monetazione messapica oritana dove la figura predominante impressa dal conio è una "Colomba", quasi una specie di collegamento cultuale in onore della "DEA MADRE" che è, come sappiamo tutti, una divinità prettamente cretese ed affine alle altre Divinità femminili dalla Fenicia all’Etruria. Si veda, ad esempio, la "Statuetta etrusca del Museo di Cortona, si vedano le COPPE e i CRATERI messapici dello stile di Gnatya, la "Coppa delle Colombe" di Micene, il Vaso rituale di terra attribuibile al Minoico antico e noto come "LA TAZZA DI NESTORE". Alla monetazione e alle raffigurazioni fittili l'Autore aggiunge, quasi non bastasse, le numerose "Statuine e sigilli raffiguranti la Dea Madre, detta anche "Signora delle fiere" perché circondata, oltre che da serpenti e leoni, in particolar modo da colombe, giammai da cicogne. 3) Per quanto riguarda i Leoni incoronati dello Stemma oritano l'Autore si rifa ai "DUE LEONI" che, alti tre metri, si innalzano al di sopra del possente architrave dell'ingresso principale dell'Acropoli di Micene, precisa conferma, a suo dire, delle notizie erodotee riguardanti la fondazione minoico-micenea di Oria. E sì che la simbologia dei due Leoni dello Stemma oritano e la "Colonna" presente nell'imponente costruzione del PORTARIO ci sembrano elementi conformi alla costruzione della PORTA di accesso all'Acropoli micenea! Tra i due Leoni, emblema del potere dato ai Re da Zeus, osserva Canale (confortato dalle conclusioni cui sono pervenuti gli studiosi MYLONAS e JAKOVIDIS), proprio al centro della composizione architettonica si innalza una "COLONNA" che poggia sugli altari e che sorregge sul capitello una trabeazione che vuoi essere, secondo i sunnominati Studiosi, il soffitto di un edificio, "il soffitto, cioè, di un Palazzo fortificato, il soffitto cioè del PALAZZO DEI RE MICENEI.” E mi piace sottolineare che allo stesso modo di Micene, anche la nostra città di Oria, rifacendoci ad Erodoto, è stata "metropoli" e "metropoli" nel vero senso della parola: "Madre di popoli, madre, cioè, di altre città" e dunque sede del potere regale, tant'è che al tempo di STRABONE, il grande Geografo greco vissuto nel Primo secolo d. C., vi era ancora in piedi sull'Acropoli oritana il PALAZZO dei Sovrani messapici! 4) Anche la presenza del serpente che vediamo nello Stemma oritano ci riconduce alla figura della DEA MADRE. Questa, infatti, dovendo scendere nell'ADE per accompagnare la figlia PERSEFONE sulla superficie terrestre, era per i Minonici-Micenei pur essa una divinità ipogea a cui era demandato il compito di fertilizzare la terra e di difenderla dalle catastrofi sismiche. E il serpente ne era il simbolo magico, "il genius" custode dei tesori nascosti sotto terra e a cui era collegato il mistero di ERETTEO o ERITTONIO, raffigurato nella iconografia religiosa greca, appunto, da un "serpente." Il serpente, presente nello Stemma oritano non è, pertanto, un simbolo di offesa o di ostilità, quasi che voglia contrastare il volo protettivo della "Colomba" che si libra sul suo capo ma un simbolo di difesa e di protezione della città. Esso è il "genius" della città di Qria ed ha lo stesso compito che ha avuto ERETTEO, il Dio-serpente in ATENE per il quale gli Ateniesi edificarono un TEMPIO, appunto l’Eretteo, e la Colomba è la rappresentazione della DEA MADRE che aleggia e difende la città e alla quale gli Ontani innalzarono devotamente templi e santuari, testimoniati dalle numerose "Iscrizioni messapiche" dove la DEA è detta "DAMATIRA" accostabile al greco "DEMETER", appunto "LA DEA MADRE" come in TABARA DAMATRIAS di IM 3.27, DAMATRAS PRESPOLIS di IM 14. 111, GRAHIS DAMATRIA di IM 9. 14 e dalla presenza in Oria di un importante Santuario, rinvenuto su un costone di Monte Papalucio, dove si venerava la DEA PERSEFONE, la figlia, cioè, di DEMETRA, la figlia, insemina, della DEA MADRE. Alla conclusione di questa mia prolusione, sperando di non essere stato prolisso e di non avervi annoiato, mi corre l'obbligo di ringraziare il carissimo Autore per questa sua interessante ricerca storica sullo Stemma cittadino. Sono convinto, carissimo Enzo, che d'ora in poi, per merito tuo, quando vedremo passare in corteo per le vie cittadine lo stendardo con l'impressione dello stemma cittadino, il nostro cuore si allargherà di maggiore entusiasmo e di maggiore amore patrio perché consapevoli che in mezzo a Noi, assiepati lungo i bordi delle vie cittadine, sta passando "la storia", appunto, la "storia di Oria.".
Oria, 02 aprile 2008. Prof. Giuseppe D'Amico

giovedì 3 aprile 2008

LA COLOMBA TRADITA (Libro del Dr. Enzo Canale)

Giovedì sera, 2 aprile, ho partecipato all'evento di cui in oggetto e non posso non dire che è stata una vera occasione di assumere una buona dose di cultura con la C maiuscola. Un grazie sincero al Dott. Enzo Canale, ma anche a tutti i relatori intervenuti che con i loro interventi ricchi, precisi, appassionati ed appassionanti hanno coinvolto la gremita sala di pubblico. Oltre al tema specifico relativo alla simbologia dello stemma di Oria i relatori ci hanno fatto tornare piacevolmente nel tempo facendoci quasi toccare con mano il momento della fondazione di Oria, avvenuta verosimilmente oltre 34 secoli orsono ad opera ..... NON dei cretesi sbarcati sulle coste joniche.
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Pubblico qui di seguito la prolusione al libro a cura del Prof. Giuseppe D'Amico .
Il libro è in vendita nelle edicole di Oria.

LA COLOMBA TRADITA
Prima che il Dott. Canale si impegnasse a questa ricerca storica sui simboli presenti nello Stemma civico di Oria, non mi ero mai interessato alla comprensione del loro significato; mi ero solo soffermato alla lettura dei tre distici elegiaci che il Poeta oritano della metà del XVIII secolo, Quinto Mario Corrado Junior, aveva composto a loro spiegazione. Bene ha fatto, perciò, il dott. Canale nel dedicare le sue forze mentali e le sue ore libere da impegni lavorativi, innanzitutto a domandarsi per quale motivo la nostra città si fosse adornata, fin dal Medio Evo, di un tale Stemma e, in secondo luogo, per qual motivo vi compaiano una massiccia Torre situata tra altre due Torri più piccole, due Leoni rampanti posti ai lati esterni e con corona sul capo, un Serpente fuoruscente da una finestra della Torre centrale ed un Volatile che si libra su di esso, ad ali spiegate. Bene ha fatto, dicevo, il dott. Canale perché ha saputo, non solo darci delle risposte storiche esaurienti e pertinenti, ma ci ha dimostrato con questo suo lavoro che anche uno Stemma cittadino o araldico, letto bene, può diventare "fonte di conoscenze storiche." A lettura avvenuta, pertanto, auguro che accada anche a Voi quanto è accaduto a me: provare, cioè, la gioia di aver arricchito la vostra mente di un'altra importante pagina di storia patria e di aver riscaldato il vostro cuore di un più profondo sentimento patrio verso questa gloriosa e antica città. Premesso ciò, ritengo che sia abbastanza idoneo per la comprensione del discorso storico e interpretativo fatto dal dott. Canale che si parta, come lui ha fatto, dal testo di Domenico Albanese "Istoria cronologica dell'Antichità di Oria" dove afferma "che l'Imperatore svevo Federico II aveva voluto apporre accanto ai simboli preesistenti della "Cicogna" e del "Serpente una Rocca, quasi a voler sottolineare la costruzione del Castello che andava erigendo sulla più alta collina oritana." Le precise parole dell'Albanese sono queste: "Dal tempo di Federico II lo Stemma oritano ora si presenta così: "Una Rocca con Campo azzurro con due Leoni coronati nei lati che stanno in piedi e con la bocca aperta con le zampe appoggiandosi alle Torri della Rocca; da una finestra della Torre di mezzo esce il Serpente di color negro che si involge nella Torre, sopra la quale è la Cicogna in atto di divorarlo..." Una uguale descrizione ci viene fornita da Mario Matarrelli Pagano, altro importante storico oritano della seconda metà del '500, nella sua "Raccolta di notizie patrie dell'antica città di Oria nella Messapia" ma con una sostanziale differenza: Al posto della Cicogna il Matarrelli-Pagano ci vede una "COLOMBA." "In un campo azzurro -scrive questi- sopra tre colline verdi sta posta una fortezza seu Castello con tre torri et la di mezzo è la più eminente e dal mezzo di essa torre da una finestra esce un serpe nero che rivolta parte di essa torre et levando la testa in aria vi tiene per testa una colomba bianca, con le ali spase et dall'uno canto e l'altro stanno due leoni fulvi rampanti per dritto alzati sopra l’un e l'altro lato de le dette due estreme torri poste sopra due estreme colline et detti leoni con una zampa elevata tengono la bocca aperta et la lingua da fora et ognuno di detti leoni la corona in testa.." Ad entrambe queste descrizioni si è ispirato il poeta Quinto Mario Corrado Junior della metà del '700, versificando le immagini presenti nello Stemma in ritmi elegiaci e con parole sobrie e appropriate: Serpens et Castrum pia Avis binique Leones Sunt Urbis huius stemmata digna nimis! Est prudens Serpens, Patriaeque Cìconia nutrix Ac Urbis custos fortis et ipse Leo. Uria, quam Cretes struerunt aequore pulsi His gaudens signis moenia tuta fovet." (Traduzione: Un serpente, una Rocca e due Leoni ai lati formano lo Stemma assai glorioso di questa Città! Il Serpente vuol dire "prudenza", la Cicogna vuol dire "nutrimento" della Patria e lo stesso Leone vuol dire "guardia e fortezza della città. Oria, che i Cretesi edificarono, sbattuti dalla tempesta sul mare, compiacendosi di queste insegne, rende le sue mura sicure). Il Corrado, seguendo l'Albanese, parla, dunque, di una Cicogna e non di una Colomba, aggiungendo, tuttavia, nell'ultimo distico la notizia presa dal grande storico greco, Erodoto di Alicarnasso, secondo il quale "la città di Oria fu fondata dai Cretesi, naufraghi sulle coste ioniche. "Sic stantibus rebus", delle due l'una: O dobbiamo rifiutare il testo erodoteo secondo il quale Oria è una città minoico- micenea e questo non è possibile perché ampiamente documentata dai testi storici antichi e dai reperti archeologici oppure dobbiamo rifiutare di considerare "Cicogna" "la pia avis" dello stemma oritano. Non c'è scampo! Delle due l'una.' E l'Autore rifiuta a chiare lettere che la "pia avis" sia la Cicogna.. .motivando ciò, non solo con la considerazione di base che nella ICONOGRAFIA minoico-micenea è sempre presente tra i volatili la "Colomba" e non la "Cicogna" ma anche con una pertinente e interessante serie di osservazioni storiche. Da qui il titolo che l'Autore ha voluto dare alla sua opera: La Colomba tradita! Da qui le risposte chiare e precise, positivamente confortate dalla tradizione letteraria, dall'archeologia e, perfino, dalla mitologia (dal momento che questa ha avuto sempre un gran peso nella formazione culturale del popolo, nella educazione morale dei cittadini e nel loro credo religioso.) Forte di queste premesse, l'Autore sembra un fiume in piena perché si getta con impeto e con decisione all’interpretazione dei simboli dello Stemma oritano, tutti collegati tra loro e, lo rimarco ancora, tutti pertinenti circa la fondazione della città da parte dei Minoco-Micenei! E l'Autore inizia l'analisi, col dire che "le tre Torri tondeggianti che vogliono significare una Città turrita, una Città dove c'è una Rocca o una Acropoli, sono indicate nei "Signa" o nei "Labari" di epoca romana e medievale, mentre in epoca preclassica e, dunque, minoìco-micenea, erano indicate da una "Colonna" sia nel significato simbolico di "Divinità" sia in quello più ovvio di "Palazzo reale", sede del Basileus, dell'Anax, del Sovrano, che in epoca omerica era, pur sempre, un discendente di Giove. E appunto una "Colonna mozza" marmorea fu trovata incastonata nel muragliene tufaceo, spesso oltre venti metri, durante i lavori di abbattimento del PORTARIO, attraverso la quale si entrava nell'Acropoli oritana, vista dall'Errico, altro storico oritano degli inizi del XX secolo, durante i lavori di abbattimento, accostabile alle tante Cittadelle micenee, come quelle di Tirinto, di Argo e di Micene. "Quale compito aveva quella "COLONNA" là inserita nel muraglione del Portano -si è chiesto subito il dott. Canale?" 1) La risposta è venuta fuori, osservando la presenza delle Colonne e dei Cippi nella ICONOGRAFIA RELIGIOSA minoico-micenea e in particolar modo nei SANTUARI, pure questi di epoca minoico-micenea, rinvenuti in questa nostra terra: LA JAPIGIA, ponte naturale con l'Oriente, data la vicinanza delle coste, come in quello di Punta Ristola (presso Santa Maria di Leuca) o in quello di Scala di furnu (presso Porto Cesareo), venerati da quegli antichi popoli Micenei come "anatemi" o come "simulacri aniconici" dedicati a "Batàs" una divinità messapica identificata, poi, con ZEUS KATABATE (Zeus fulminatore!)" E proprio a Zeus Katabate fu dedicato, come racconta Ateneo, un nuovo culto per placare lo sdegno divino e la diffusione della pestilenza in Taranto in quanto i suoi soldati, saccheggiando Karbinia, avevano atterrato e bruciato anche i templi degli Dei. 2) Per quanto riguarda la "pia avis" o "pio volatile" presente nello Stemma cittadino, il nostro Autore, allontanandosi dall'Albanese e dal Corrado, si dice sicuro che si tratti di una "Colomba" e non di una Cicogna e lo sostiene, ripeto, con una ricchezza di osservazioni iconografiche e di analisi critica davvero inesauribili. Il Canale, infatti, nell'affermare ciò, tiene presente la monetazione messapica oritana dove la figura predominante impressa dal conio è una "Colomba", quasi una specie di collegamento cultuale in onore della "DEA MADRE" che è, come sappiamo tutti, una divinità prettamente cretese ed affine alle altre Divinità femminili dalla Fenicia all’Etruria. Si veda, ad esempio, la "Statuetta etrusca del Museo di Cortona, si vedano le COPPE e i CRATERI messapici dello stile di Gnatya, la "Coppa delle Colombe" di Micene, il Vaso rituale di terra attribuibile al Minoico antico e noto come "LA TAZZA DI NESTORE". Alla monetazione e alle raffigurazioni fittili l'Autore aggiunge, quasi non bastasse, le numerose "Statuine e sigilli raffiguranti la Dea Madre, detta anche "Signora delle fiere" perché circondata, oltre che da serpenti e leoni, in particolar modo da colombe, giammai da cicogne. 3) Per quanto riguarda i Leoni incoronati dello Stemma oritano l'Autore si rifa ai "DUE LEONI" che, alti tre metri, si innalzano al di sopra del possente architrave dell'ingresso principale dell'Acropoli di Micene, precisa conferma, a suo dire, delle notizie erodotee riguardanti la fondazione minoico-micenea di Oria. E sì che la simbologia dei due Leoni dello Stemma oritano e la "Colonna" presente nell'imponente costruzione del PORTARIO ci sembrano elementi conformi alla costruzione della PORTA di accesso all'Acropoli micenea! Tra i due Leoni, emblema del potere dato ai Re da Zeus, osserva Canale (confortato dalle conclusioni cui sono pervenuti gli studiosi MYLONAS e JAKOVIDIS), proprio al centro della composizione architettonica si innalza una "COLONNA" che poggia sugli altari e che sorregge sul capitello una trabeazione che vuoi essere, secondo i sunnominati Studiosi, il soffitto di un edificio, "il soffitto, cioè, di un Palazzo fortificato, il soffitto cioè del PALAZZO DEI RE MICENEI.” E mi piace sottolineare che allo stesso modo di Micene, anche la nostra città di Oria, rifacendoci ad Erodoto, è stata "metropoli" e "metropoli" nel vero senso della parola: "Madre di popoli, madre, cioè, di altre città" e dunque sede del potere regale, tant'è che al tempo di STRABONE, il grande Geografo greco vissuto nel Primo secolo d. C., vi era ancora in piedi sull'Acropoli oritana il PALAZZO dei Sovrani messapici! 4) Anche la presenza del serpente che vediamo nello Stemma oritano ci riconduce alla figura della DEA MADRE. Questa, infatti, dovendo scendere nell'ADE per accompagnare la figlia PERSEFONE sulla superficie terrestre, era per i Minonici-Micenei pur essa una divinità ipogea a cui era demandato il compito di fertilizzare la terra e di difenderla dalle catastrofi sismiche. E il serpente ne era il simbolo magico, "il genius" custode dei tesori nascosti sotto terra e a cui era collegato il mistero di ERETTEO o ERITTONIO, raffigurato nella iconografia religiosa greca, appunto, da un "serpente." Il serpente, presente nello Stemma oritano non è, pertanto, un simbolo di offesa o di ostilità, quasi che voglia contrastare il volo protettivo della "Colomba" che si libra sul suo capo ma un simbolo di difesa e di protezione della città. Esso è il "genius" della città di Qria ed ha lo stesso compito che ha avuto ERETTEO, il Dio-serpente in ATENE per il quale gli Ateniesi edificarono un TEMPIO, appunto l’Eretteo, e la Colomba è la rappresentazione della DEA MADRE che aleggia e difende la città e alla quale gli Ontani innalzarono devotamente templi e santuari, testimoniati dalle numerose "Iscrizioni messapiche" dove la DEA è detta "DAMATIRA" accostabile al greco "DEMETER", appunto "LA DEA MADRE" come in TABARA DAMATRIAS di IM 3.27, DAMATRAS PRESPOLIS di IM 14. 111, GRAHIS DAMATRIA di IM 9. 14 e dalla presenza in Oria di un importante Santuario, rinvenuto su un costone di Monte Papalucio, dove si venerava la DEA PERSEFONE, la figlia, cioè, di DEMETRA, la figlia, insemina, della DEA MADRE. Alla conclusione di questa mia prolusione, sperando di non essere stato prolisso e di non avervi annoiato, mi corre l'obbligo di ringraziare il carissimo Autore per questa sua interessante ricerca storica sullo Stemma cittadino. Sono convinto, carissimo Enzo, che d'ora in poi, per merito tuo, quando vedremo passare in corteo per le vie cittadine lo stendardo con l'impressione dello stemma cittadino, il nostro cuore si allargherà di maggiore entusiasmo e di maggiore amore patrio perché consapevoli che in mezzo a Noi, assiepati lungo i bordi delle vie cittadine, sta passando "la storia", appunto, la "storia di Oria.".
Oria, 02 aprile 2008. Prof. Giuseppe D'Amico