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venerdì 23 marzo 2018

ORIA: IL TEATRINO DELLA POLITICA.... E DEI POLITICANTI.

Un odierno articolo del giornale online Lo Strillone ci informa che un insieme di ben 5 liste dovrebbero appoggiare il candidato sindaco Pino Carbone. Fra queste vi sarebbe una lista collegata ad un partito nazionale, capeggiata dal Cav. Romualdo De Simone.
Sinceramente non vedo l'ora di saperne di più su questa lista.
La mia curiosità è motivata dal fatto che fino a qualche mese fa il buon Romualdo si qualificava come dirigente provinciale dell'UDC, partito che avrebbe deciso di abbandonare avendo, a suo dire, ricevuto incarico da un certo signor FONTANA a formare una lista della Democrazia Cristiana [vecchio partito che al momento è diviso in cinque movimenti con problemi di vario tipo: http://www.democraziacristianaonline.info/archivio_id.php?id=1493).]



Di detto incarico il De Simone ci ha informato attraverso un articolo de Lo Strillone datato 17.2.2018:
<<Ci sarà anche la Democrazia Cristiana in campo alle prossime amministrative per il rinnovo dell’Amministrazione comunale di Oria. Lo annuncia il cavalier Romualdo De Simone, che nelle scorse ore è stato nominato (dal presidente) nazionale Giovanni Fontana referente locale della DC-Libertas. Spetterà a De Simone, insomma, il compito di formare una lista o, comunque, di condurre le trattative col centrodestra.
De Simone, dirigente provinciale Udc, non ha gradito l’accordo tra il suo l’Unione di centro – Udc e la coalizione per il Cambiamento con a capo Maria Lucia Carone: «Non avrei mai potuto – tiene a precisare De Simone – per la mia storia politica personale e per quella della mia famiglia, schierarmi con quello che è diventato, di fatto, il centrosinistra tra i cui alleati c’è anche il Partito Democratico». Il centrodestra non ha ancora un candidato sindaco – e probabilmente non ce l’avrà fino a  dopo le consultazioni politiche del prossimo 4 marzo – ma da quest’oggi ha un simbolo in più su cui poter contare.>>



Quindi Romualdo De Simone avrebbe abbandonato l'UDC per antipatia nei confronti del Partito Democratico?
In politica è proprio di moda cambiare idea, se si considera il contenuto di un articolo de Lo Strillone, datato 2 febbraio 2015:

Amministrative a Oria, De Simone: «L’Udc sostiene Ferretti? Non esiste! Stiamo con il Pd, quell’accordo è carta straccia»
Sono trascorse soltanto poche ore dall’uscita allo scoperto, su questa stessa testata, del primo candidato sindaco per le prossime amministrative di Oria e già qualcuno storce il naso, contestando addirittura la legittimità del sostegno accordato a Mimino Ferretti da uno dei partiti della sua stessa, futura coalizione.
Si tratta, in particolare, del cavalier Romualdo De Simone, componente del direttivo provinciale dell’Udc, il quale contesta aspramente le scelte effettuate a livello locale dal suo stesso partito, guidato dalla commissaria (ed ex assessore proprio nella giunta Ferretti) Rossella Pinto: «Se per la Regione stiamo con il Partito Democratico, così dev’essere anche per il Comune di Oria – sostiene De Simone – e con me è d’accordo anche il segretario regionale del partito, onorevole Salvatore Ruggeri, con il quale ho parlato proprio in questi giorni»..

Orbene, ripensando all'incarico che avrebbe avuto Romualdo De Desimone come referente locale della DC-Libertas, nutro seri dubbi che ciò risponda a verità ed ho motivo di ritenere che nei prossimi giorni potremmo venire a conoscenza di come effettivamente stanno le cose.

mercoledì 23 luglio 2008

ANONIMATO SCUDO DALLA TIRANNIA DELLA MAGGIORANZA???

Invito tutti gli oritani a mantenere la calma e grande senso civico, di democrazia e di legalità. Ho il presentimento che possa ritornare la moda delle "pasquinate anonime oritane" di qualche anno fa. Sappiamo che c'è sempre stata gente che desidera dire la sua, ma che, per vari motivi, preferisce mascherarsi. Il dubbio che possa aumentare il fenomeno dell'anonimato mi è venuto stamattina, riflettendo sugli effetti che può scatenare la delibera della giunta di Oria (circa il monitoraggio di blog). Infatti mi è capitato di leggere su internet certe cosette scritte da altri, che possono essere già ritenute legate da nesso casuale alla decisione del Sindaco Ferretti.
Osservate il seguente copia/incolla da altri siti:
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Poi c'è anche questo blog oritano che non so di chi sia http://oriaamicidellalanterna.blogspot.com/ sul quale ci sono delle vignette simpaticissime tipo questa: (dopo quest'annuncio presumo che il gestore di quel blog anonimo si è cagato sotto per il fatto che lo studio legale Annicchiarico potesse scoprirlo e ha cancellato un paio di vignette di satira sulla delibera relativa ai blog. Volete scommettere che dopo questo mio articolo sparisce tutto il blog? Affrettatevi a visitarlo prima che sia troppo tardi!!! NdR.)
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Rendetevi conto che qua stiamo parlando della possibilità che gente possa esser condannata per le affermazioni che ha fatto su internet. Possa finire in carcere (dove non ci vanno i veri delinquenti) (San Barsanofio salvami tu! NdR.) e debba sborsare fior di euro di risarcimenti per le affermazioni fatte.
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A partire da giovedì 24 luglio, verranno aggiornate le regole di questa sezione.
Il nuovo regolamento, in fase di studio, prevederà l'identificazione di tutti gli utenti che vorranno scrivere nelle discussioni dell'area Oria - Politica
Ogni utente dovrà inserire nella propria firma il suo nome e cognome.
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Il sociologo Emanuele Amoruso ha scritto un intervento che è stato pubblicato sul Nuovo Quotidiano di Brindisi in data 25/03/2006. Lo riporto integralmente convinto che gli spunti proposti possano generare una riflessione di notevole valenza, anche per il "popolo del web".
Viviamo in epoca di libertà, così appare, definita da norme che la regolano. Eppure è ugualmente diffuso il comportamento “fuori norma”. Ma c’è qualcosa che eccede, che non può stare dentro le regole; qualcosa che si esprime attraverso “pratiche” sociali irregolari e che rimandano ai fondamenti bio-sociali dell’uomo. Tra queste, da tempo immemore, si segnalano le pratiche anonime, sotto forma di libelli, lettere ma anche, invenzione non recente se si pensa alle “pasquinate” romane, scritte sui muri dello spazio urbano. La diffusione in tutte le epoche di anonimi messaggi viene ascritta al “corvo”, epiteto che già biblicamente viene attribuito al seminatore di discordie, animale immondo, consigliere fraudolento. Il calunniatore, l’autore di diffamazioni anonime mette in pericolo la libertà del cittadino e l’onorabilità della persona? Produce un messa al bando anche di interi settori della società organizzata? Si pensi ai politici, ai partiti, alle aziende, alla magistratura, agli ordini professionali, agli sportivi ecc. Proviamo a capirci qualcosa confrontando la forma “firmata” della comunicazione e la forma “anonima”. Socialmente queste due “forme” partecipano alla individuazione-descrizione di quella cosa su cui è basato il patto sociale di fiducia reciproca tra individui, ma anche tra questi e istituzioni, ma vi concorrono in modo diverso: questa cosa è la verità, naturalmente presunta tale. Va precisato che qui non si prende in esame la forma anonima che riguarda fatti interpersonali e che resta “confinata” perché è lo stesso estensore anonimo non sceglie la sfera pubblica della sua versione della verità/contraffazione che decide di far circolare. E’ acquisizione recente, con l’affermarsi della forma democratica, che nell’ambito dello stato di diritto la diffusione delle opinioni utilizzi strumenti “pubblici” – la politica e le istituzioni, i media, la parola, la pubblicistica varia. Ma in tanti preferiscono la forma anonima con obiettivi anche molto diversificati. Per tutte e due le forme che stiamo analizzando, possiamo rintracciare un fondamento etico-morale che in qualche misura li guida. Chi scrive sui giornali, chi partecipa alla vita pubblica, attraverso anche forme organizzate, sono in genere cittadini convinti che una osservazione, una diversa interpretazione di fatti di interesse sociale può risultare utile alla stessa collettività. Costoro iscrivono il loro “dire” in uno spirito costruttivo lontano da risentimenti personali. Possiamo dire che chi preferisce l’anonimato, ma rende pubblica la “sua” versione, è sempre e soltanto motivato da risentimenti personali? Nella maggior parte dei casi è così, ma vi sono stati casi in cui l’anonimato è stato a servizio dello spirito civico. I tanti fatti di cronaca di autoritarismo politico-statuale e il malaffare pubblico, non solo nostrano, hanno avuto evidenza sociale, prima, e penale, dopo, grazie a segnalazioni anonime. Solo per citare una forma diffusa nei regimi totalitari ricordo la forma del samidzat diffusa nella ex Unione sovietica, vera e propria forma di circolazione sotterranea di letteratura anonima. Nella nostra epoca si è formalizzato il rapporto tra pubblico e privato di ognuno. Nella nostra società italiana, a differenza di società più apertamente laiche, resta una indistinzione tra le due sfere, retaggio in qualche misura della forma “confessionale” e della pratica diffusa della doppia morale: vizi privati e pubbliche virtù. Ma un’altra specificità, molto meridionale, è l’aver sentito le istituzioni statuali come prevaricazione non dell’individuo ma di certo spirito di clan, legato a retaggi antimoderni e di familismo amorale. Jurgen Habermas ha definito “l’agire comunicativo” come forma decisiva e fondante lo statuto della forma democratica, agire che avviene nella condivisione di norme procedurali cui si contrappone, come forma di resistenza non “razionale”, l’agire strumentale che tende a porre l’interlocutore, di qualsiasi natura esso sia, in una forma di asservimento e di soggezione. Vi è da sottolineare un aspetto della contemporaneità legato ai cambiamenti degli ultimi decenni dovuti alla diffusione dei mezzi di informatizzazione sociale, ed in particolare di Internet. C’è una discussione anche forte sul principio della libertà di parola e di anonimato che percorre la rete, come fattore proprio della forma democratica e di uso diffuso di questo mezzo. Le motivazioni alla base di ciò sono diverse e addirittura, come recita una sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti del 1995, deve essere garantita la tradizione di dissenso e di libera espressione in quanto :”l’anonimato è uno scudo dalla tirannia della maggioranza”. Sappiamo anche che per fini nascosti le lettere anonime vogliono delegittimare e intimidire spesso chi cerca di affermare, anche attraverso il proprio “ufficio” norme e costumi validi socialmente. E’ solo una coincidenza che quando in tanti erano analfabeti il numero delle lettere “sine auctore” fossero sicuramente meno. La calunnia però era diffusa ugualmente e, come recita il “barbiere di Siviglia”, come un venticello, “sibillando va scorrendo…nelle orecchie della gente….alla fin trabocca e scoppia”. Erano tempi migliori? Ogni epoca ha il suo dire e, con esso, le forme che si merita.