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giovedì 4 febbraio 2010

Oria: si ritorna a parlare di ricerca di petrolio nel sottosuolo.

Ricordate? Due anni fa ho riportato un articolo di stampa che parlava di una probabile ricerca di idrocarburi nel nostro sottosuolo autorizzata dal Governo della nostra regione. Che io sappia nessuna forza politica sia locale che a qualsiasi livello sovraordinato si è mai opposta a tale decisione forse perché nessuno riteneva una disgrazia una eventuale presenza di petrolio nel nostro sottosuolo. Ieri in un comunicato stampa il PDL - Coordinamento regionale - , scrive "....territori in cui forse qualcuno avrebbe dovuto far sentire meglio la propria voce autorevole".
La cosa mi ha molto incuriosito e mi sono posto questa domanda: "Chi sarebbe questo qualcuno che non ha fatto sentire la sua autorevole voce? Forse parlamentari della zona (compresi quelli del PDL) ..... di nostra conoscenza?". Qui di seguito il testo di detto comunicato stampa:
“All’evidente fine di evitare il confronto su quel che ha fatto e non ha fatto alla guida della Regione in un fallimentare quinquennio, Vendola si sta rifugiando su tematiche immaginifiche, se non metafisiche, quali il nucleare, il petrolio e la privatizzazione dell’acqua.
Con riferimento al nucleare egli finge di dimenticare che il centrodestra ha votato una legge regionale nella quale si subordina, per quanto riguarda la Puglia, ogni decisione al consenso esplicito e preventivo delle popolazioni interessate. Quanto al petrolio la Regione, con le delibere n. 131, 133, 134, 135, 136 del 12.2.2008 firmate proprio da Vendola, ha concesso permessi di ricerca di idrocarburi nei territori di Erchie, Torre S.Susanna. S.Pancrazio Salentino, Francavilla Fontana, Oria e Villa Castelli, territori in cui forse qualcuno avrebbe dovuto far sentire meglio la propria voce autorevole.”

sabato 12 aprile 2008

E COSI' DIREMO ADDIO AL PETROLIO......

Dalla Gazzetta del Mezzogiorno dell’11.4.08. ALLA PUGLIA CINQUE MILIONI DI EURO PER I PRIMI DISTRIBUTORI DI IDROGENO. Accordo di programma. Il Ministro Pecoraro e l’economista Rifkin: “così diremo addio al petrolio” ROMA. La terza rivoluzione industriale potrebbe nascere in Puglia, dove sorgerà la prima rete al mondo di distributori di idro­geno per l'autotrasporto, prodotto in loco da fonti rinnovabili, sole e vento e che potrebbe essere realizzato in un anno. Una sperimen­tazione che farà della Puglia la California d'Italia, l'unico altro Stato in cui c'è un pro­getto analogo, anche se lì l'idrogeno viene prodotto in massima parte da idrocarburi, ed è quindi meno pulito. La mobilità sostenibile in Puglia è prevista da un accordo di programma siglato dalla Regione e dal Ministro dell'Ambiente Al­fonso Pecoraro Scanio, che lo ha presentato ieri con il professore americano Jeremy Rifkin, autore di “Economia a idrogeno” e pre­sidente della Foundation on Economie Trends. Con un investimento di 5 milioni di euro, 3 stanziati dal Ministero e 2 dalla Regione Puglia, verrà avviata la prima fase di stazioni di produzione e distribuzione di idrogeno verde, ma anche di idrometano, una miscela al 30% di idrogeno, «con produzione me­diante elettrolizzatori, con energia elettrica generata da impianti solari ad alta efficienza ed eolico a basso impatto visivo e sonoro», spiega Nicola Conenna, presidente dell'Università dell'Idrogeno H2U. Quest'ultimo è un ente no profit, con sede a Cala Corvino-Monopoli, che ha proposto il pro­getto e che attende il via libera del presidente Vendola per coinvolgere gli atenei pugliesi e concordare il luogo in cui dovranno sorgere i distributori di idrogeno che “potrebbero es­sere da 3 a 5, con 5mila euro di budget”. I veicoli a cella combustibile alimentati solo a idrogeno non sono ancora commer­cializzati dalle case automobilistiche, a parte costosissimi prototipi come la Fiat Multipla esibita in conferenza stampa, firmata dall'ILT Technology, azienda toscana che due anni fa ha prodotto il primo distributore di idrogeno a Collesalvetti, Livorno. Le auto omologate per essere alimentate a metano, 700mila in Italia, possono essere convertite ad idrometano con poca spesa e potrebbero rappresentare la soluzione nella fase di tran­sizione dal petrolio all'acqua, che ha come dead line il 2014, quando Rifkin prevede ci saranno i primi modelli di auto ad idrogeno per il grande pubblico. “Ma se intanto non si creano le infrastrutture per l'idrogeno, non entrano sul mercato le auto e non si riesce a rompere questo circolo vizioso”, sostiene Consoli, dell'Università dell'Idrogeno. Men­tre il ministro racconta che Vendola vor­rebbe creare un sistema di trasporto pub­blico ad idrometano che abbatterebbe no­tevolmente le emissioni di CO2 e degli ossidi di azoto. Rifkin, inoltre, ritiene che il nu­cleare non sia la soluzione per fermare i cambiamenti climatici, dal momento che “per passare dall'attuale 5% al 20% di pro­duzione di energia nucleare bisognerebbe costruire 3 reattori ogni 30 giorni nei pros­simi 60 anni, senza contare che sono obsoleti la metà dei 439 reattori attivi nel mondo”. Una posizione a cui si aggancia Pecoraro Scanio che avverte che “il Pdl vuole le cen­trali nucleari, il Pd non le esclude e quindi devono dire ai cittadini dove le vogliono rea­lizzare”.

giovedì 27 marzo 2008

PETROLIO NEL NOSTRO SOTTOSUOLO ???

Sbloccati i piani di ricerca, un comunicato del vicepresidente Luciano Mineo e del consigliere regionale Paolo Costantino
Nuove ricerche di petrolio in Puglia e Basilicata 22,75 milioni di euro l'investimento previsto secondo dati delle società petrolifere non a carico del Bilancio Regionale. La zona interessata è a cavallo tra Puglia e Basilicata, i Comuni pugliesi interessati sono Castellaneta e Ginosa ma sono previste altre ricerche sul Torrente Celone (Foggia), Monte Carbone (area tra Laterza, Ginosa, Santeramo, Altamura), area di Massafra e ManduriaLa notizia, pur con tutte le cautele del caso, è della massima importanza. L'Eni, l'Ente Nazionale Idrocarburi riavvia le ricerche petrolifere proprio nella zona in cui erano state abbandonate nel 1985. La notizia è stata illustrata in un comunicato congiunto del vicepresidente Luciano Mineo e del consigliere regionale Paolo Costantino.«L'area – si legge nel comunicato – interessa la foce del Fiume Bradano ed è estesa circa 31 ettari. Per la parte pugliese ricade nei Comuni di Ginosa e Castellaneta. La richiesta, inviata alla Regione e positivamente accolta, riguarda l'acquisizione ed il tracciato delle linee sismiche e sulla base della loro rielaborazione, l'ubicazione e il programma di perforazione del pozzo esplorativo. «È l'esito della Deliberazione di Giunta Regionale n. 131 del 12 Febbraio scorso. Va precisato che la stessa area era stata interessata in passato da un altro permesso di ricerca denominato “Lago del Lupo” che però non ebbe esiti positivi, facendo rinvenire solo tracce di mineralizzazione a gas, quindi quantità limitate di gas. Tutto questo in un periodo molto lungo, che va dal 1959 al 1985, con la perforazione di 5 pozzi da parte delle Società Agip e Spi. Ma nel 1985 il prezzo medio del barile era di 48 dollari (fonte Ansa). Da allora come tutti sanno le quotazioni del petrolio hanno fatto un ulteriore balzo, ora viaggiano a quota 108 dollari. Già nel Giugno 2005 l'Aspo, l'associazione per lo studio del picco del petrolio (il picco è l'equilibrio tra riserve di petrolio e domanda petrolifera) aveva rilasciato dichiarazioni, per cui lo stesso si sarebbe raggiunto nel 2007-2008. Dopo quella data, effettivamente l'offerta di petrolio è diminuita con i conseguenti ben noti rialzi. Parallelamente si sono affinate le tecniche di ricerca, non a caso l'investimento per cui l'Eni ha chiesto ed ottenuto l'autorizzazione, prevede il rilievo di ulteriori linee sismiche, i cui dati permettono di stabilire perlomeno in linea di massima la natura dei materiali incontrati per mezzo di studi geologici e geofisici. «L'intero investimento, diviso in tre sottoprogetti, l'uno conseguente all'altro, prevede 1) la rielaborazione di 230 chilometri di linee sismiche per una spesa di 103.000 €, 2) il rilievo di altri 100 chilometri di linee sismiche mai acquisite (1.033.000 €) ed infine 3) la perforazione entro quattro anni di un pozzo esplorativo per 2.582.000 €. La profondità di quest'ultimo è ipotizzata in 2.500 metri e si cercherà gas oltre naturalmente al “tema ad olio”. Il totale dell'investimento previsto dalla società petrolifera è di 3,75 milioni di euro. Ma questa non è l'unica novità. «In realtà le aree dove si cercherà sono molto più vaste. Riguardano 1) la concessione di coltivazione idrocarburi “Torrente Celone”, sei chilometri a sud della città di Foggia in zona Masseria Sipari (gas) con delibera n. 133 del 12 Febbraio scorso, 2) il permesso di ricerca idrocarburi nella zona di “Monte Carbone”, a cavallo tra le province di Bari, Taranto e Matera che interessa i comuni pugliesi di Altamura, Santeramo, Laterza e Ginosa e prevede entro tre anni lo scavo di un pozzo esplorativo della profondità di 4.000 metri, spesa prevista 6,35 milioni di euro, con delibera n. 134 del 12/2/2008, 3) il permesso di ricerca denominato “Manduria” che con un area di 95 ettari e un costo di 6,32 milioni di euro interesserà un'area mai stata oggetto di esplorazione petrolifera riguardante le province di Taranto, Brindisi e Lecce (delibera di Giunta regionale n. 135 del 12/2/2008) e infine il permesso di ricerca denominato “Massafra” che con una area di 99 ettari, un investimento previsto di 6,35 milioni di euro e 14 comuni interessati tra le province di Bari, Taranto e Matera ricomprende tutta l'area occidentale della provincia di Taranto includendo ancora una volta Ginosa, Laterza, Altamura e Santeramo oltre ad Acquaviva, Gioia Castellaneta, Mottola, Palagianello e Palagiano non annoverati nei precedenti permessi di ricerca.«Nel caso del permesso denominato “Manduria” sono addirittura 30 i Comuni interessati, in particolar modo quasi tutti i comuni ricompresi nel versante orientale della Provincia di Taranto, capoluogo compreso (Manduria, Maruggio, Avetrana, Crispiano, Statte, San Giorgio, Monteiasi, San Marzano, Sava, Grottaglie, Carosino, Monteparano, Torricella, Lizzano, Faggiano, Rocca Forzata, Fragagnano, Montemesola. Tra i Comuni di Brindisi e Lecce vi sono San Pancrazio Salentino, Francavilla Fontana, Oria, Villa Castelli, Erchie, Torre S. Susanna, Porto Cesareo, Salice Salentino e Nardò. «I 4 pozzi esplorativi tutti di profondità compresa tra 2.500 e 4.000 metri saranno assoggettati a specifica intesa, valutazione ambientale e verifica di compatibilità con il Pai, il Piano di assetto idrogeologico». Sono stati decisi e sbloccati importanti piani di ricerca che potrebbero portare ad inattese scoperte. Ne comunicato si fa notare che se «ciò da un lato ci induce a sperare, dall'altro non deve fare abbassare la guardia. L'annuncio di questi investimenti corposi è un dato positivo in sé, la Puglia potrebbe addirittura configurarsi a nuovo Texas d'Europa ma questi sono solo dati futuribili, peraltro relativi a fonti fossili di incerta entità ed esistenza». Ma il clima elettorale non risparmia nulla ed è facile polemizzare sul contrasto fra petrolio e rinnovabili, infatti i due esponenti di centrosinistra puntualizzano subito: «Noi sappiamo, al di là delle sortite elettorali dei colleghi di minoranza, quanto questo Governo regionale di centrosinistra ha fatto e continuerà a fare per le energie alternative. La eventuale scoperta di giacimenti fossili può aprire nuovi scenari, sarà magari un piacere ricordare che questi assensi sono stati firmati dal Presidente Vendola con una Giunta di Centrosinistra».(27 Marzo 2008) Fonte: ww.vglobale.it