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sabato 14 gennaio 2012

ORIA E "LA BENEDIZIONE DEI VESCOVI SEMERARO" (a cura di Bruno Viapiana, già presidente del consiglio com/le)

(foto tratta da www.oritano.it)

Ritengo di notevole importanza (e meritevole di essere tramandato ai posteri) il contenuto di questo articolo in relazione a quanto è accaduto negli anni scorsi in Oria, per questioni politico-amministrative relative a "interessi" della locale Curia.
Stralcio del verbale di consiglio comunale del 31.5.2005. Punto 1)- dell'Odg: "Centro Socio Culturale di S. Cosimo alla Macchia e Santuario SS. Medici: approfondimenti - discussione ed eventuali determinazioni".

Consigliere VIAPIANA:

Signor Sindaco, signor Presidente, signori Consiglieri,
"La Benedizione dei Semeraro". Con questo titolo, civilmente ironico, mi piacerebbe pubblicare il testo del mio discorso odierno.

Nella storia contemporanea della Diocesi di Oria due vescovi si sono particolarmente distinti per la loro fervida devozione ai Santi Medici e per la loro distaccata sollecitudine nella cura del Santuario "alla Macchia".
I nomi delle due episcopali Eccellenze sono Alberico Semeraro, di Martina Franca, vescovo della nostra Diocesi dal 1947 al 1978, e Marcello Semeraro di Monteroni, qui vescovo dal 1998 salvaguardia 2004. Ambedue hanno fatto parlare di sé, quanto nella sfera ecclesiastica, tanto in quella civile.
Alla fine del suo lungo Vescovato, tra il 1977 ed il 1979, Monsignor Alberico Semeraro fu duramente contestato da quattro Sacerdoti della Diocesi Oritana - tutti e quattro oggi viventi - che fecero stampare presso una tipografia manduriana un "Foglio", in quattro grandi pagine col titolo "La verità sul Santuario di San Cosimo alla Macchia".

Questo "Foglio" conteneva notizie precise e documentate, in base alla quali si criticava puntigliosamente la condotta del Vescovo, accusato di interesse privato nell'Amministrazione del Santuario (per non parlare dell'Affare Montalbano). Ho la prova di ciò che ho detto. Ho qui con me la fotocopia del "Foglio" stampato a Manduria per conto della Direzione del Santuario di quel tempo.

giovedì 12 gennaio 2012

CARI ORITANI, ABBIAMO FORSE DIMENTICATO CHE ABBIAMO DEI DIRITTI REALI SULLA STRUTTURA EX SEMINARIO PRESSO IL SANTUARIO DI SAN COSIMO???

.......
ISTANZA AL SINDACO
art. 70 ter dello Statuto del Comune di Oria

Il sottoscritto ARPA Francesco, titolare dei diritti di partecipazione previsti nello Statuto del Comune di Oria e, segnatamente, nell'art. 70 ter,

Preliminarmente lamenta di non aver mai ricevuto un solo rigo di risposta alle varie istanze inoltrate alla S.V., sempre a mezzo PEC ed ai sensi del surrichiamato articolo dello statuto comunale;

PREMESSO:

-di essere a conoscenza dell'esistenza presso il Santuario di San Cosimo alla macchia di una imponente struttura un tempo adibita a seminario vescovile. Di essere altresì a conoscenza che detta struttura venne realizzata a partire dalla fine degli anni 80, per volere dell'allora vescovo Mons. Armando Franco. I lavori, che si protrassero per molto tempo, furono possibili grazie al contributo di migliaia di fedeli e a cospicui finanziamenti pubblici che fu possibile ottenere grazie all'interessamento dell'allora amministrazione di centrosinistra (1993-2001) guidata dal sindaco Ardito. In cambio il Comune di Oria avrebbe goduto nel tempo di alcuni diritti reali sulla struttura ed in particolare avrebbe potuto utilizzare direttamente o far utilizzare gratuitamente ad associazioni locali il teatro e gli impianti sportivi (campo di calcio ed altro).

Di essere altresì a conoscenza che il 12 dicembre 2004 l'allora vescovo Marcello Semeraro prima di partire per Albano Laziale, sua nuova sede, sottoscrisse con la società "Madre Teresa srl" di Torre Santa Susanna (nata venti giorni prima) un contratto di cessione trentennale di detto immenso seminario, ceduto in affitto con un canone che all'epoca lasciò i più esterrefatti: 83 euro al mese, da adeguare nel tempo;

CONSIDERATO:
- di aver messo piede per la prima volta in detta struttura nella serata del 10 gennaio corrente, in occasione della presentazione del libro del dr. Colizzi e di aver sentito con le proprie orecchie il regista Gino Cesaria, animatore della serata, ringraziare pubblicamente il direttore della Casa Protetta Madre Teresa per la gentile concessione del teatro;

CHIEDE:
- alla S.V. di conoscere se codesta Amministrazione è a conoscenza dell'esistenza dei predetti diritti reali a favore del Comune (e quindi della collettività oritana) ed in caso di risposta positiva si chiede di informare adeguatamente la cittadinanza, almeno tramite una comunicazione attraverso il sito internet istituzionale, affinchè le associazioni interessate possano farne richiesta (del teatro e/o delle strutture sportive), stante la mancanza di analoghe strutture di proprietà comunale in città.

Nel ringraziare si porgono distinti saluti.

Oria, lì 12 gennaio 2012

F. Arpa

martedì 7 settembre 2010

"Chiavi di ricerca" utilizzate quotidianamente da qualcuno per arrivare a questo sito.

Ogni giorno, immancabilmente, qualcuno si collega a questo sito dopo aver immesso in Google la chiave di ricerca "ARPA ORIA VESCOVO SEMERARO".
Due sono le ipotesi:
-curiosità per eventuali articoli sul vescovo Marcello Semeraro, attuale vescovo di Albano Laziale, già vescovo di Oria;

-curiosità per eventuali articoli sul defunto vescovo Alberico Semeraro.
Personalmente mi sono fatto un'idea. Trattasi sempre della stessa persona che mi tiene sotto "stretta sorveglianza" su incarico di "qualcuno". E quando penso a queste cose inevitabilmente il mio pensiero vola al giorno in cui un tizio mi disse: "Fai attenzione......"

giovedì 10 giugno 2010

Opuscolo commemorativo della morte del vescovo Alberico Semeraro.

Cliccate sull'immagine per scaricare in formato .pdf l'opuscolo pubblicato in occasione della Commemorazione del 10° Anniversario della morte del vescovo Alberico Semeraro. Prossimamente pubblicherò altro contenuto di quel famoso foglio informativo dal titolo "La verità sul santuario....."!
Cliccare QUI per articolo precedente in questo sito, strettamente correlato.

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martedì 8 giugno 2010

LA VERITA' sulla figura del vescovo Alberico Semeraro.

LA VERITA' sulla figura del vescovo Alberico Semeraro, forse, non è tutta quella che traspare dagli scritti presenti nell'opuscoletto pubblicato in occasione del 10° anniversario della sua morte, celebrato in Oria il 31 maggio scorso.
All'interno di detto opuscoletto, reperibile nelle chiese oritane, troverete degli scritti a firma: (in ordine di impaginazione) dell'attuale vescovo di Oria Mons. Vincenzo Pisanello, del Cardinale emerito Salvatore De Giorgi, di Mons. Giovan Battista Pichierri, arcivescovo di Trani-Barletta-Bisceglie, di Mons. Domenico Caliandro, vescovo di Nardò-Gallipoli. Me ne guarderei bene dall'accusare di ipocrisia i predetti alti prelati. Comprendo che a causa del Loro status non potevano non scrivere ciò che hanno scritto. Comprendo anche che a causa del Loro status alcuni sacerdoti che hanno partecipato alla funzione religiosa ed hanno dato il Loro contributo per la realizzazione del "Dipinto ad olio raffigurante il vescovo commemorato, opera dell'artista Eriberto Pasanisi", non potevano comportarsi diversamente nonostante sono stati acerrimi accusatori del vescovo Alberico Semeraro. Con questo mio articolo intendo rispolverare certe notizie del passato, non per desiderio di dissacrare e gettare nel fango la personalità di un vescovo deceduto, ma per amore della ricerca storica e della verità. Il termine "10° Anniversario" mi ha fatto volare con la mente alla normativa nazionale sulla toponomastica, in base alla quale non può essere denominata una via con il nome di un personaggio defunto, se prima non sono trascorsi dieci anni dalla sua morte. Sarei curioso di sapere le motivazioni date dal Legislatore a detto arco temporale. Azzardo delle ipotesi: - forse dieci anni è un periodo di tempo ragionevole per verificare se nella cittadinanza è vivo il ricordo di una persona che ha dato lustro alla città? Forse perché dopo dieci anni è facile perdonare al defunto qualche marachella commessa quando era fra i vivi? Ho scritto "amore della ricerca storica e della verità". Ed è proprio "LA VERITA' SUL SANTUARIO DI S.COSIMO ALLA MACCHIA DI ORIA" il titolo di un foglio unico edito nel 1979 a cura di alcuni sacerdoti di questa diocesi, in cui sono spiegate alcune marachelle di Mons. Alberico Semeraro, ivi compresa quella relativa a Parco Montalbano, oggetto del mio precedente articolo. Per il momento mi fermo qui e vi invito a leggere la successiva puntata..... prossimamente in questo mio spazio. Condividi con altri:AddInto

giovedì 3 giugno 2010

Riflessioni su ciò che ruota attorno al Santuario di San Cosimo e ai nomi di due vescovi aventi lo stesso cognome: SEMERARO.

La sera del 31 maggio come ben sapete ho partecipato nella Basilica Pontificia Minore di Oria alla Commemorazione del 10° anniversario della morte del vescovo Alberico Semeraro. Fra i vari vescovi ed arcivescovi presenti vi era anche Mons. Marcello Semeraro, attuale vescovo di Albano Laziale, nonché vescovo di Oria dal 1998 al 2004. In attesa che iniziasse la cerimonia sono stato avvicinato da un oritano che mi ha sussurrato certe cosette in un orecchio, ricordandomi storielle del passato. In questi giorni ho riflettuto e sto riflettendo ancora al fine di scrivere qualcosa che possa anche rimanere a futura memoria. Oggi vi indico alcuni particolari. 
Il quotidiano Senzacolonne in un articolo datato 15.11.2007 così scriveva sul conto del vescovo Marcello Semeraro: "E' la fine del 2004. Monsignor Marcello Semeraro è a capo della diocesi di Oria, ma sta per andare via. Per lui si sono spalancate le porte della diocesi di Albano. Un incarico di indubbio prestigio dal momento che nel suo territorio sorge la residenza pontificia di Castel Gandolfo. Prima di partire però, tra una valigia e l'altra, monsignore lascia un segno indelebile nella sua ormai "ex" Diocesi. Anzi, una firma. Il 12 dicembre 2004 sottoscrive con la società "Madre Teresa srl" di Torre Santa Susanna, nata venti giorni prima, un contratto di cessione trentennale dell'immenso seminario sito nel santuario di San Cosimo. Un complesso di monumentali dimensioni, edificato grazie contributi di migliaia di fedeli, che grazie a quella firma viene ceduto per almeno tre decenni alla novella società brindisina, per un affitto che lasciò all'epoca i più esterrefatti: 83 euro al mese, da adeguare nel tempo. Allora Sua Eccellenza scatenò il putiferio e le proteste quasi unanimi dei credenti."
Nel 2005 ai tempi dell'amministrazione Moretto si tennero ben 4 consigli comunali sull'argomento. Alla fine fu votato un documento con la presenza in aula di soli 11 consiglieri, dei quali 3 si astennero (sindaco, Pescatore e Stramaglia) e 8 votarono a favore (fra i quali Nicola D'Ippolito dell'opposizione) con il quale si stabilivano certe cosette. Si evitò di inviare il tutto alla Procura della Repubblica per un ripensamento dell'ultima ora. In questi giorni alcune "chianche" affermano che alcuni fra coloro che allora votarono a favore della proposta di non inviare gli atti alla Procura della Repubblica, si sono pentiti, in quanto a loro parere c'erano gli estremi per una tale azione. Non sono in grado di dirvi se ciò risulta a verità.
Vi trascrivo le ultime parole pronunciate dal consigliere Pescatore prima di astenersi dal voto, durante il consiglio comunale del 3 novembre 2005: "... hanno fatto anche in maniera che queste cose non venissero più a galla, io invece le voglio far venire a galla. Stavo dicendo, la verità è che noi stiamo parlando di un contratto - la definizione sarebbe un termine non appropriato in questa Assise - che sapete benissimo fatto con una società privata in termini di giorni, di ore, di minuti, da parte del vecchio vescovo andato via, di utilizzo di una struttura che è pubblica. Perché è vero che è proprietà della Curia ma è nata sotto una forma ed una prospettiva pubblica. E sotto questo aspetto ha avuto tutte quelle gratificazioni di concessioni di finanziamento, eccetera. È stato fatto un contratto veramente da schifo (utilizziamo questo termine) in cui gli stessi personaggi influenti della Curia - credo che sia noto a tutti - si sono vergognati. Noi qua stiamo parlando e stiamo bisticciando tra di noi, a quale titolo, se ci sono movimenti all'interno della Curia che hanno creato situazioni, commissioni di inchiesta; ci sono una serie di cose che sono avvenute e che stanno avvenendo, che stanno discutendo all'interno della Curia su quello che è stato l'oggetto di quel contratto? Ma noi possiamo veramente far passare questo contratto, questa situazione, come una cosa bella per Oria? È una cosa schifosa per Oria. Quale prospettiva hanno i giovani di Oria o non di Oria? Ma di che cosa stiamo parlando? Questa società Santa Madre Teresa di Calcutta (...), ma quali prospettive possono avere quando questa è stata capace di fare un contratto per 200, 400 euro nella struttura di quel genere, cioè con questo imbroglio? Ma come potrei io lavorare per una società che ha già imbrogliato, nel momento in cui ha posto la firma su quel benedetto contratto, dove c'è un falso su tutto. Riconduciamo in termini di carattere amministrativo e facciamo sicuramente le nostre indagini, tutto quello che dobbiamo fare, ma non creiamo una situazione cancrenosa all'interno di questa struttura comunale che, certamente, se la potessimo paragonare rispetto alla struttura della Curia, quello che è successo e che succede nella Curia, noi saremmo forse tra i più puliti nel mondo. Tra le persone più pulite, questo ente sarebbe tra gli enti più puliti, più lineari e più belli rispetto a loro. Riconduciamola in questi termini e però, altrimenti noi non abbiamo la funzione che abbiamo, dobbiamo assolutamente chiedere che venga, non fatta una cosa per Oria, io non sono d'accordo su questo, che venga fatta una cosa chiara; che le situazioni siano chiare; che quel contratto - perché di questo dobbiamo parlare - venga stracciato. Di quello dobbiamo parlare. Quel contratto, che è un contratto falso, venga stracciato. È un contratto che non dà assicurazione ai giovani, siano essi di Oria che di altri paesi. Su queste cose dobbiamo discutere e credo che su questo veramente ci sia da ragionare e da discutere. "

FINE PRIMA PUNTATA. Segue.....
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giovedì 15 gennaio 2009

Stato, Chiesa, Vescovi e vergogna "ENFITEUSI"

A proposito di Oria & i suoi Vescovi..... lo sapevate che Monsignor Marcello Semeraro, già vescovo di Oria ed attualmente a capo di una delle diocesi più importanti e ricche d'Italia, Albano Laziale, è sotto le luci dei riflettori perchè nel 2006 ha inziato a chiedere ai cittadini residenti in quella diocesi onerosi pagamenti di canoni enfiteutici arretrati?
Approfondimenti: A) - B) - C) -------------------------- Stato e Chiesa, la vergogna Enfiteusi
Tematiche affini, seppur differenti nel loro senso più stretto. Vago da un argomento all’altro, magari nello stesso articolo. Lo spaziare è il più fedele compagno di viaggio del mio scrivere. Identifica me stesso e i miei modi di fare e di pensare. Vagare… quasi per scusa, come a spiegare un qualcosa di cui non ci sarebbe nulla da spiegare. Esprimo il mio credo: credo in Dio. Esprimo il mio scetticismo: non credo molto nella Chiesa di oggi. Credo fermamente nell’entità ubiquitaria, in tutte le sue accezioni. Rimango perplesso di fronte a parte della Sua istituzione terrena e a parte delle persone che la animano e danno forma ad essa. Ai piani alti? Si, forse, non saprei, di sicuro anche ai piani bassi. Scetticismo che probabilmente discende dal mio essere ignorante, o da credente teoricamente debole. Cresco a livello adolescenziale presso un istituto di Padri Giuseppini, la mia scuola superiore confina con la Villa Papale di Castel Gandolfo. E’ quasi inglobata in essa. In quell’istituto, il San Leonardo Murialdo, a quei padri, ai laici/professori, ai compagni, sono legato da anni e ricordi stupendi in un contesto unico. Atmosfera, iniziative, spirito umano, relazioni… valori da tramandare ai posteri seppur con qualche correttivo data la velocità “evolutiva” del mondo. Già, perché a causa di quella velocità poi accade qualcosa, una parte del tutto si rompe, subentra l’università, non so, mi scontro..... (continua su: http://www.wikio.it/article/30318190)