Visualizzazione post con etichetta Pino Guida. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Pino Guida. Mostra tutti i post

giovedì 1 settembre 2011

PARENTESI POETICA A CURA DI PINO GUIDA (ad Oria un tempo era così)

.........
Dignità (tratto dal libro -Il piccolo "Pitatedda"- di Pino Guida)
Ero molto importante
in tempi lontani:
le braccia alla vita,
un cappello di legno,
provvedevo ai bisogni
della povera gente,
di ricchi sfondati,
di fanciulli innocenti.

Ogni posto era adatto
per stare tranquillo:
uno stipo con tenda;
un angolo buio;
il sotto d'un letto
di paglia o di crine.
Gentile compagna
una ruvida pezza.

Acuto "profumo"
ogni giorno diverso.
Riempirsi con gioia
e grande piacere.
Aspettare con ansia
che una tromba stonata
nunziasse l'arrivo
dell'amata "Carrizza".

'Un giorno, un signore,
d'oltre la Manica,
ebbe un'idea
davvero geniale:
aiutato, peraltro,
dal veloce progresso,
ideò un oggetto
di bianco smaltato.

Quanto riguardo...!
Quanta attenzione...!
Acqua corrente
e scarico pronto.
Usato con garbo
e delicatezza...
con tanti piani
di ....."morbidezza".

Ora che il tempo
dà una ragione
a tutte le cose,
riposto per merito
son nel grande museo
o costretto a guardare
il buco di un vaso
di piante... carnose.

Nessun disconosca
la mia "dignità":
non rinnego per niente
il trascorso passato.
Non piango, non rido,
ma resto per sempre
l'amico fraterno...,
l'amato "Don Peppo".

Pino Guida


Poesia correlata: cliccare QUI.

giovedì 31 dicembre 2009

Parentesi poetica. Omaggio al poeta Pino Guida.

Corso Umberto
Nei tempi passati
una via tranquilla,
operosa e vitale,
con tante comari.

Una vecchia bicocca
che casa non era:
un letto di paglia
nella buia spelonca,
in mezzo alle botti
di vino moscato.



Un negozio di armi;
un barbiere all'antica,
tagliava i capelli,
cantando l'Aida.

Esposti all'aperto:
frutta e verdura,
agnelli e salsiccia,
a far da richiamo,
con mosche contente
di far sempre festa.

Un piccolo vano
con tanto profumo,
pieno di rose,
garofani e gigli.

Una scala di pietra;
un terrazzo fiorito:
una donna in attesa
del frutto d'amore.

Un sarto gentile,
intento a cucire
vestiti e stendardi
per dame e per fanti,
parlando all'amico
che vende giornali.

Sotto un palazzo
a sinistra del Corso,
usciva il profumo
del pane già cotto:
un uomo sfornava
i grossi panetti,
vestito di maglia
di lana caprina.

E' rimasto qualcosa
del Corso che era....?

Locali lasciati
al degrado ambientale;
un vecchio ottantenne
incapace di amare.

Una dama attemoata
ha perso l'ardore,
sposando alla fine
il suo unico amore.

Una vecchia zitella;
una donna depressa
in cerca del niente
che mai troverà.....

Una mamma che vive
nel palazzo dorato,
crescendo una bimba
avuta per caso.

Un negozio che vende
profumi in bottiglia;
due studi di ingegno,
un bar che non c'è.

una palma avvizzita
rimpiange la vita;
il sarto e il fornaio
riposano...."Là"...

E' sparito per sempre
il terrazzo fiorito.
E il frutto d'amore...?
Ha portato dolore.

martedì 22 dicembre 2009

Parentesi poetica.

Fra le varie cose che conservo in casa ho trovato una raccolta di poesie dell'oritano Pino Guida, dal titolo "Il piccolo Pitatedda - ricordi e realtà", realizzata tredici anni orsono.
Tutte bellissime le poesie.
Ho in mente di pubblicarle tutte ed inizio con la più lunga. Il titolo è: "Piazza Manfredi" (evidentemente com'era nei ricordi dell'autore, forse, circa 40-45 anni addietro).
Piazza Manfredi
Seguendo la via
che viene dal mare,
passando attraverso
una porta trionfale,
si trova uno spiazzo
di pietra che vive.


A destra e a sinistra,
girando lo sguardo,
vedo un barbiere
intento a pensare:
un figlio giurista
ed un altro da amare.

Una nuvola strana
di mosche ronzanti
attira il passante:
uomini rudi,
corrosi dal sale
dei frutti del mare.

Una "Luce" che tratta,
con pratica antica,
farina di grano
e carne arrostita:
il tutto annaffiato
con rosso paesano

Accanto alle stoffe
e corredi nuziali,
un "Leone" che guarda,
all'interno del quale
sciroppi e decotti
guariscono i mali.

Un piccolo vano
con carne bovina.
Un angolo pieno
di piccole cose
del piccolo Alfonso
dal fare noioso.

Su una vendita mista
di sale e tabacchi,
una scala mi porta
a vedere illusioni:
una candida tela
e tante emozioni.

Un Biagio, che è Santo
per gole arrochite,
nel piccolo Tempio
lasciato al degrado,
chiuso da sempre,
mai restaurato.

Tre vani di porta
uguali e perfetti:
su uno di questi
il padre di Tito
vende bottoni,
cravatte e calzini.

Un signore gentile,
dal barbaro... nome.
Un ufficio attrezzato
a vedere nel buio
cambia agli utenti
i lumi a petrolio.

Il nonno di Beppe,
all'angolo opposto,
ripara la voce,
immagini e suoni,
in tempo reale,
a scatole strane.

Un grande locale,
che sembra una botte:
"Pulcinella" vi serve
i mezzi e i quartini.
Al numero tredici:
ancora un barbiere.

Dietro un bancone
di buon "mascularu",
cinque gradini
di pietra scolpita:
un litro di asciutto
annebbia la mente.

In testa ha un sarto
la falce e martello:
aspetta, paziente,
che il figlio, un domani,
possa essere il primo
reggitor del paese.

Mi attira Giuseppe
con gelati al limone,
la panna con strega
e piccole essenze;
la pallina in bottiglia
a frenare la spuma.

Il fratello Luigi
ama i cani, la caccia,
e... le donne conquista.
Nel retro, nascosta
dall'aroma invitante,
la polvere... spara.

Oggetti per fumo:
per figlie tre rose
da ornare un... "giardino".
A fianco quel tale
la gamba sinistra
alla Patria ha donato.

I frutti di terra
raccolti al mattino;
i prodotti sudati
della spiga matura;
un cane randagio
in attesa dell'osso.

Cala la sera...
La notte cammina...:
silenzioso mi siedo
sul tondo scalino
e guardo, lontano,
quel Cristo che tace.

Pino Guida